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La Svizzera dovrà pagare la disoccupazione dei frontalieri? Cosa sta facendo il Consiglio federale per evitarlo?

17.3033 · Interpellanza · 2017-03-01

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

La Commissione europea vorrebbe cambiare le regole del gioco a proposito della disoccupazione dei frontalieri. A pagare, secondo la "nuova versione" comunitaria, dovrebbe essere lo Stato in cui il frontaliere ha lavorato l'ultimo anno, e non più (come ora) quello di residenza.

Oggi infatti gli oltre 314 000 frontalieri che lavorano nel nostro Paese pagano i loro contributi in Svizzera, ma ricevono le indennità dallo Stato di residenza. In cambio la Svizzera versa ai Paesi di residenza dei frontalieri un indennizzo pari a tre mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno o a cinque mesi per chi ha lavorato di più.

Il cambiamento di paradigma ipotizzato dalla Commissione UE avrebbe conseguenze estremamente pesanti per la Svizzera, con costi di svariate centinaia di milioni di franchi all'anno a carico della Confederazione.

I Cantoni con molti frontalieri - in prima linea il Ticino dove è attivo oltre il 20 per cento del totale dei frontalieri presenti su territorio nazionale - si troverebbero confrontati con la necessità di potenziare in modo importante gli URC, facendosi carico dei rispettivi costi aggiunti. Oltretutto, i frontalieri si iscriverebbero in massa agli URC, beneficiando così delle misure decise dalle Camere federali nell'ambito della (non) applicazione dell'iniziativa "contro l'immigrazione di massa".

Chiedo al Consiglio federale:

1. Come valuta il cambiamento delle regole del gioco ipotizzato dalla Commissione europea in materia di disoccupazione dei frontalieri?

2. Cosa sta facendo in concreto per contrastarlo?

3. È sua intenzione avviare un dibattito interno alla Svizzera sul tema?

Stellungnahme des Bundesrates

Il 13 dicembre 2016 la Commissione europea ha proposto una nuova normativa sulla competenza in materia di indennità di disoccupazione versate ai frontalieri. Il dossier deve ancora passare al vaglio di una procedura legislativa interna all'Unione europea. Concretamente, il Consiglio e il Parlamento europei dovranno deliberare sulla proposta e adottarla. Attualmente, dunque, non è possibile sapere se il progetto sarà effettivamente adottato nella sua versione attuale, né quando.

La proposta della Commissione prevede una revisione della normativa dell'Unione sul coordinamento della sicurezza sociale in materia di libera circolazione delle persone. Per quanto riguarda le relazioni tra la Svizzera e l'UE, questo coordinamento è disciplinato nell'allegato II dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC).

Secondo l'ALC, qualora una parte contraente desideri un riesame dell'Accordo o dei suoi allegati, deve presentare una proposta a tal fine al Comitato misto (art. 18 ALC).

L'eventuale inserimento di nuove regole nell'allegato II ALC deve essere approvato dal Comitato misto, che è composto su base paritetica di rappresentanti delle parti contraenti e prende le proprie decisioni all'unanimità. Senza il consenso della Svizzera, nessuna nuova regola può essere inserita nell'allegato II ALC.

In funzione della sua portata, un adattamento dell'allegato II ALC è subordinato all'approvazione, a livello nazionale, del Consiglio federale o del Parlamento.

Il Consiglio federale sta seguendo attentamente la situazione e ne sta valutando le possibili conseguenze per la Svizzera.

Risposta del Consiglio federale.