Lexipedia

18.3666 · Mozione · 2018-06-15

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di vincolare l'erogazione di fondi per l'aiuto allo sviluppo al trattamento riservato ai cristiani. L'invio di fondi in Paesi nei quali chi professa il cristianesimo viene discriminato o perseguitato dallo Stato o da terzi in virtù della sua fede deve essere limitato o revocato, a seconda dell'entità di tali vessazioni.

Begründung

Secondo l'indice pubblicato a gennaio del 2018 dall'organizzazione Porte Aperte/Open Doors, nel mondo circa 200 milioni di cristiani sono esposti a persecuzione. Per il periodo compreso tra il 1° novembre 2016 e il 31 ottobre 2017 Porte Aperte, il cui lavoro viene globalmente considerato serio e affidabile, ha individuato circa sessanta Paesi nei quali la libertà religiosa è talora fortemente limitata. Due indicatori centrali per riconoscere la violenza nei confronti dei cristiani sono il numero di fedeli assassinati e gli attentati alle chiese. I cristiani uccisi a causa della loro appartenenza religiosa sono stati, nel lasso di tempo in esame, circa 3000; la percentuale più elevata di uccisioni si è registrata in Africa. Gli edifici religiosi attaccati sono invece stati 793. La natura degli attacchi spazia da atti di vandalismo alla completa distruzione di luoghi di culto.

L'odio nei confronti dei cristiani è particolarmente diffuso anche nei Paesi che ricevono abbondanti fondi per l'aiuto allo sviluppo dalla Svizzera. Soltanto nei dieci Stati più ostili ai cristiani secondo l'indice summenzionato (Corea del Nord, Afghanistan, Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia, Iraq, Yemen, Iran), tra il 1960 e il 2016 la Svizzera ha fornito aiuto pubblico allo sviluppo per un totale di 2,4 miliardi di franchi. Nel 2016 gli aiuti in questi Paesi hanno quasi raggiunto 116 milioni di franchi.

Non è ammissibile che Stati che non proteggono i cristiani da discriminazioni o persecuzioni e che non riconoscono la libertà religiosa beneficino di contributi in denaro per lo sviluppo da parte della Svizzera.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Come illustrato a più riprese in passato dal Consiglio federale (cfr. pareri in merito alle mozioni 14.3826 e 11.3198), la promozione della libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose ed etniche, tra cui i cristiani perseguitati nel mondo, sono parte integrante della politica di collaborazione internazionale della Svizzera.

L'aiuto umanitario della Svizzera in Paesi come l'Afghanistan, la Corea del Nord, l'Iraq, la Libia, il Pakistan, la Somalia, il Sudan e lo Yemen si basa sui principi fondamentali del diritto internazionale umanitario ed è rivolto a tutte le persone bisognose, indipendentemente dalla provenienza, dal sesso, dalla lingua, dalla religione e dall'appartenenza politica e sociale. L'aiuto è commisurato alle esigenze delle rispettive popolazioni e non è destinato agli attori statali del Paese che lo riceve. Vincolarlo al comportamento dello Stato sarebbe inopportuno, inadeguato e in contrasto con la tradizione umanitaria della Svizzera.

Nell'ambito della politica di collaborazione internazionale con Paesi come l'Afghanistan, la Libia e la Somalia, accanto all'aiuto d'emergenza la Svizzera porta avanti programmi per la promozione civile della pace, nel tentativo di porre fine a conflitti, e per la protezione delle fasce vulnerabili della popolazione, in virtù dei quali s'impegna per il rispetto dei diritti umani, la promozione della libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose ed etniche.

Quanto al Pakistan, il Consiglio federale ha deciso, nell'ottica di una maggiore focalizzazione geografica, di abbandonare il relativo programma di cooperazione bilaterale allo sviluppo nel 2019. In Eritrea, invece, nell'ottobre 2017 la DSC ha lanciato la fase pilota di tre progetti di formazione professionale; un impegno, questo, che persegue anche obiettivi di politica migratoria e risponde a numerose richieste del Parlamento (cfr. parere del Consiglio federale sul postulato Pfister Gerhard 15.3954). L'Iran non è un Paese nel quale la Svizzera è attiva nell'ambito della sua politica di collaborazione internazionale.

Il Consiglio federale è del parere che la mozione comporterebbe inopportune conseguenze negative per il programma di cooperazione allo sviluppo della Svizzera e ritiene che, qualora l'impegno della Svizzera nei Paesi summenzionati dovesse venire meno, questo andrebbe a discapito, in primo luogo, di quelle persone che già vivono nelle condizioni più disagiate.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.