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18.3111 · Postulato · 2018-03-08

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è invitato a valutare le ripercussioni del dialogo bilaterale e multilaterale in materia di diritti umani con la Cina e a pubblicarle in un rapporto sul rispetto dei diritti umani e delle minoranze.

Begründung

Nel 2013 la Svizzera ha firmato un accordo di libero scambio con la Cina, che è in vigore da luglio 2014. Nell'ambito della procedura di approvazione il Consiglio federale ha fatto riferimento al dialogo bilaterale in materia di diritti umani con la Cina istituito dalla Svizzera nel 1991. L'efficacia di tale dialogo è tuttavia controversa. Nella sua risposta del 1° dicembre 2017 all'interpellanza Barrile 17.3919, il Consiglio federale constata un peggioramento rispetto al 2013 della situazione dei diritti umani in Cina e nelle regioni tibetane. Sarebbero in particolare interessate fra l'altro le minoranze etniche e religiose.

Regolarmente ci giungono comunicazioni poco rassicuranti riguardanti un peggioramento della situazione ed eventi negativi in Cina.

La sorveglianza dei Tibetani è sempre più diffusa e tangibile anche nella vita quotidiana. A causa dei documenti d'identità elettronici, dei numerosi posti di controllo e di un numero crescente di telecamere di sorveglianza con sistemi per il riconoscimento facciale è possibile registrare sistematicamente gli spostamenti e il soggiorno delle persone.

Un'uscita dal Paese è vietata poiché i passaporti sono stati ritirati, mentre ai cittadini di origine tibetana residenti in Stati esteri è rifiutato il visto per la regione autonoma del Tibet.

La distruzione del patrimonio culturale tibetano e dei monasteri prosegue. Nel 2016 è stato il turno del monastero Larung Gar. Il 18 febbraio 2018 a Jokhang (Lhasa) è scoppiato un incendio. È impossibile ottenere informazioni sulle sue origini. In tutti i monasteri il Partito comunista cinese insedierà comitati.

Alla luce di questa situazione ci si interroga in merito all'efficacia di questo dialogo bilaterale e multilaterale in materia di diritti umani con la Cina. Nell'ambito di una valutazione occorrerà rispondere in particolare a domande sulle ripercussioni del dialogo in materia di diritti umani sul rispetto dei diritti umani e delle minoranze in Cina.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

La Svizzera e la Cina portano avanti oltre venti dialoghi bilaterali, tra l'altro in settori come l'economia, le finanze, la formazione, la salute e i diritti umani. Le relazioni bilaterali tra la Svizzera e la Cina sono state definite come "partenariato strategico innovativo" in una dichiarazione congiunta del 2016, in cui è stato sottolineato il potenziale esistente per un ulteriore rafforzamento della cooperazione. Il primo dialogo strategico tra i due Paesi è stato promosso dai rispettivi ministri degli esteri nell'aprile 2018.

Dal 1991 la Svizzera, quale uno dei primi Stati occidentali, intrattiene un dialogo in materia di diritti umani con la Cina. La Svizzera si avvale di tale dialogo, condotto in un contesto confidenziale, per affrontare apertamente e in maniera critica la situazione dei diritti umani in Cina, con particolare riferimento alle restrizioni nei confronti della società civile e ai diritti delle minoranze anche nelle regioni tibetane della Cina. In questo contesto si affrontano anche casi specifici. Il dialogo in materia di diritti umani è anche uno strumento per dimostrare al Governo cinese che i peggioramenti in quest'ambito non passano inosservati e per sottolineare che la Svizzera attribuisce grande importanza a tali diritti e ne condanna le violazioni.

Oltre al suddetto dialogo, vengono utilizzati anche numerosi altri strumenti bilaterali per sollevare il tema dei diritti umani in Cina. Sul piano sia bilaterale che multilaterale, la Svizzera esprime alle autorità cinesi la propria preoccupazione in merito all'intensificazione della vigilanza e del controllo su cittadini e gruppi sociali. Inoltre intraprende azioni diplomatiche ad hoc per casi singoli e segue, nella misura del possibile, i processi contro i difensori dei diritti dell'uomo.

Negli ultimi anni, la situazione dei diritti umani in Cina è peggiorata. Con la sua politica dei diritti dell'uomo, la Svizzera tenta di contrastare tale evoluzione e di contribuire alla difesa di questi diritti in Cina. La Svizzera ha potuto ripetutamente constatare gli effetti positivi dell'attenzione internazionale su determinati casi singoli, ma non ci si può attendere che i suoi sforzi bastino per migliorare la situazione dei diritti umani in Cina. La cooperazione in quest'ambito è peraltro resa più difficile dalle accuse della Cina di ingerenza nei propri affari interni.

Poiché, come già ricordato in precedenza, il dialogo in materia di diritti umani ha un carattere confidenziale, sia la Svizzera sia la Cina evitano di fornire indicazioni dettagliate sul contenuto delle discussioni. Una violazione di questo principio metterebbe in pericolo l'essenza stessa del dialogo. Occorre pertanto rinunciare a una valutazione del dialogo in materia di diritti umani e a pubblicare un rapporto al riguardo. Una valutazione politica e critica dell'efficacia della nostra politica dei diritti dell'uomo nei confronti della Cina e del relativo dialogo avviene regolarmente nel quadro dei resoconti sulla politica estera in materia di diritti umani della Svizzera.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.