17.4167 · Mozione · 2017-12-14
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di definire con i Cantoni principi e condizioni quadro per l'aiuto sociale. Ai Cantoni va concesso un termine per munirsi di una regolamentazione propria mediante un concordato. Se non si riuscirà a raggiungere questo obiettivo, il Consiglio federale dovrà sottoporre al Parlamento una legge quadro per l'aiuto sociale e, se del caso, una relativa modifica costituzionale.
Begründung
Diversi Cantoni sono stati o sono tuttora impegnati in una riforma dell'aiuto sociale. Dai dibattiti emerge che a dar vita a questo processo è stata tra l'altro la scarsa legittimazione democratica delle direttive della Cosas. Così, il Cantone di Berna ha ad esempio recentemente deciso di fissare per tutte le persone un valore del fabbisogno di base inferiore dell'8 per cento a quello stabilito nelle summenzionate direttive, mentre altri Cantoni hanno adottato adeguamenti significativi per singoli gruppi di persone.
È comprensibile che si esigano una definizione e una legittimazione dell'aiuto sociale più democratiche. Non appare tuttavia opportuno che ogni Cantone porti avanti i dibattiti in materia indipendentemente dagli altri. In questo modo vanno infatti messi in conto incentivi sbagliati, sia per i Comuni che per i beneficiari dell'aiuto sociale.
Già il 20 settembre 2012 il Consiglio nazionale si era espresso, con 107 voti contro 53, a favore di una legge quadro snella sull'aiuto sociale (mozione CSSS-N 12.3013).
In quel contesto il portavoce della Commissione aveva riassunto gli obiettivi nei termini seguenti: disciplinare le competenze; armonizzare gli standard per la copertura del fabbisogno vitale; stabilire l'integrazione sociale e professionale sia per i beneficiari dell'aiuto sociale che per i promotori delle prestazioni; garantire standard organizzativi e disposizioni procedurali; provvedere al coordinamento dell'aiuto sociale con altri sistemi della sicurezza sociale; armonizzare l'aiuto sociale con altre prestazioni concesse in funzione del bisogno quali l'anticipo degli alimenti, i sussidi all'istruzione o le prestazioni complementari per le famiglie; fornire indicazioni sulla protezione dei dati.
Il Consiglio degli Stati aveva respinto la mozione, tra l'altro facendo riferimento all'elevato grado di accettazione delle direttive della Cosas da parte dei Cantoni. Dal 2012, però, la situazione è cambiata.
I principi e le condizioni quadro dell'aiuto sociale dovrebbero essere decisi e legittimati a livello intercantonale, idealmente tramite un concordato, o in alternativa mediante una legge quadro nazionale. Analogamente a quanto avviene con la legge sull'armonizzazione fiscale, si dovrebbe inoltre lasciare ai Cantoni un ampio margine d'azione.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Nel rapporto del 25 febbraio 2015 sull'impostazione dell'aiuto sociale e delle prestazioni cantonali versate in funzione del bisogno ("Ausgestaltung der Sozialhilfe und der kantonalen Bedarfsleistungen: Handlungsbedarf und -möglichkeiten"; disponibile anche in francese), redatto in adempimento del postulato della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale 13.4010 (www.admin.ch > DFI > UFAS > Temi di politica sociale > Copertura sociale & integrazione > Impostazione dell'aiuto sociale), il Consiglio federale ha riconosciuto la necessità di definire un quadro più vincolante per l'aiuto sociale. Le raccomandazioni della Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (Cosas ) contribuiscono infatti in ampia misura ad allineare i sistemi cantonali dell'aiuto sociale, ma restano un quadro di riferimento facoltativo.
Dal summenzionato rapporto e dalla consultazione dei principali attori dell'aiuto sociale, ovvero la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS), l'Associazione dei Comuni Svizzeri (ACS), l'Iniziativa delle città per la politica sociale e la Cosas , è emerso che una legge quadro federale sull'aiuto sociale non è né realizzabile senza la creazione di una base costituzionale né auspicata dai Cantoni, almeno in mancanza di un impegno finanziario della Confederazione e di una riforma globale della sicurezza sociale. È stata vagliata anche la possibilità di un concordato intercantonale, ma la sua attuabilità è stata oggetto di riserve significative.
Con la revisione delle raccomandazioni della Cosas allora in corso, la prospettiva di rafforzare il consenso su questo strumento si profilava come un passo nella direzione auspicata. Il Consiglio federale approvava in particolare il fatto che le raccomandazioni in questione sarebbero state successivamente adottate dalla CDOS.
Oggi il Consiglio federale constata che le direttive della Cosas continuano a fungere da riferimento nella maggior parte dei Cantoni, ma che alcuni di essi avviano riforme che se ne scostano in misura sostanziale. Ne deduce quindi che i Cantoni non sono riusciti a imporsi l'obbligo di armonizzare maggiormente le proprie prestazioni. La Confederazione non può farlo al posto loro.
Il Consiglio federale ritiene che rispetto al 2015 non vi siano condizioni migliori per avviare un lavoro di fondo con i Cantoni che vada oltre gli spunti di riflessione forniti allora. Considera tuttavia importante osservare l'evoluzione e mantenere il contatto con i Cantoni, in particolare nel quadro del Dialogo nazionale sulla politica sociale svizzera.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.