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17.3061 · Interpellanza · 2017-03-06

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Più di cinque anni fa, gli Stati Uniti e l'Unione europea hanno applicato sanzioni economiche contro il governo siriano. In seguito le sanzioni sono state progressivamente inasprite e oggi sono talmente ampie da non riguardare più soltanto il governo siriano. La Svizzera ha aderito alle misure dell'UE il 18 maggio 2011, adottando in questo modo un programma di sanzioni che mette in questione la tradizione umanitaria e la neutralità del nostro Paese.

Le sanzioni puniscono tutto il popolo siriano, che è così costretto a pagare per le azioni del suo governo, e provocano forse altrettanti morti, distruzione e profughi di quanti ne provoca il conflitto armato.

Dal rapporto interno "Humanitarian Impact of Syria-Related Unilateral Restrictive Measures" (conseguenze umanitarie delle misure restrittive unilaterali contro la Siria) commissionato dall'ESCWA, la Commissione economica e sociale dell'ONU per l'Asia Occidentale, emerge che le sanzioni complicano le forniture umanitarie e hanno ripercussioni economiche disastrose per la popolazione. Non hanno portato nessun miglioramento per il popolo siriano, anzi: sempre più elementi indicano che hanno ampiamente contribuito al deprezzamento della valuta siriana, alla disoccupazione, al crollo del sistema sanitario pubblico e quindi all'emigrazione di massa verso l'Europa e i Paesi vicini. Per questo l'utilità delle sanzioni economiche andrebbe esaminata insieme agli effetti sulla popolazione civile.

Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. Il Consiglio federale è disposto a valutare da un lato la nostra tradizione umanitaria e dall'altro gli obiettivi a cui mirano le sanzioni? Quale dei due ha più peso a suo avviso?

2. Se le conseguenze umanitarie non dovessero essere prese in considerazione: perché?

3. Che cosa ne pensa di un esame periodico sistematico della politica svizzera in materia di sanzioni, che tenga conto delle conseguenze umanitarie per la popolazione civile siriana, e di una pubblicazione dei risultati di questo esame?

Stellungnahme des Bundesrates

1./2. Per il Consiglio federale è fondamentale che siano evitate le conseguenze umanitarie negative delle sanzioni. Pertanto, all'inizio del millennio, la Svizzera si è adoperata nel processo di Interlaken affinché fossero introdotte sanzioni più mirate ed efficaci. Di conseguenza, oggi in genere vengono applicate solo le "smart sanctions", ossia sanzioni dirette contro singole persone, imprese o organizzazioni, per esempio contro l'establishment politico e militare o contro il commercio di determinati beni strategicamente importanti. Le sanzioni mirate devono possibilmente colpire in maniera diretta le persone alle quali sono rivolte e proteggere la popolazione civile dalle conseguenze negative. In linea di principio, i beni umanitari, per esempio generi alimentari e farmaci, non sono mai oggetto di sanzioni.

La preoccupazione di evitare ripercussioni negative sulla popolazione civile rientra sempre nelle considerazioni e nella valutazione degli interessi in gioco da parte del Consiglio federale quando deve decidere sull'adesione della Svizzera, in un caso concreto, alle sanzioni inflitte dai suoi partner commerciali più importanti (in questo caso dall'Unione europea contro la Siria). In parte questa valutazione si basa su criteri di politica estera - tra cui criteri umanitari e di neutralità - nonché su criteri di politica economica esterna e su criteri giuridici.

Il 18 maggio 2011 il Consiglio federale ha emanato un'ordinanza concernente alcune misure contro la Siria, adottando in tal modo le sanzioni decise dall'Unione europea dopo lo scoppio della crisi. La Svizzera ha reagito così alle gravi violazioni dei diritti umani commesse nel Paese, in particolare la violenta repressione della popolazione civile da parte delle forze armate e di sicurezza siriane.

Per proteggere la popolazione civile, l'ordinanza prevede una serie di eccezioni affinché gli aiuti umanitari possano essere forniti con meno ostacoli possibili. Il 10 marzo 2017, inoltre, il Consiglio federale ha deciso di allinearsi a quanto disposto dall'UE e di alleggerire ulteriormente le sanzioni in modo da semplificare la fornitura di aiuti umanitari.

3. Dare la colpa della grave situazione umanitaria in Siria in primo luogo alle sanzioni internazionali significa non tener conto di quanto sia precaria la situazione. La Siria è devastata da anni da una guerra civile che ha scosso il Paese e la sua economia dalle fondamenta, rendendo estremamente difficoltoso portare aiuto alla popolazione che soffre. A questo si aggiunge la presenza di numerosi gruppi armati non statali, in particolare del cosiddetto Stato islamico.

È evidente che in queste circostanze anche i processi economici risultino intralciati. Le imprese private svizzere, per esempio le banche e le imprese esportatrici, in genere sono caute quando si tratta di avviare affari con Paesi oggetto di sanzioni, e a maggior ragione se nel Paese in questione è in corso una guerra civile. Questo può far sì che determinate operazioni di finanziamento o di esportazione non vengano effettuate, anche se non rientrano tra quelle colpite dalle sanzioni.

Le sanzioni svizzere si iscrivono in un complesso insieme di misure internazionali (p. es. sanzioni più ampie di altri Stati o misure che mirano a impedire il finanziamento del terrorismo). Per questo motivo non solo sarebbe difficile, ma anche poco sensato considerare isolatamente eventuali effetti negativi delle misure svizzere. Un esame periodico della politica della Svizzera in materia di sanzioni dal punto di vista delle sue conseguenze umanitarie sarebbe pertanto poco utile.

Già oggi le difficoltà nel fornire aiuti umanitari alla Siria sono regolarmente oggetto di discussioni all'interno dell'amministrazione federale. La Svizzera svolge anche un ruolo fondamentale nella discussione internazionale sui possibili effetti negativi delle misure restrittive nei confronti della Siria. Il rapporto citato dell'ESCWA è stato finanziato dalla DSC e sono previsti altri studi volti ad approfondire questo tema. I servizi responsabili sono inoltre a diretto contatto con gli operatori umanitari e gli esportatori di beni umanitari (farmaci, generi alimentari, ecc.) per affrontare problemi specifici e trovare soluzioni concrete dalle quali possa trarre beneficio direttamente la popolazione civile siriana. La Svizzera tiene conto delle conclusioni pratiche e concrete a cui giungono questi studi e queste discussioni nel definire la sua politica in materia di sanzioni nei confronti della Siria. L'integrazione del 10 marzo 2017 dell'ordinanza intesa a facilitare la fornitura di aiuti umanitari ne è la dimostrazione.

Risposta del Consiglio federale.