17.4048 · Interpellanza · 2017-12-07
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Nelle ultime settimane l'industria svizzera non ha smesso di accumulare brutte notizie. L'ultima in ordine cronologico: il 7 dicembre General Electric ha annunciato la sua intenzione di sopprimere 1400 posti di lavoro a Baden (AG). Migliaia di persone devono fare i conti con un futuro incerto e anche lo Stato risentirà delle conseguenze di questa decisione, per lo meno dal punto di vista finanziario ma non solo. Oltre alla preoccupante mancanza di coscienza sociale da parte di queste imprese, anche la passività delle autorità politiche induce a riflettere. Ancora una volta appare evidente che la Svizzera deve urgentemente modernizzare la sua politica industriale.
In questo contesto invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Quali conclusioni trae il Consiglio federale dalla nuova soppressione di posti da parte di General Electric?
2. A metà ottobre si è svolto ad Atlanta (USA) un incontro tra il consigliere federale Schneider-Ammann e la direzione di General Electric. Che cosa ha intrapreso in tale occasione il consigliere federale per impedire questi tagli al personale?
3. Già quando General Electric stava per acquisire Alstom alcuni sindacati avevano avvertito che senza una decisa politica industriale i posti di lavoro sarebbero stati minacciati anche in Svizzera. Tuttavia, il Consiglio federale, in particolare il consigliere federale Schneider-Ammann, ha continuato a fare orecchie da mercante e si è rifiutato di imporre qualsiasi tipo di onere. Considerato l'elevato numero di posti nuovamente soppressi da General Electric, il Consiglio federale reputa ancora giusto questo atteggiamento? In caso negativo, come è cambiata la sua posizione?
4. Il Consiglio federale concorda sul fatto che negli ultimi anni la politica ha perso di importanza come partner delle grandi imprese e delle PMI? In caso affermativo: il Consiglio federale vede delle possibilità per contenere questa perdita di importanza o ha già previsto o adottato provvedimenti in tal senso?
5. Ha messo a punto una strategia per lottare contro il danno che questi tagli provocano all'immagine della Svizzera come piazza industriale ad alto valore aggiunto?
6. Può immaginare di promuovere in modo mirato determinati settori industriali sostenibili e promettenti e di sostenere la ricerca in questi ambiti creando ad esempio cattedre d'insegnamento nelle scuole universitarie professionali o nelle università?
7. Prevede di adottare altre misure per contrastare la deindustrializzazione del Paese?
Stellungnahme des Bundesrates
1./3. L'obiettivo centrale della politica economica del Consiglio federale è creare e preservare posti di lavoro, pertanto i licenziamenti sono sempre fonte di rammarico, a prescindere dalle dimensioni dell'azienda.
Il Consiglio federale considera tuttora giusta la sua strategia: in passato il settore industriale svizzero è riuscito a resistere nonostante il contesto (valutario) fosse talvolta difficile. È vero che anche in Svizzera si osserva a livello occupazionale uno spostamento dall'industria al settore dei servizi, ma ciò è riconducibile a un costante aumento dell'occupazione nel terziario. Il numero delle persone impiegate nell'industria non è più diminuito dalla fine degli anni Novanta. Nel terzo trimestre del 2017 vi erano occupate 991 000 persone (in equivalenti a tempo pieno, nel terzo trimestre del 1997 erano circa 972 000). Molte imprese che operano in questo ambito sono competitive e all'avanguardia a livello internazionale. Rispetto ad altri Paesi questo cambiamento strutturale non è molto marcato.
Le ragioni di questo relativo successo risiedono nelle buone condizioni quadro. Queste ultime sono tuttavia messe sotto pressione su due fronti: da un lato è aumentato il nazionalismo economico di altri Stati, dall'altro vari Paesi migliorano le loro condizioni quadro (fiscali). Considerate le limitate dimensioni del mercato nazionale, un approccio nazionalistico non sarebbe una soluzione adeguata, anzi indurrebbe le aziende a non investire in Svizzera, il che metterebbe a rischio posti di lavoro. Per questo motivo - e proprio alla luce del secondo sviluppo menzionato - è essenziale migliorare in modo coerente le condizioni quadro.
