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Esclusione dell'olio di palma e dei suoi derivati dai negoziati di libero scambio tra la Svizzera e la Malesia e tra la Svizzera e l'Indonesia

18.303 · Iniziativa cantonale · 2018-02-27

Parlamento

Liquidato

Wortlaut

Il Gran Consiglio della Repubblica e Cantone di Ginevra,

visto l'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale del 18 aprile 1999;

visto l'articolo 115 della legge del 13 dicembre 2002 sull'Assemblea federale;

visto l'articolo 156 della legge del 13 settembre 1985 relativa al regolamento del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone di Ginevra;

visti i negoziati in corso nel quadro di un accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Malesia e tra la Svizzera e l'Indonesia,

considerando:

  • che una delle parti di questo accordo concerne l'importazione semplificata dell'olio di palma in Svizzera;
  • che l'Indonesia e la Malesia, rispettivamente primo e secondo Paese produttore di olio di palma a livello mondiale, forniscono l'85 per cento dell'olio di palma consumato mondialmente;
  • che l'olio di palma è principalmente composto da acidi grassi saturi, i quali favoriscono l'insorgenza di malattie cardiovascolari;
  • che le piantagioni di palme da olio comportano il disboscamento massiccio di foreste vergini tropicali insostituibili;
  • che questo tipo di coltivazione danneggia l'ambiente e la biodiversità ma anche le popolazioni indigene;
  • che un accesso facilitato dell'olio di palma al mercato svizzero avrà conseguenze disastrose sulla produzione indigena dell'olio di colza e di girasole e sulle aziende di trasformazione svizzere,

invita l'Assemblea federale

a escludere l'olio di palma e i suoi derivati dai negoziati di libero scambio con l'Indonesia e la Malesia e a mantenere le misure di protezione alle frontiere per gli oli e i grassi vegetali.

Begründung

Nel 2012 le autorità federali hanno avviato una serie di negoziati con la Malesia allo scopo di concludere un accordo di libero scambio con questo Paese. In questo contesto la Malesia - fornitrice di circa il 50 per cento dell'olio di palma importato in Svizzera - ha chiesto che questo suo prodotto fosse esentato dai tributi doganali (dazi). Una tale soluzione farebbe dimezzare il prezzo dell'olio di palma sul mercato svizzero, con conseguente rapido aumento dei volumi importati, e spingerebbe i produttori a estendere ulteriormente le piantagioni in Indonesia e Malesia. In uno studio dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) del 2015 l'olio di palma era stato comparato ad altre 15 materie prime trasformate in Svizzera. Ebbene, esso aveva ottenuto i punteggi peggiori sia per quanto concerneva gli aspetti ambientali, sia per quanto concerneva gli aspetti sociali per i quali veniva valutato il rispetto delle convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e dei diritti di utilizzazione del suolo. L'estensione delle colture di olio di palma sarebbe dunque catastrofica, sia in relazione alla protezione dell'ambiente, sia per il rispetto dei diritti dell'uomo e per la tutela della salute. Sulla base di queste motivazioni, il 19 maggio 2016 è stata depositata presso la SECO, competente in materia, un'iniziativa con 20 000 firme che chiede al Consiglio federale di escludere l'olio di palma dall'accordo di libero scambio previsto. Oggi la Svizzera importa tra 30 000 e 40 000 tonnellate di olio di palma di cui l'80-90 per cento destinate all'industria alimentare che utilizza questo prodotto nelle sue preparazioni (p. es. in biscotti, impasti, zuppe o piatti confezionati). 5000 tonnellate sono poi impiegate nella fabbricazione di alimenti per animali.

Il 24 settembre 2017 il Popolo svizzero ha deciso, con una maggioranza di quasi l'80 per cento dei votanti, di introdurre nella Costituzione federale la nozione di sicurezza alimentare. Il nuovo articolo 104a lettera d della Costituzione stabilisce che "al fine di garantire l'approvvigionamento della popolazione con derrate alimentari la Confederazione crea presupposti per ... relazioni commerciali transfrontaliere che concorrano allo sviluppo ecologicamente sostenibile dell'agricoltura e della filiera alimentare".

