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Firmare l'Accordo sulla fiscalità dei frontalieri solo quando l'Italia avrà concesso agli operatori svizzeri la possibilità di prestare servizi transfrontalieri in campo finanziario

18.3027 · Mozione · 2018-02-27

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di rivedere la strategia dei negoziati bilaterali con l'Italia sulla fiscalità dei frontalieri e sull'accesso al mercato dei servizi finanziari. Si chiede che l'accordo sulla fiscalità dei frontalieri non venga per il momento firmato e che si firmi solo quando l'Italia avrà concesso agli operatori svizzeri la possibilità di prestare servizi in campo finanziario.

Begründung

Nella Roadmap Svizzera-Italia del 2015 emerge la volontà di passare da un regime fiscale alla fonte e ristorno al Paese di residenza, a un'imposizione sia nel Paese di impiego che di residenza dei frontalieri. Per il Ticino l'interesse risiedeva nell'aumento dell'onere a carico dei frontalieri per rendere meno attrattiva l'assunzione di impieghi poco remunerati in Svizzera. Finanziariamente l'interesse è maggiore per l'Italia che incasserebbe 300-600 milioni di franchi svizzeri/anno supplementari a confronto dei stimati 15 milioni di maggiori entrate per il Ticino. Ora con la prossima introduzione del salario minimo in Ticino la possibilità per i frontalieri di attuare una concorrenza sleale sui salari verrà a cadere e con ciò anche l'interesse del Ticino per il nuovo accordo. La conclusione di un accordo sulla fiscalità dei frontalieri è dunque ora nell'interesse dell'Italia e rappresenta una moneta di scambio per la Svizzera. Sempre nella Roadmap le parti si sono date atto della disponibilità al dialogo per una collaborazione in materia di servizi finanziari transfrontalieri. L'Italia ha però adottato un Decreto legislativo -in applicazione della direttiva europea riguardante il mercato degli strumenti finanziari (MiFID II)- che esclude la possibilità di libera prestazione di servizi finanziari, esigendo per tutti gli intermediari extra UE l'obbligo di una succursale in Italia, malgrado MiFID II lasci la possibilità di non prevederlo. Avendo scelto l'alternativa della succursale, l'Italia non ha sfruttato il margine di manovra a disposizione e non ha rispettato la Roadmap. Considerato lo scemato interesse per il Ticino per un nuovo regime fiscale per i frontalieri e gli ostacoli che l'Italia ha introdotto per i servizi finanziari, la Svizzera dovrebbe ora trattare i due temi in modo congiunto. Tenuto conto del chiaro vantaggio finanziario che l'Italia trarrebbe da un nuovo accordo sui frontalieri, la Svizzera deve condizionare la sua firma all'apertura del mercato italiano ai servizi finanziari svizzeri, così come previsto dallo spirito della Roadmap.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Il 23 febbraio 2015 la Svizzera e l'Italia hanno firmato una Roadmap concernente la prosecuzione del dialogo sulle questioni finanziarie e fiscali. Essa contiene un impegno politico in merito a diversi punti importanti delle relazioni bilaterali. In particolare sono state stabilite, tra le altre cose, regole da codificare in un nuovo accordo sull'imposizione dei lavoratori frontalieri, da negoziare in tempi rapidi, ed è stata riaffermata la volontà di avviare colloqui volti a migliorare l'accesso al mercato per i fornitori di servizi finanziari.

Nel corso del 2015 il nuovo accordo sull'imposizione dei lavoratori frontalieri ("nuovo accordo") è stato negoziato e parafato, tuttavia non è stato ancora possibile sottoscriverlo. Nell'indagine conoscitiva tenutasi successivamente alla parafatura, la firma è stata sostenuta sia dal Cantone Ticino sia dai Cantoni Grigioni e Vallese, nonché dai rappresentanti dell'economia. In particolare, sono previsti i miglioramenti seguenti: si tratta di un accordo basato sul principio di reciprocità, contenente una definizione di aree di frontiera e di lavoratore frontaliero. Esso prevede un aumento della quota del gettito fiscale dello Stato in cui è esercitata l'attività lucrativa e permette allo Stato di residenza di tassare il lavoratore frontaliero residente. Inoltre, l'accordo introduce uno scambio elettronico di informazioni sul reddito proveniente dall'attività lucrativa dei frontalieri e prevede una clausola di riesame ogni cinque anni. I vantaggi vanno dunque al di là dei semplici calcoli finanziari o degli effetti antidumping presentati nella mozione. Il nuovo accordo permette, in ultima analisi, di regolare una situazione descritta a più riprese come insoddisfacente dai rappresentanti ufficiali del Cantone Ticino.

Per quanto concerne l'accesso al mercato, l'Italia ha scelto nel 2017 di introdurre nella sua legislazione nazionale, nel quadro dell'applicazione della MiFID II, l'obbligo per le imprese di Stati terzi di istituire una succursale sul territorio per fornire prestazioni di gestione patrimoniale a clienti privati.

Si tratta, perciò, di due temi diversi. Per quanto riguarda l'imposizione di lavoratori frontalieri, è già stato possibile trovare una soluzione che soddisfa entrambe le parti, i Cantoni interessati e i settori economici. Il Consiglio federale ritiene dunque che sia nell'interesse della Svizzera firmare il nuovo accordo frontalieri il più presto possibile. D'altra parte, per quanto concerne l'accesso al mercato per i fornitori di servizi finanziari, la Svizzera continuerà a cercare soluzioni bilaterali ottimali a favore della propria piazza finanziaria, sia con l'Italia che con altri Stati dell'UE.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

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