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17.3302 · Interpellanza · 2017-05-04

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Vista la situazione attuale, chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:

1. Come valuta l'evoluzione del dossier dell'insegnamento delle lingue in Svizzera?

2. Conferma che, se venisse accolta definitivamente, la decisione di Turgovia renderebbe necessario un intervento della Confederazione per far rispettare la Costituzione?

3. Che cosa intende fare per evitare una decisione irreversibile?

4. Con quali altri mezzi è disposto a promuovere il plurilinguismo e gli scambi tra le regioni linguistiche?

Begründung

Il Gran Consiglio turgoviese ha votato una proposta che mira ad abolire l'insegnamento del francese nella scuola elementare e rimandarlo alla scuola secondaria. Il parlamento cantonale conferma così una decisione già presa nel 2015. Il voto finale avverrà in giugno, ma, a meno di un ritorno alla ragione dei deputati, la decisione sembra presa. Nei prossimi mesi inoltre, diversi altri Cantoni voteranno su iniziative popolari che propongono di sopprimere l'insegnamento del francese nella scuola elementare.

Queste proposte sono in contrasto con la strategia linguistica della CDPE e il processo di coordinamento tra i Cantoni. Ma sono soprattutto contrarie all'articolo 62 (capoverso 4 della Costituzione (approvato dall'86 per cento della popolazione nel 2006), che chiede un'armonizzazione del settore scolastico. L'articolo precisa che, se gli sforzi di coordinamento tra i Cantoni non permettono di armonizzare il settore scolastico per quanto riguarda l'età d'inizio della scolarità e la scuola dell'obbligo, la durata e gli obiettivi delle fasi della formazione, la Confederazione emana le norme necessarie. Il Consiglio federale ha dunque il dovere di intervenire in queste situazioni per far rispettare la Costituzione e la volontà popolare. Del resto ha già detto di essere pronto ad agire se non fosse stata trovata una soluzione coordinata e non venisse più insegnata alla scuola elementare una seconda lingua nazionale.

La posta in palio è alta. In gioco ci sono la coesione nazionale, la convivenza e il rispetto delle minoranze linguistiche. Rimettere in questione l'apprendimento delle nostre lingue nazionali significa mettere in pericolo i sottili equilibri sui quali si fonda la Svizzera.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale rimanda al progetto di revisione della legge federale sulle lingue nazionali e la comprensione tra le comunità linguistiche (legge sulle lingue; RS 441.1), posto in consultazione il 6 luglio 2016, e al comunicato stampa del 16 dicembre 2016 sui risultati della procedura di consultazione e sul seguito dei lavori.

Alle domande rivoltegli risponde come segue:

1. Il Consiglio federale attribuisce una grandissima importanza alla posizione delle lingue nazionali e all'armonizzazione dell'insegnamento delle lingue. Considerato quanto stava accadendo in vari Cantoni, nell'estate del 2016 aveva ritenuto concretamente minacciato l'obiettivo di un'armonizzazione regionale dell'insegnamento delle lingue nella scuola dell'obbligo. In questo contesto, il 6 luglio 2016 ha aperto la consultazione sulla revisione della legge sulle lingue, proponendo tre varianti per un'integrazione dell'articolo 15 della legge sulle lingue.

Come precisato dal Consiglio federale nel rapporto esplicativo, lo scopo perseguito con la consultazione era di sottoporre per tempo a discussione possibili soluzioni, in quanto la decisione sull'abolizione dell'insegnamento del francese nella scuola elementare era imminente in un Cantone. Aveva inoltre precisato che non sarebbe stato necessario modificare la legge sulle lingue qualora tutti i Cantoni avessero attuato la strategia sulle lingue adottata di comune accordo e rinunciato a prendere decisioni che se ne discostassero.

2. Dopo che vari Cantoni (San Gallo, Sciaffusa), in votazioni popolari, avevano confermato la volontà di raggiungere un'armonizzazione, nel dicembre del 2016 il Consiglio federale ha dichiarato che i presupposti per un disciplinamento federale non sussistevano, reputando tuttavia necessario monitorare gli ulteriori sviluppi.

Questa posizione resta valida, dato che i Cantoni di Zurigo e Turgovia hanno deciso di non abolire l'insegnamento del francese nella scuola elementare. In altri Cantoni (Lucerna, Basilea Campagna, Grigioni) sono previste votazioni e decisioni analoghe nei prossimi mesi. Il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale dell'interno (DFI) di procedere, insieme ai Cantoni, a una nuova valutazione della situazione qualora un Cantone dovesse per esempio decidere di non insegnare una seconda lingua nazionale dalla scuola elementare fino al termine della scuola dell'obbligo.

3. Il Consiglio federale segue attentamente l'evolversi della situazione nei Cantoni. Mettendo in consultazione la revisione della legge sulle lingue ha compiuto i necessari lavori preliminari per poter reagire tempestivamente qualora ce ne fosse bisogno. Inoltre è regolarmente in contatto con la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE). Come annunciato nel comunicato stampa del 16 dicembre 2016, il DFI e la CDPE s'incontreranno nuovamente nel secondo semestre del 2017 per discutere gli sviluppi.

4. Il Consiglio federale ritiene che gli scambi tra le regioni linguistiche debbano essere rafforzati e che il potenziale del plurilinguismo della Svizzera debba essere sfruttato meglio. Uno strumento efficace sono gli scambi scolastici: la loro promozione è una delle priorità del messaggio sulla cultura 2016-2020. Il Parlamento ha inoltre accolto il postulato della CSEC-N 14.3670 che incarica il governo di elaborare una strategia per un programma di scambi linguistici. Nel quadro del suo rapporto il Consiglio federale presenterà, in collaborazione con i Cantoni, proposte per eventuali misure supplementari e sul relativo finanziamento. Come era stato annunciato nel messaggio sulla cultura, nel periodo di finanziamento in corso (2016-2020) vengono già attuate misure volte a promuovere l'italiano (dal 2016) e il romancio (dal 2020) al di fuori del rispettivo territorio linguistico.

Risposta del Consiglio federale.