2. Come affermato nella risposta alla domanda 17.5565 Kälin, il 12 ottobre 2017 il consigliere federale Schneider-Ammann, insieme al presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori Valentin Vogt e alla cancelliera di Stato del Canton Argovia Vincenza Trivigno ha incontrato ad Atlanta (USA) il responsabile di settore di General Electric, che è a capo di 90 000 collaboratori. In tale occasione sono state illustrate le ottime condizioni quadro svizzere per quanto riguarda le imposte, il mercato del lavoro e le strutture di ricerca. La decisione attuale di tagliare circa 1400 posti di lavoro nel nostro Paese è stata presa dall'azienda. Si può presumere che dopo aver conosciuto meglio i vantaggi della piazza economica svizzera, la direzione di GE Power abbia rinunciato alla chiusura di sedi sul nostro territorio. GE Power è tuttora presente con i suoi stabilimenti e le sedi centrali di Steam Power Systems e Power Services a Baden. Ciò costituisce la base per la creazione di eventuali nuovi posti di lavoro in caso di miglioramento delle condizioni del mercato.
4. Il Consiglio federale ritiene che l'interazione della politica con le PMI e con le grandi aziende tramite un contatto stretto e diretto con i Dipartimenti e i capi dipartimento nonché con i responsabili cantonali e comunali sia un importante fattore che viene apprezzato sia dalle imprese nazionali che da quelle estere. Non vanno inoltre dimenticati i vantaggi derivanti dallo stretto scambio con le associazioni di categoria. A ciò si aggiunge l'importante ruolo di un partenariato sociale, ben funzionante e orientato alla ricerca di soluzioni. Quest'ultimo deve essere curato da tutti i soggetti coinvolti, per garantire anche in futuro un mercato del lavoro liberale e una buona situazione occupazionale in Svizzera.
5./7. La piazza economica svizzera gode tuttora di un'ottima immagine, come dimostrano anche i primi posti che occupa nelle classifiche internazionali sulla competitività e sulla capacità d'innovazione. Per far sì che la piazza industriale svizzera continui ad avere successo, è necessario che le aziende possano provvedere ai necessari cambiamenti strutturali. Il Consiglio federale non persegue una politica industriale volta a ostacolare l'evoluzione strutturale (si veda anche il rapporto del Consiglio federale del 16 aprile 2014 sulla politica industriale per la Svizzera redatto in adempimento del postulato Bischof 11.3461). L'Esecutivo preferisce puntare sul miglioramento delle condizioni quadro per mantenere attrattiva la piazza industriale nazionale. Ciò presuppone in particolare un sistema fiscale interessante, ottimi istituti di formazione e di ricerca, buone infrastrutture, l'assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE), una regolamentazione semplice e il contatto diretto con i rappresentanti di aziende internazionali, come avvenuto nel caso di GE Power.
6. La storia economica dimostra che la politica non può scegliere quali sono i settori economici promettenti. Per un Paese come la Svizzera con una sana struttura economica la soluzione più efficace continua a essere il miglioramento costante delle condizioni quadro, in cui rientra anche la promozione mirata della formazione e della ricerca. Per il quadriennio 2017-2020 sono stati stanziati 26 miliardi di franchi da destinare alla promozione della formazione professionale, delle scuole universitarie (PF, università cantonali e scuole universitarie professionali), della formazione continua, della ricerca e dell'innovazione. Nel settore della digitalizzazione dovranno essere istituite anche nuove cattedre. Altrettanto importanti sono però i buoni presupposti affinché i fondi privati di fondazioni e aziende possano creare ulteriori cattedre e progetti di ricerca, che a loro volta portano alla creazione di nuovi posti di lavoro e di start-up.
Risposta del Consiglio federale.