17.3279 · Interpellanza · 2017-05-02
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Wortlaut
Gli organi d'informazione hanno riportato la notizia che i vertici dell'esercito starebbero valutando, o quanto meno non escluderebbero, la creazione della figura dell'imam militare, da affiancare ai cappellani cattolici e protestanti. Con l'ulteriore condizione che l'imam sia a disposizione anche di militi di altra fede religiosa.
Chi scrive non nasconde la propria totale contrarietà alla creazione dell'imam militare. Infatti, pressoché nulla si sa sui predicatori musulmani attivi in Svizzera: non si sa quanti sono, da chi vengono finanziati (soldi provenienti dall'estero per diffondere il radicalismo nel nostro paese?) né cosa predicano. A ciò si aggiunge che il Consiglio federale, nella sua presa di posizione sulla mozione 16.3330, rifiuta di aderire alle proposte in essa contenute: ossia emettere un divieto di finanziamenti esteri per luoghi di culto islamici ed imporre un obbligo di trasparenza sulla provenienza dei fondi a loro disposizione.
E' manifesto che l'istituzione dell'imam militare costruirebbe una tappa nel processo d'islamizzazione della Svizzera con la tattica del salame. Il presidente della Lega dei musulmani Ticino, ad esempio, ha di recente dichiarato in un'intervista che l'imam militare sarebbe un passo nella direzione del riconoscimento dell'islam come religione ufficiale in Svizzera (altra ipotesi cui lo scrivente è totalmente contrario).
Chiedo al lodevole Consiglio federale:
1. Quali sono le intenzioni del Consiglio federale in merito all'ipotizzata istituzione della figura dell'imam militare? Nel caso tale opzione fosse al vaglio di qualche gremio: è intenzione del Consiglio federale disporre che venga accantonata? Se no, perché?
2. Non ritiene il Consiglio federale che la creazione dell'imam militare comporti il rischio di diffondere la radicalizzazione nell'esercito, in particolare tra militi di origine straniera e magari di dubbia integrazione?
3. La creazione dell'imam militare si giustifica dal profilo del numero dei militi di fede musulmana?
4. Non ritiene il Consiglio federale che l'ipotesi di allargare il raggio d'azione dell' eventuale imam dell'esercito a militi di altre religioni non faccia che estendere il "terreno di caccia" per eventuali malintenzionati in cerca di seguaci istruiti all'uso delle armi d'ordinanza?
5. Qual è la posizione del Consiglio federale a proposito del riconoscimento dell'Islam come religione ufficiale in Svizzera?
Stellungnahme des Bundesrates
1./3. L'esercito è uno specchio della società. Si può pertanto ritenere che negli ultimi anni il numero di militari di fede musulmana sia aumentato. In virtù dell'articolo 31 della legge militare (LM; RS 510.10), i militari hanno diritto all'assistenza spirituale, indipendentemente dal loro credo. Questa assistenza incombe all'Assistenza spirituale dell'esercito, la cui attività è fondata sul principio dell'ecumenismo. Questo approccio ha mostrato la sua validità al di là delle barriere confessionali. Nel luogo in cui opera sulla base della sua incorporazione, il cappellano militare deve prestare un'assistenza spirituale a tutti i militari.
In tale contesto il Consiglio federale considera opportune le discussioni interdipartimentali sul modo con cui in futuro si intende gestire questa evoluzione e approva l'idea secondo cui, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, tutti i cappellani dell'esercito debbano:
soddisfare tutte le condizioni giuridiche vigenti,
accettare, nell'esercizio della loro funzione, le medesime condizioni quadro e i medesimi limiti dei cappellani dell'esercito attualmente in servizio.
Al riguardo, attualmente non sussistono le condizioni che permettono di reclutare un imam quale cappellano dell'esercito con il grado di capitano.
2. Per essere nominato al grado di capitano in seno all'Assistenza spirituale dell'esercito, occorre imperativamente aver seguito in Svizzera o in uno degli Stati limitrofi una formazione teologica riconosciuta, di preferenza presso un'università. Occorre altresì dar prova di indubbia lealtà nei confronti del nostro Paese e delle sue istituzioni, essere disposti a integrarsi nelle strutture dell'esercito e ad assistere spiritualmente tutti i militari, indipendentemente dalla loro confessione. Un imam che adempirà a tali condizioni non presenta il rischio di spingere dei militari a radicalizzarsi.
4. Le forze armate non costituiscono un terreno di reclutamento fertile per estremisti violenti. Da un lato, le condizioni da adempiere per prestare servizio quale imam/cappellano costituiscono già una barriera per gli eventuali reclutatori, dall'altro, le possibilità di smascherarli sono maggiori in un contesto militare che non in un contesto civile, il quale offre più opportunità di agire nell'anonimato. Inoltre, con il "Servizio specializzato per l'estremismo in seno all'esercito" l'esercito svizzero dispone di uno strumento efficace contro l'estremismo di matrice jihadista. Nel 2016, il Servizio ha sensibilizzato e formato più di 1000 quadri e collaboratori del Dipartimento federale della difensa, della protezione, della popolazione e dello sport. In quanto organo centrale, raccoglie e analizza gli indizi che gli vengono trasmessi, segnalando l'eventuale potenziale di violenza di una persona. L'esercito adotta in seguito misure preventive nel quadro delle possibilità legali esistenti (p. es. annullamento della chiamata in servizio o ritiro dell'arma).
Infine, occorre anche rilevare la capacità d'integrazione dell'esercito che da sempre ha dato buone prove, integrando tutte le diversità culturali e linguistiche della Svizzera.
5. Conformemente all'articolo 72 capoverso 1 della Costituzione federale, il riconoscimento di diritto pubblico di una comunità religiosa compete ai Cantoni. Il Consiglio federale non può pertanto esprimersi in merito.
Risposta del Consiglio federale.