17.4250 · Mozione · 2017-12-15
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a impegnarsi sul piano internazionale per garantire che la lista nera dei paradisi fiscali non cooperativi messa a punto dall'UE sia rivista e che determinati Stati membri dell'UE - in particolare Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Regno Unito e Cipro - figurino su tale lista finché non soddisfano i criteri definiti.
Begründung
Ancora una volta i Paradise Papers hanno messo in luce il ruolo dannoso dei paradisi fiscali. Una rete internazionale che poggia sulla mancanza di trasparenza aiuta i super-ricchi e le multinazionali a sottrarsi in misura massiccia al pagamento di imposte. Accumulano immensi patrimoni ai quali nessuna autorità fiscale al mondo riesce ad accedere. Il divario tra l'1 per cento dei super-ricchi e il resto della popolazione aumenta sempre di più, il finanziamento dei servizi statali e l'attuazione dell'Agenda 2030 dell'ONU si complicano. I paradisi fiscali espongono inoltre le altre Giurisdizioni a una concorrenza fiscale dannosa che provoca una corsa al ribasso. Nel 2016 l'UE ha deciso di porre fine a questa spirale discendente e di creare condizioni di parità nella lotta contro la sottrazione d'imposta e l'evasione fiscale con un approccio ampiamente coordinato ed efficace. Attraverso la piattaforma per la buona governance fiscale (Platform for Tax Good Governance), l'UE ha avviato una procedura a tre fasi per inserire i paradisi fiscali non cooperativi in una lista nera e, in tal modo, esercitare su questi maggiore pressione. Tale procedura si basa su tre gruppi di criteri che riguardano la trasparenza, l'equa imposizione fiscale e le misure per contrastare l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili delle società attive a livello internazionale, conformemente agli standard OCSE e G-20-BEPS.
I Paradise Papers evidenziano che alcuni Paesi dell'UE come l'Irlanda, il Lussemburgo, Malta e i Paesi Bassi sono tra i più importanti paradisi fiscali. Con la loro industria dell'evasione fiscale acuiscono la concorrenza tra piazze economiche e mettono sotto pressione anche la Svizzera. Dai rapporti dell'Oxfam, della rete di giustizia fiscale (Tax Justice Network) e del mondo accademico emerge che, se i criteri definiti fossero applicati scrupolosamente, gli Stati membri dell'UE summenzionati figurerebbero anch'essi sulla lista nera dei paradisi fiscali non cooperativi. In materia di concorrenza fiscale, l'interesse preminente della Svizzera è quello di creare condizioni di parità ed equità.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il 5 dicembre 2017 il Consiglio dell'UE ha adottato le conclusioni sulla lista UE delle Giurisdizioni non cooperative a fini fiscali. La lista si fonda su tre criteri principali (trasparenza fiscale, equa imposizione, norme anti-BEPS) e comprende 17 Giurisdizioni (allegato I delle conclusioni).
Gli Stati membri dell'UE non sono stati esaminati. L'elenco include soltanto quelle Giurisdizioni che non sono disposte a collaborare con l'UE e a colmare le loro lacune. Nell'UE la conformità alle norme fiscali è sorvegliata dalla Commissione europea, che ha avviato diversi procedimenti contro Stati membri che non hanno recepito tempestivamente, o sufficientemente, le direttive in materia fiscale. Procedimenti sono stati avviati anche contro Stati membri che hanno concesso alle imprese privilegi fiscali non ammessi. Infine, gli Stati membri hanno dovuto abrogare o emendare determinate norme fiscali considerate dannose.
Gli Stati membri dell'UE vengono esaminati nel quadro dei lavori dell'OCSE: il Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali e l'"Inclusive Framework on BEPS" verificano l'attuazione degli standard internazionali e identificano quegli Stati e territori che non vi si attengono. Negli ultimi anni numerosi Stati e territori, anche Stati membri dell'UE, hanno modificato il proprio ordinamento giuridico interno in quanto giudicato dall'OCSE non conforme agli standard internazionali. L'ultimo rapporto sullo stato di avanzamento dei lavori del Forum dell'OCSE sulle pratiche fiscali dannose ("Forum on Harmful Tax Practices", FHTP) contiene un elenco di Stati e territori, tra cui anche Stati membri dell'UE, che devono modificare o abolire regimi fiscali considerati dannosi (cfr. OCSE 2017, Harmful Tax Practices - 2017 Progress Report on Preferential Regime, http://www.oecd.org/tax/beps/harmful-tax-practices-2017-progress-report-on-preferential-regimes-9789264283954-en.htm). Tra i temi trattati dal FHTP vi sono anche le misure difensive volte a contrastare gli effetti dei regimi fiscali dannosi (cfr. OCSE 2015, Wirksamere Bekämpfung schädlicher Steuerpraktiken unter Berücksichtigung von Transparenz und Substanz, Aktionspunkt 5 - Abschlussbericht 2015, http://www.oecd.org/tax/wirksamere-bekampfung-schadlicher-steuerpraktiken-unter-berucksichtigung-von-transparenz-und-substanz-aktionspunkt-5-abschlussbericht-9789264258037-de.htm).
La Svizzera si adopera attivamente affinché tutti gli Stati e territori applichino gli standard internazionali in materia fiscale e collabora attivamente ai gruppi di lavoro dell'OCSE. Per poter garantire una concorrenza fiscale leale è necessario che l'attuazione degli standard sia sorvegliata. Il Consiglio federale ritiene che l'OCSE sia l'organismo più appropriato per verificare il rispetto degli standard internazionali da parte di tutti gli Stati ed è del parere che un approccio coordinato multilaterale sia preferibile a una lista unilaterale di Stati e territori non cooperativi.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.