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17.4012 · Mozione · 2017-12-04

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale viene incaricato di sopprimere la fase di phasing-in prevista a partire dal 2020 per il calcolo delle emissioni medie di CO2 dei grandi importatori.

Begründung

Il primo pacchetto di misure della Strategia energetica 2050 prevede anche una riduzione delle emissioni di CO2 delle automobili nuove a 95 grammi di CO2 per chilometro a partire dal 2020. Tuttavia siamo ancora molto lontani da questo obiettivo: le emissioni di CO2 della Svizzera sono infatti ben al di sopra delle media europea e la loro attuale riduzione è tanto bassa come non lo era più da tempo. Dal 2015 al 2016 la media di CO2 del parco delle automobili nuove è stata abbassata solo di un grammo: un risultato assolutamente insufficiente.

Invece di intensificare gli sforzi il Consiglio federale ha deciso nell'ordinanza sul CO2 di "diluire" ulteriormente il calcolo delle emissioni medie di CO2 dei grandi importatori per il periodo 2020-2022 introducendo una fase di phasing-in (cfr. art. 27 cpv. 2). Occorre evitare un simile controsenso per la nostra politica climatica, che contraddice la decisione popolare sulla Strategia energetica 2050.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

In Svizzera la media delle emissioni di CO2 prodotte dalle automobili di nuova immatricolazione supera chiaramente la media UE: nel 2016, infatti, nel nostro Paese essa era pari a circa 134 grammi di CO2 per chilometro, contro i circa 118 grammi di CO2 per chilometro dell'UE. Viste le particolarità del mercato svizzero dei veicoli le prescrizioni sul CO2, che si rifanno a quelle europee, rappresentano per i nostri importatori una grossa sfida: infatti, mentre nell'UE i costruttori di auto possono compensare le elevate emissioni prodotte nei Paesi con maggiore potere di acquisto attraverso i Paesi con minore potere di acquisto, e quindi con auto più piccole e più efficienti, in Svizzera gli importatori di auto possono contare solo sulle proprie forze. Proprio in considerazione di questa situazione il Consiglio federale ha optato, diversamente da quanto previsto dalla normativa UE, per un prolungamento moderato della fase di phasing-in nel nostro Paese.

Il Governo ritiene l'attuale stagnazione dei valori di CO2 delle automobili nuove un segnale negativo e anche la prova che senza obiettivi ambiziosi non è possibile ottenere una riduzione sufficiente. Ai sensi della legge sul CO2, entro la fine del 2020 le emissioni di CO2 delle automobili ammesse alla circolazione per la prima volta devono essere ridotte a una media di 95 grammi di CO2 per chilometro (art. 10 cpv. 1); un obiettivo che richiede ancora notevoli sforzi da parte di quasi tutti gli importatori svizzeri.

Come previsto dalle norme dell'UE, il Consiglio federale può tuttavia introdurre disposizioni speciali per facilitare durante un periodo di tempo limitato il raggiungimento di tale obiettivo (art. 10a cpv. 2 e 4). Il 1° novembre 2017 il Collegio ha pertanto deciso che per gli anni 2020-2022 verranno considerate solo le seguenti quote di un parco auto nuovo di un grande importatore: 85 per cento nel 2020, 90 per cento nel 2021 e 95 per cento nel 2022 (cosiddetto phasing-in, cfr. art. 27 cpv. 2 ordinanza sul CO2). Ciò significa che un parco auto nuovo dovrà raggiungere integralmente l'obiettivo solo nel 2023.

Alcune analisi condotte dal Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) hanno rivelato che per gli importatori svizzeri la nuova normativa rimane ambiziosa ma comunque attuabile ovvero sostenibile. Essa tiene conto delle particolari condizioni del mercato svizzero delle auto senza tuttavia modificare l'obiettivo.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.