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18.3230 · Mozione · 2018-03-15

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di istituire un ente di servizio pubblico pienamente indipendente (come autorità o in un'altra forma idonea) che abbia la competenza di esaminare anticipatamente e, se del caso, autorizzare i rilevamenti e le concentrazioni di imprese industriali d'importanza strategica finanziate con capitali stranieri. Una tale autorizzazione costituirebbe la premessa giuridica per una concentrazione o un rilevamento. Entro sei mesi il Consiglio federale deve selezionare e integrare in un programma globale di politica industriale le imprese che giudica rilevanti in termini di politica industriale. Questo programma deve tener conto della rivoluzione digitale e della trasformazione ecologica e sancire esplicitamente l'obiettivo di una quota industriale del 20 per cento, indispensabile sotto il profilo economico. Anche le PMI possono essere considerate rilevanti in termini di politica industriale.

Begründung

Già oggi oltre il 70 per cento del capitale delle 30 più grandi imprese svizzere è in mani straniere (secondo uno studio dell'UBS del 2015). Spesso appartengono a fondi d'investimento statunitensi, fondi di private equity, fondi pensionistici, fondi statali del Vicino Oriente o veicoli finanziari simili a carattere speculativo.

Oltre a essere di fatto una perdita di sovranità, questa circostanza promuove la deindustrializzazione, come dimostrano i numerosi licenziamenti di massa, le chiusure d'impresa, le ristrutturazioni, le ostilità e gli scorpori degli ultimi anni (Alstom, Swiss, Swiss Re, Credit Suisse, Saurer, Sulzer, OC Oerlikon, ABB, Nestlé etc.).

Senza un'industria forte la Svizzera mette a rischio il suo futuro. Inoltre, le imprese interessate - o attivamente partecipi come nel caso di Syngenta - percepiscono spesso ingenti sovvenzioni e traggono benefici dalla piazza svizzera della formazione e della ricerca.

L'UE, principale partner commerciale della Svizzera, ha drasticamente inasprito nel 2017 la sua politica industriale e ha messo in campo nuovi meccanismi di protezione per aziende d'importanza strategica.

Sottoporre le acquisizioni straniere a un semplice obbligo d'autorizzazione sarebbe un provvedimento nazionalistico sbagliato. Una vera sovranità industriale deve poggiare su una politica industriale che punti a uno sviluppo sostenibile, a un'elevata creazione di valore aggiunto e alla creazione di posti di lavoro e che sia impostata sul modello sociale svizzero. In quest'ottica anche le piccole e medie imprese svolgono un ruolo strategicamente importante. Il suddetto ente di servizio pubblico (o autorità) deve poter agire e prendere le sue decisioni in piena autonomia.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

L'elevato tenore di vita del nostro Paese è dovuto in ampia misura alla sua tradizionale apertura. La politica svizzera, aperta agli investimenti esteri, garantisce che la piazza economica sia sufficientemente alimentata da capitale e know-how e contribuisce alla creazione di valore aggiunto nonché al mantenimento e alla creazione di posti di lavoro. Secondo i dati più recenti, nel 2015 le affiliate ubicate in Svizzera di società multinazionali straniere davano lavoro a 470 000 persone, mentre nel 2016 il volume degli investimenti diretti esteri nel nostro Paese era di circa 965 miliardi di franchi (a titolo di confronto: l'intero volume degli investimenti diretti svizzeri all'estero ammonta a 1215 miliardi di franchi svizzeri).

In passato, inoltre, il settore industriale svizzero ha retto complessivamente bene, nonostante il contesto difficile soprattutto sul fronte valutario. Anche in Svizzera si osserva una transizione dall'industria al settore terziario, fatto che si spiega però con un progressivo aumento dell'occupazione in quest'ultimo settore. Dagli anni Novanta il numero degli occupati nel settore industriale non è diminuito. Nel quarto trimestre 2017 questo settore dava lavoro a circa 986 000 persone, in termini di equivalenti a tempo pieno (a titolo di confronto: nel quarto trimestre del 1997 gli occupati erano circa 946 000, sempre in equivalenti a tempo pieno). Nel raffronto internazionale il cambiamento strutturale in Svizzera è poco marcato.

Per consentire alla piazza economica elvetica di avere successo anche in futuro, le aziende devono poter compiere i necessari adeguamenti strutturali. In passato il Consiglio federale si è quindi detto più volte contrario a una politica industriale incentrata sul mantenimento delle strutture vigenti (cfr. il rapporto del Consiglio federale "Una politica industriale per la Svizzera" del 16 aprile 2014 in adempimento del postulato Bischof 11.3461).

Pur proponendo per questi motivi di respingere la presente mozione, l'Esecutivo rinvia al postulato Bischof 18.3376, "Acquisizioni di imprese svizzere da parte di investitori stranieri. La totale mancanza di controlli è ancora sostenibile?", che alla luce dei rischi di una distorsione della concorrenza o di un pregiudizio alla sicurezza e all'ordine pubblico invita il Consiglio federale a valutare in un rapporto i pro e i contro risultanti dalla creazione delle basi legali necessarie per controllare gli investimenti diretti esteri in aziende svizzere. Come affermato in risposta a questo postulato, il Consiglio federale è disposto a dar seguito a questa richiesta.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.