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18.3974 · Mozione · 2018-09-27

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di emanare disposizioni che vietino ai fornitori di servizi finanziari residenti in Svizzera di concedere crediti a progetti particolarmente dannosi per il clima. In particolar modo non dovrebbero più essere finanziate le compagnie petrolifere o quelle operanti nel settore del gas e del carbone, intenzionate a sfruttare nuovi giacimenti di carbone o a produrre energia con esso.

Begründung

Solamente UBS e Credit Suisse, tra il 2015 e il 2017, hanno concesso crediti dell'ammontare di 12,3 miliardi di dollari per l'estrazione di petrolio da sabbie bituminose e dagli abissi marini, per l'estrazione di olio di scisto dall'artico, metano liquido, impianti di estrazione del carbone ed energia alimentata a carbone. In questo modo ostacolano gli sforzi atti a contenere l'aumento globale della temperatura entro i 2 gradi, fissato dalla legge sul CO2 e dall'accordo di Parigi; inoltre sono responsabili del fatto che i fornitori svizzeri di servizi finanziari sovvenzionino l'aumento del surriscaldamento globale dai 4 ai 6 gradi. La Banca mondiale ha deciso di non finanziare più l'estrazione di petrolio, gas naturale o carbone. Non è accettabile che la piazza finanziaria svizzera contravvenga a decisioni internazionali di questo calibro e che contribuisca attivamente al surriscaldamento globale.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Con la ratifica dell'Accordo di Parigi sul clima la Svizzera si impegna a perseguire esplicitamente l'obiettivo di rendere i flussi finanziari compatibili con un percorso che conduca a uno sviluppo a basse emissioni di gas a effetto serra e resiliente al clima. Nel suo messaggio concernente la revisione della legge sul CO2 dopo il 2020 il Consiglio federale spiega che in una prima fase intende raggiungere questo obiettivo tramite provvedimenti volontari degli attori dei mercati finanziari.

La sostenibilità nel settore finanziario è parte integrante della politica dei mercati finanziari del Consiglio federale ed è considerata uno dei vari fattori trainanti dell'innovazione. Già all'inizio del 2016 l'Esecutivo ha adottato alcuni principi di sostenibilità in relazione alla politica dei mercati finanziari. Essi si orientano al primato di soluzioni basate sull'economia di mercato e alla sussidiarietà delle attività dello Stato, mirano alla trasparenza e tengono conto degli effetti a lungo termine. In veste di mediatore lo Stato può sostenere gli sforzi del settore volti a sviluppare il campo d'attività degli investimenti sostenibili (cfr. comunicato stampa del 24 febbraio 2016 "Gli organismi finanziari internazionali discutono di sostenibilità: il Consiglio federale definisce il ruolo della Svizzera").

Tra le autorità competenti e gli attori del settore finanziario ha luogo uno scambio intenso e regolare di informazioni e opinioni. Come illustrato nel parere all'interpellanza Jans 17.3914, nell'attuazione dell'obiettivo climatico per i flussi finanziari il Consiglio federale punta sulla libera volontà e sull'aumento della trasparenza.

Per considerazioni di carattere economico, gli istituti finanziari dovrebbero essere interessati a conoscere la loro esposizione ai rischi legati ai cambiamenti climatici e ad attenuare tali rischi. La crescente sensibilizzazione dei clienti fa sì che i modelli aziendali dannosi per il clima aumentino anche il rischio per la reputazione.

Il Consiglio federale ritiene che difficilmente il divieto di concedere crediti a progetti particolarmente dannosi per il clima sia compatibile con la libertà economica, sancita nella Costituzione, degli istituti finanziari interessati. La richiesta dell'autore della mozione solleva inoltre la questione della concreta attuabilità delle disposizioni proposte. Queste porrebbero seri problemi di elusione, delimitazione e di definizione.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.