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18.3155 · Mozione · 2018-03-14

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di denunciare l'accordo con l'Italia sulla fiscalità dei frontalieri essendo le aspettative di concludere un nuovo, più equo accordo ormai definitivamente sfumate dopo le recenti elezioni italiane.

Begründung

E' ormai evidente che il nuovo accordo con l'Italia sulla fiscalità dei frontalieri non è destinato a diventare realtà. Il dossier era già arenato prima delle elezioni italiane; adesso può essere considerato definitivamente defunto. Ciò in particolare a seguito dell'avanzata di forze politiche particolarmente attente agli interessi dei frontalieri i quali, in base al nuovo accordo, si sarebbero trovati confrontati con un aumento della pressione fiscale.

Il nuovo governatore della Lombardia ha dichiarato che l'accordo finora discusso è insoddisfacente e quindi da rifare. Ciò significa che siamo tornati ai piedi della scala. Il potere decisionale è di Roma, ma certamente la posizione della Lombardia ha un peso notevole.

L'Accordo del 1974 sull'imposizione dei frontalieri, nato come moneta di scambio per il riconoscimento da parte italiana del segreto bancario elvetico, non ha oggi più ragione di essere, dato il mutato contesto internazionale; i ristorni dei frontalieri, inoltre, vengono utilizzati dai Comuni italiani beneficiari per tappare i buchi nella gestione corrente, mentre le opere infrastrutturali di interesse comune transfrontaliero rimangono nel limbo (si pensi al depuratore di Porto Ceresio, ma anche ai posteggi Park & Ride mancanti per la ferrovia Stabio Arcisate, eccetera).

Già negli anni scorsi l'allora direttrice del Dipartimento federale delle finanze Widmer-Schlumpf aveva ipotizzato, in incontri con la Deputazione ticinese a Berna, una disdetta dell'Accordo del 1974 nel caso in cui l'Italia si fosse dimostrata reticente nella conclusione del nuovo trattato sulla fiscalità dei frontalieri. Ciò significa che anche il Consiglio federale ha comunque già preso in considerazione di percorrere questa via.

E' vero che l'accordo in vigore è parte della Convenzione di doppia imposizione e che la denuncia dell'uno potrebbe portare alla decadenza dell'altra. Tuttavia la Convenzione potrebbe se del caso essere rinegoziata.

Non è più sostenibile che il Ticino continui a pagare, con i ristorni, il prezzo di quello che era un beneficio generale per tutta la Confederazione. Un beneficio che però non esiste più da tempo.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

L'Accordo del 3 ottobre 1974 tra la Svizzera e I'Italia relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine è parte integrante della Convenzione per evitare le doppie imposizioni conclusa con l'Italia (art. 15 par. 4 CDI-I). Ciò significa che i due accordi costituiscono formalmente un unico accordo. Come spiegato in passato (cfr. interpellanza 14.3362), la denuncia di una parte di un accordo internazionale è possibile solo in casi limitati e a determinate condizioni. Sapere se queste condizioni sono adempiute è una questione che può essere valutata in maniera diversa dal punto di vista giuridico. Come giustamente rilevato dall'autore della mozione, una simile denuncia parziale potrebbe avere conseguenze sulla CDI-I e un impatto negativo sull'economia svizzera e, in particolare, su quella ticinese. La negoziazione di una nuova CDI sarebbe possibile, sempre che anche l'Italia sia disposta ad affrontare i negoziati, ma richiederebbe certamente diversi anni. Inoltre i negoziati si svolgerebbero in un clima poco favorevole alla ricerca di compromessi soddisfacenti, a causa della denuncia della CDI. Una simile situazione senza strumenti volti ad evitare le doppie imposizioni andrebbe certamente a sfavore dei massicci investimenti svizzeri in Italia e, viceversa, degli investimenti italiani in Svizzera che rivestono importanza per la piazza economica anche in termini di posti di lavoro.

Il Consiglio federale ha preso atto dei risultati delle elezioni in Italia. La situazione politica attuale non permette di fare previsioni riguardo alle ripercussioni sui dossier ancora in sospeso con l'Italia, in particolare in materia fiscale. La posizione del nuovo governo potrà essere valutata soltanto in un secondo momento. In merito all'imposizione dei lavoratori frontalieri, una soluzione soddisfacente per entrambe le parti contraenti, i Cantoni interessati e le cerchie economiche è già stata trovata grazie all'accordo parafato nel dicembre del 2015. Il Consiglio federale ritiene quindi che si debba continuare a privilegiare la via del dialogo con l'Italia. Firmare al più presto un nuovo accordo è anche nell'interesse della Svizzera.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.