18.3021 · Mozione · 2018-02-26
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a istituire le basi giuridiche per controllare gli investimenti diretti esteri nelle imprese svizzere nonché a creare un'autorità competente per il rilascio delle autorizzazioni relative agli affari soggetti a questo tipo di controllo.
Begründung
La Svizzera vanta un gran numero di imprese innovative leader a livello mondiale. Da anni il nostro Paese occupa il primo posto dell'Indice d'innovazione (Global Innovation Index GII) dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale OMPI e lo stesso vale per il ranking della competitività (Global Competitiveness Report) del WEF. Questo grazie, non da ultimo, alla nostra apertura agli investimenti esteri.
Le imprese elvetiche però, con il loro know-how e la loro posizione sul mercato, attirano anche l'interesse degli investitori provenienti da Paesi che funzionano secondo regole diverse da quelle dell'economia di mercato e che, col passare del tempo, accumulano risorse finanziarie enormi.
Molti di questi Stati hanno un obiettivo dichiarato: investire in modo mirato nel know-how occidentale per favorire le proprie economie. Ogni volta che un'impresa svizzera viene venduta a un Paese straniero, a un fondo sovrano o a un investitore che si avvale di un vantaggio sui concorrenti grazie a sovvenzioni statali (ad esempio con finanziamenti al di fuori delle logiche di mercato), col tempo ovviamente anche i centri decisionali si allontanano dalla Svizzera e si spostano in questi Paesi. Tali dinamiche danneggiano la futura competitività della piazza industriale ed economica svizzera.
Questi investitori stabiliscono quale impresa acquisire basandosi soprattutto su fattori come il know-how, il contesto giuridico e la relativa semplicità di acquistare un'impresa sul nostro territorio anziché altrove.
Alla luce di tali sviluppi nel frattempo numerosi Paesi hanno varato regole sul controllo degli investimenti diretti esteri nelle imprese locali a tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. Tra questi figurano anche Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Austria, Spagna, USA, Canada, Australia, Giappone, Corea del Sud e India.
Anche in Cina e in Russia esistono controlli sugli investimenti e le relative autorità per l'approvazione. Ultimamente inoltre molti Paesi, soprattutto nell'UE, hanno inasprito le regole sul controllo degli investimenti da parte di attori stranieri (Briefing EU Legislation in Progress January 2018 EU framework for FDI screening).
La nostra legislazione invece non contempla alcuna regola per tutelare la piazza economica svizzera dall'acquisizione per mano di investitori stranieri che mettono a repentaglio la sicurezza o l'ordine pubblico del Paese. Negli ultimi anni, complice una legislazione borsistica estremamente favorevole agli azionisti, ciò ha contribuito a far sì che un numero sempre maggiore di imprese svizzere venissero acquistate da fondi sovrani stranieri oppure rilevate da imprese controllate o finanziate a livello statale, come è successo ad esempio anche per Bartholet, Syngenta, Gategroup, Swissport o SR Technics. La realtà è che in nessun altro posto al mondo al di fuori della Svizzera è altrettanto facile acquistare un'impresa dal grande know-how. Le cifre parlano chiaro: mentre nel 2016 in tutta l'UE (PIL di circa 17 500 miliardi di USD, oltre 500 milioni di abitanti; stime FMI per il 2017) gli investimenti provenienti dalla Cina ammontavano a circa 40 miliardi di dollari, in Svizzera (PIL di circa 680 miliardi di USD, 8,5 milioni di abitanti; stime FMI per il 2017) nello stesso anno questi superavano i 45 miliardi di dollari. Tali cifre, del tutto sproporzionate, esprimono la dimensione della questione per la piazza economica svizzera.
Passaggi di proprietà di questo tipo, oltre a mettere a repentaglio l'ordine e la sicurezza pubblica della Svizzera, causano la perdita di know-how e posti di lavoro sul medio e lungo termine. Ad aggravare la situazione si aggiunge il fatto che non tutti i Paesi che rilevano aziende svizzere tramite imprese controllate o cofinanziate a livello statale concedono lo stesso diritto alle imprese svizzere in modo che anch'esse, in quei Paesi, possano fare altrettanto senza alcuna restrizione. Spesso il principio della reciprocità non è garantito.
Con un'economia di mercato estremamente aperta e liberale la Svizzera si è resa molto vulnerabile. La legislazione elvetica tuttavia contempla restrizioni dell'ordine liberale della proprietà e l'obbligo di approvazione per gli investimenti diretti esteri, più precisamente nella legge federale sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (LAFE, RS 211.412.41). Nel nostro Paese si verifica quindi la situazione grottesca in cui un'impresa come Syngenta, con un valore di acquisto di 43 miliardi di dollari, viene rilevata da un investitore estero senza che questo debba ottenere l'autorizzazione delle autorità, contrariamente a quanto avviene per un semplice terreno edificabile.
Dal punto di vista economico, quindi, gli investimenti esteri diretti devono essere subordinati obbligatoriamente ad approvazione e controllo tramite una nuova base giuridica. Viceversa, gli investitori provenienti da Paesi che garantiscono alla Svizzera gli stessi diritti e nei quali le imprese svizzere possono effettuare investimenti diretti senza alcuna autorizzazione, devono essere esonerati da quest'obbligo.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
L'elevato tenore di vita del nostro Paese è dovuto in ampia misura alla sua tradizionale apertura. La politica Svizzera, aperta agli investimenti esteri, garantisce che la piazza economica sia sufficientemente alimentata da capitale e know-how e contribuisce alla creazione di valore aggiunto nonché al mantenimento e alla creazione di posti di lavoro. Secondo i dati più recenti, nel 2015 le affiliate ubicate in Svizzera di società multinazionali straniere davano lavoro a 470 000 persone, mentre nel 2016 il volume degli investimenti diretti esteri nel nostro Paese era di circa 965 miliardi di franchi svizzeri (a titolo di confronto: l'intero volume degli investimenti diretti svizzeri all'estero ammonta a 1215 miliardi di franchi svizzeri).
L'interesse degli investitori stranieri per le aziende svizzere dimostra quanto siano attrattive la piazza economica svizzera e le sue condizioni quadro stabili e di qualità.
L'indiscusso vantaggio di questo scenario può però comportare anche qualche rischio, ad esempio quello di falsare la concorrenza o di pregiudicare la sicurezza e l'ordine pubblico. Tuttavia, le aziende di servizi pubblici attive in settori cruciali sono già oggi al riparo da acquisizioni indesiderate perché possedute da enti pubblici o disciplinate da leggi speciali.
Come illustrato in risposta alle interpellanze Vogt 17.3387, 17.3388 e 17.3671 e alla mozione de Buman 13.3280, il Consiglio federale è finora giunto alla conclusione che il controllo sugli investimenti sarebbe inopportuno e superfluo.
Come affermato in risposta al postulato Bischof Pirmin 18.3376, "Acquisizioni di imprese svizzere da parte di investitori stranieri. La totale mancanza di controlli è ancora sostenibile?", il Consiglio federale è tuttavia disposto a valutare in un rapporto i pro e i contro derivanti dalla creazione delle basi legali necessarie per controllare gli investimenti diretti esteri in aziende svizzere.
Per quanto riguarda la vendita di infrastrutture in sé, rinviamo a questo punto all'iniziativa parlamentare Badran Jacqueline 16.498 che la Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio degli Stati ha accolta il 19 marzo 2018. L'iniziativa chiede che le infrastrutture strategicamente importanti del settore energetico - in particolare le centrali idroelettriche, le reti elettriche e le reti del gas - siano subordinate alla legge federale sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (Lex Koller).
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.