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18.3154 · Interpellanza · 2018-03-13

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Sull'esempio dell'Afghanistan, l'attuazione della condizionalità nell'ambito della cooperazione allo sviluppo richiesta dal Parlamento e ribadita dal Consiglio federale solleva alcuni interrogativi. Nel settembre 2017 le autorità afghane a Kabul hanno respinto per motivi formali l'entrata di una persona rimpatriata. Da allora la SEM, su richiesta delle autorità afghane, non può più eseguire rimpatri accompagnati. Nella primavera 2017 la Svizzera ha tentato di prendere parte a un volo speciale di rimpatrio dalla Germania in Afghanistan ma si è vista rifiutare l'autorizzazione dall'Afghanistan. La collaborazione dell'Afghanistan con la SEM presenta inoltre lacune a causa dei tempi di elaborazione delle domande della SEM inerenti all'acquisizione di documenti sostitutivi per i cittadini afghani da espellere, che si protraggono per più mesi. Nonostante tali problemi, all'inizio di marzo la Svizzera ha firmato un accordo quadro con il ministero delle finanze afghano sulla collaborazione tecnica e finanziaria.

Di fronte a questi eventi, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. L'accordo quadro con l'Afghanistan include clausole che tengono conto della condizionalità? In caso negativo, per quali ragioni?

2. In che misura la Svizzera tenta di fare leva sull'accordo per indurre le autorità afghane a migliorare la cooperazione in materia di riammissione?

3. In che misura sono stati considerati, nell'ambito di tale accordo quadro, gli interessi della Confederazione che esulano dall'ambito dello sviluppo e in che misura il contenuto di tale accordo è stato coordinato con altri dipartimenti? In che modo questo tipo di accordi tiene conto dell'approccio "whole of government" sostenuto dalla Confederazione?

4. Come pensa di tener conto il Consiglio federale della condizionalità nell'ambito della cooperazione allo sviluppo richiesta dal Parlamento e da esso stesso ribadita anche nel suo messaggio concernente la cooperazione internazionale della Svizzera 2017-2020?

Stellungnahme des Bundesrates

1./2. Dal 2006 è in vigore un accordo di trasferimento tripartito tra la Svizzera, l'Afghanistan e l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati (RS 0.142.393).

Parallelamente, dal 2015, è stato negoziato l'accordo quadro bilaterale tra la Svizzera e l'Afghanistan relativo alla cooperazione tecnica e finanziaria e all'aiuto umanitario. Questo accordo stabilisce la cornice normativa nella quale vengono attuati progetti e programmi della cooperazione internazionale della Svizzera in Afghanistan. L'accordo sancisce, a livello di diritto internazionale pubblico, alcuni principi fondamentali per la Svizzera: vengono disciplinati immunità e privilegi come, ad esempio, l'esenzione eccezionale da dazi doganali e dall'imposta sul valore aggiunto per i beni importati per le attività di cooperazione internazionale.

Nel quadro della deliberazione sul messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020 (FF 2016 2005), il Parlamento ha deciso di completare due dei relativi decreti federali come segue: "Se è nell'interesse della Svizzera, la cooperazione internazionale e la politica migratoria devono essere strategicamente correlate, focalizzando l'attenzione segnatamente sulle cause dei conflitti e delle migrazioni. In tale contesto è promossa la conclusione di accordi e partenariati nell'ambito della migrazione." Di conseguenza, il DFAE è impegnato a integrare anche nell'accordo quadro una clausola che accolga questa possibilità della correlazione strategica. Al momento della stipulazione dell'accordo quadro con l'Afghanistan non è stato più possibile includere esplicitamente una clausola relativa alla correlazione strategica della cooperazione internazionale con la politica migratoria.

Il tema della riammissione di richiedenti l'asilo respinti viene affrontato periodicamente durante gli incontri bilaterali, ma non faceva parte dei punti salienti nel corso delle trattative per l'accordo quadro. Alla luce di un evento verificatosi a settembre 2017, le autorità afghane hanno proposto di indire un incontro di esperti nel quadro dell'accordo sulla riammissione del 2006. L'incontro ha avuto luogo a Ginevra ad aprile 2018. In questa occasione le esperte e gli esperti hanno trovato un accordo su tempi di elaborazione più rapidi per le richieste della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) e sulla ripresa dei rimpatri in Afghanistan. Pertanto il blocco temporaneo dei rimpatri accompagnati, menzionato dall'autore dell'interpellante, è stato nel frattempo risolto d'intesa con le autorità afghane.

3. Tutti i Dipartimenti sono stati invitati a prendere posizione sull'accordo quadro sottoposto alla consultazione degli uffici. Il coordinamento e lo scambio di informazioni tra il DFAE e gli altri uffici interessati della Confederazione, in particolare la SEM, sono pertanto assicurati.

4. In fase di attuazione della correlazione strategica tra la cooperazione internazionale e la politica migratoria si tiene conto di tre livelli. In primo luogo la correlazione politica, impiegando processi e strumenti politici come, ad esempio, i partenariati in materia di migrazione. In secondo luogo la correlazione geografica, integrando in modo più efficace la migrazione in strategie di politica estera: la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del DFAE e la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) valutano in modo sistematico se il tema della migrazione non debba essere integrato quale ambito d'intervento nelle loro strategie Paese e regionali. Infine, la correlazione tematica, affrontando le cause della fuga, e quindi prevenendo la migrazione forzata, e inoltre migliorando la protezione e l'autonomia economica delle persone nelle regioni di provenienza. L'attuazione viene portata avanti congiuntamente dal DFAE e il DEFR, d'intesa con il DFGP, nell'ambito della struttura di cooperazione interdipartimentale in materia di migrazione internazionale (IMZ). L'attuazione pratica del mandato di correlazione viene presentata annualmente all'interno del rapporto IMZ.

Risposta del Consiglio federale.