17.3699 · Interpellanza · 2017-09-21
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
L'Accordo di Schengen vieta in linea di massima agli Stati membri di effettuare controlli alle frontiere interne, ma prevede alcune eccezioni.
Recentemente diversi Stati membri hanno infatti reintrodotto questo tipo di controlli. La Danimarca, ad esempio, considerato il flusso di rifugiati, sorveglia le sue frontiere già da gennaio 2016. Per sgravare la polizia, questo Paese intende ora addestrare e impiegare persino i militari. In vista dei pericoli del vertice del G-20 ad Amburgo, la Germania ha iniziato a tenere sotto controllo le sue frontiere interne già dal 12 giugno per impedire l'arrivo di potenziali fomentatori di disordini. A seguito del crescente numero di rifugiati, l'Austria intende proteggere il suo confine sul passo del Brennero con l'aiuto dei militari.
Con la presente interpellanza chiedo quindi che venga fornita una visione d'insieme della situazione, al fine di comprendere quali Paesi rivendicano un'eccezione, e sulla base di quali argomentazioni, ovvero quali Paesi hanno adottato delle misure al confine, in contraddizione con l'Accordo di Schengen.
Stellungnahme des Bundesrates
Il codice frontiere Schengen dà agli Stati membri il diritto di reintrodurre temporaneamente i controlli delle persone alle frontiere interne in caso di grave minaccia all'ordine pubblico o alla sicurezza interna (art. 25 segg. del codice frontiere Schengen). Tale provvedimento può durare solo fino a quando sussiste la situazione di pericolo e se non è possibile adottare misure meno incisive.
Conformemente alle disposizioni attuali, la durata della reintroduzione dei controlli alle frontiere è di principio limitata a sei mesi. In situazioni di pericolo come quelle dovute alla crisi migratoria, che compromettono il funzionamento dello spazio Schengen nel suo insieme, il Consiglio può, su proposta della Commissione europea, prorogare tre volte tale durata fino a un massimo di due anni.
In caso di reintroduzione dei controlli alle frontiere interne, l'autorità incaricata dell'esecuzione dei compiti è disciplinata dal diritto nazionale oppure regolata in seno agli Stati.
In passato diversi Stati Schengen si sono avvalsi della possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne. Secondo la Commissione europea, nell'ultimo decennio vi sono stati circa 80 casi di reintroduzione o proroga di tali controlli.
In una trentina di questi casi le ragioni principali consistevano in eventi pianificabili per i quali si attendeva una situazione di pericolo, ossia visite di Stato, conferenze, incontri tra ministri o grandi manifestazioni sportive. In queste occasioni la durata dei controlli era quindi direttamente correlata a quella della manifestazione. Al momento non vi sono controlli alle frontiere interne collegati a eventi pianificabili di questo tipo.
In diverse occasioni i controlli alle frontiere interne sono stati tuttavia reintrodotti anche in risposta a eventi imprevisti, in particolare attentati terroristici o minacce concrete all'ordine pubblico o alla sicurezza interna. Dal 2007 ciò si è verificato una decina di volte. Attualmente la Francia tiene sotto controllo le sue frontiere interne per via della minaccia terroristica. Dal 2015, a causa della crisi migratoria, otto Stati Schengen hanno reintrodotto temporaneamente i controlli presso determinati settori di confine. Germania, Austria, Svezia, Norvegia e Danimarca procedono ancora in questa direzione.
Finora, le reintroduzioni temporanee dei controlli alle frontiere interne sono sempre state conformi al codice frontiere Schengen. Tale codice prevede anche meccanismi d'informazione e di consultazione nel quadro dei quali ogni misura adottata viene verificata sulla base della proporzionalità. Se ciò non è sufficiente, la Commissione europea ha la possibilità di avviare una procedura per infrazione nei confronti degli Stati membri dell'UE in caso di inosservanza.
Risposta del Consiglio federale.