Nel suo rapporto del 3 novembre 2016, la Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati, che ha elaborato il controprogetto all'iniziativa dell'Unione svizzera dei contadini posto in votazione, precisa cosa intende per contributo allo sviluppo sostenibile dell'agricoltura e della filiera agroalimentare: "Ai sensi della lettera d, il commercio transfrontaliero deve contribuire allo sviluppo sostenibile dell'agricoltura e della filiera alimentare in Svizzera e all'estero. In termini di impatto sul Paese ciò significa che le importazioni ed esportazioni di derrate alimentari e di mezzi di produzione devono rafforzare l'agricoltura e il settore agroalimentare nazionali ... Ciò non significa, tuttavia, che le importazioni di derrate alimentari e di mezzi di produzione debbano avvenire a danno dei Paesi esteri, ovvero del loro ambiente, delle loro basi produttive o delle fasce di popolazione più povere. Per questa ragione, la Svizzera si impegna sul piano internazionale affinché si tenga maggiormente conto dei criteri di sostenibilità nell'ambito delle relazioni commerciali internazionali."

L'olio di palma non può essere considerato un prodotto elaborato in condizioni sostenibili dal punto di vista economico, sociale o ambientale; la sua importazione non rispetta quindi il disposto del nuovo articolo costituzionale e di conseguenza nemmeno la volontà del Popolo svizzero.

Aspetti sociali

Le condizioni di lavoro nelle piantagioni di palme da olio sono connesse a numerose infrazioni alle legislazioni nazionali e internazionali sul lavoro: sfruttamento minorile, semi-schiavitù degli operai, confisca dei documenti d'identità ai braccianti stranieri. E questo nonostante l'articolo 23 della Dichiarazione universale dei diritti umani e le Convenzioni dell'OIL. In molti casi, le terre per le piantagioni di palme da olio sono state espropriate alle popolazioni locali, privandole così della loro base vitale per la produzione alimentare.

Aspetti ambientali

I territori riservati alle piantagioni di palme da olio sono spesso il risultato del disboscamento di migliaia di ettari di foresta pluviale tropicale vergine. Per l'Indonesia e la Malesia questo disastro ambientale riguarda 150 000 chilometri quadrati di foreste tropicali irrimediabilmente distrutti per soddisfare la domanda di olio di palma.

Aspetti di salute pubblica

L'olio di palma contiene troppi acidi grassi saturi i quali favoriscono l'insorgenza di malattie cardiovascolari. Quest'olio si trova già in moltissimi piatti precotti, impasti per torte, dolci e cosmetici di ogni tipo. I consumatori sono quindi esposti, spesso loro malgrado, a un consumo eccessivo di olio di palma nocivo per la loro salute. A questo proposito va sottolineato che gli oli da semi oleosi prodotti in Svizzera (p.es. l'olio di colza) sono ricchi di acidi grassi insaturi.

Impatto sull'agricoltura svizzera

Un aumento delle importazioni di olio di palma avrebbe un impatto negativo anche sull'agricoltura in Svizzera e sui settori a monte e a valle di questa produzione. In effetti la legislazione agricola svizzera impone ai produttori il rispetto di requisiti molto severi, in particolare in materia di protezione ambientale, assolutamente non paragonabili alle condizioni in Malesia o in Indonesia. Il rispetto di questi requisiti ha naturalmente un costo che si ripercuote sul prezzo finale degli oli svizzeri. Pertanto, un accordo di libero scambio che porterebbe alla sostituzione degli oli locali con l'olio di palma a causa della sua importazione massiccia grazie a prezzi stracciati, sarebbe completamente insensato.

Solo nell'agricoltura, il valore della produzione delle oleaginose si ridurrebbe da 71 a 28 milioni di franchi all'anno, con conseguenti danni anche per gli oleifici e i centri di raccolta.

  • Produzione di olio di colza in Svizzera: 80 000 tonnellate su 23 000 ettari
  • Produzione di olio di girasole: 10 000 tonnellate su 4000 ettari
  • Produzione di olio di colza e di olio di girasole nel Cantone di Ginevra: 3600 tonnellate su 1200 ettari

Per concludere, e da un punto di vista tecnico, la Confederazione incoraggia la coltura di colza HOLL (High Oleic Low Linolenic) che produce un olio con un alto tenore di acido oleico e più povero in acido linoleico. Con la colza HOLL si produce un olio che vanta una qualità nutrizionale ottimale ma soprattutto resistente al calore (ad es. delle fritture) e quindi che da questo punto di vista si avvicina all'olio di palma.

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