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19.076 · Oggetto del Consiglio federale · 2019-11-27

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Zusammenfassung

Messagio del 27 novembre 2019 concernente la modifica della legge sulla tariffa delle dogane (Abolizione dei dazi doganali su prodotti industriali)

Ausgangslage

Comunicato stampa del Consiglio federale del 27.11.2019

Il Consiglio federale propone l'abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali

Il Consiglio federale propone l'abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali per migliorare le condizioni quadro economiche delle imprese e favorire i consumatori. Il 27 novembre 2019 ha preso conoscenza dei risultati della procedura di consultazione e sottoposto al Parlamento il messaggio relativo alla misura proposta. L'abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali fa parte del pacchetto di misure adottate per contenere il livello dei prezzi in Svizzera.

La maggior parte dei partecipanti alla consultazione si è espressa senza riserve in favore dell'abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali (dazi industriali). In particolare sono stati rilevati i vantaggi che ne deriverebbero per le imprese grazie allo sgravio finanziario e amministrativo.

L'abolizione dei dazi industriali permetterà alle aziende in Svizzera di beneficiare di costi intermedi più bassi e di ridurre i costi di produzione. L'economia svizzera è strettamente legata alle catene globali del valore: perciò l'abolizione dei dazi industriali consentirà alle nostre imprese di essere più competitive. Nel complesso migliorerà l'efficienza degli scambi commerciali e aumenterà la concorrenza. Ne beneficeranno anche i consumatori, perché l'importazione di svariati beni di consumo è ancora soggetta a dazio. È il caso, ad esempio, di automobili, biciclette, prodotti per la cura del corpo, elettrodomestici, scarpe, tessili e abbigliamento. Sarà istituito un apposito monitoraggio affinché questi vantaggi vadano effettivamente a favore dei consumatori.

Nel 2018 i proventi doganali realizzati con i dazi industriali ammontavano a 560 milioni di franchi (inclusa l'imposta sugli autoveicoli e l'IVA); negli ultimi anni superavano mediamente i 500 milioni di franchi. Grazie agli effetti positivi che la misura avrà per l'economia in generale (quantificabili in circa 860 mio. CHF), e alla conseguente crescita delle attività economiche e commerciali, le minori entrate verranno parzialmente compensate dall'aumento degli introiti fiscali. L'abolizione dei dazi industriali rientra nel pacchetto di misure che il Consiglio federale aveva deciso il 20 dicembre 2017 per agevolare le importazioni e ridurre così i fattori di maggiorazione dei prezzi in Svizzera.

La decisione in merito all'abolizione dei dazi industriali spetta ora al Parlamento. Nel caso in cui venisse approvata entrerebbe in vigore il 1o gennaio 2022. L'abolizione dei dazi industriali consentirebbe inoltre di semplificare la parte della tariffa doganale relativa ai prodotti in questione.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 04.06.2020

Bocciata abolizione dazi doganali su prodotti industriali

I dazi doganali sui prodotti industriali vanno mantenuti. Una loro abolizione causerebbe importanti perdite all'erario, non andrebbe a beneficio dei consumatori e indebolirebbe il potere negoziale della Confederazione. Ne è convinto il Consiglio nazionale che, con 108 voti contro 83 e 4 astenuti, ha bocciato l'entrata in materia sulla modifica della legge sulla tariffa delle dogane proposta dal governo.

Questa proposta, ha spiegato il relatore commissionale Markus Ritter (PPD/SG), giunge nel momento sbagliato: la crisi del coronavirus ha avuto un forte impatto sulle casse della Confederazione, da una fase di eccedenza strutturale si è passati a una prospettiva di deficit e programmi di austerità non sono da escludere.

Considerando che il Consiglio federale non ha previsto compensazioni per i mancati introiti, stimati in 560 milioni di franchi all'anno, non è il caso di ridurre ora le entrate della Confederazione. A subirne le conseguenze sarebbero le spese non vincolate, come l'aiuto allo sviluppo, la formazione, l'agricoltura e l'esercito.

Ritter ha poi fatto notare che le imprese hanno già beneficiato di sgravi fiscali per due miliardi nell'ambito della Riforma fiscale e finanziamento dell'AVS (RFFA). Sarebbe ora il momento di pensare a sgravi per persone fisiche, ha aggiunto.

Il relatore commissionale ha anche messo in dubbio l'efficacia della misura: "negli anni '90, quando erano stati ridotti i dazi sui prodotti agricoli, i consumatori non ne approfittarono". Insomma, le riduzione dei dazi spesso servono solo ad accrescere i margini di guadagno delle imprese. Ci sarebbe inoltre un notevole aumento della pressione sui dazi agricoli. La soppressione unilaterale dazi doganali sui prodotti industriali indebolirebbe anche il potere negoziale della Svizzera nelle trattative per nuovi accordi di libero scambio, ha fatto notare Samuel Bendahan (PS/VD).

Per la minoranza è invece adesso che occorre abolire questi dazi. "Bisogna sostenere ora le nostre imprese duramente toccate dalla crisi", ha sostenuto Petra Gössi (PLR/SZ). La riforma permetterebbe un sgravio amministrativo per le PMI per circa 100 milioni di franchi, ha aggiunto.

Per Magdalena Martullo-Blocher (UDC/GR) è assolutamente necessario migliorare le condizioni quadro per le imprese per affrontare la concorrenza internazionale in modo da evitare la delocalizzazione e mantenere i posti di lavoro in Svizzera. Per la democentrista i dazi sono misure protezionistiche retaggio di un passato che non c'è più. "Sono stati introdotti per proteggere dei settori che non esistono più e non torneranno più", ha aggiunto.

Si tratta insomma della misura più importante e di quella più utile per aiutare l'industria svizzera ad uscire da questa crisi, ha sostenuto il ministro dell'economia Guy Parmelin. Si tratta insomma di una "vera e propria riforma strutturale, che sarà utile sul lungo termine".

Gössi ha anche ricordato come l'abolizione dei dazi, eliminando uno degli ostacoli al commercio, è una delle misure adottate dal governo per combattere l'isola prezzi elevati che è la Svizzera. Sono inoltre previsti meccanismi per verificare che gli sgravi vadano a beneficio anche dei consumatori, che, grazie a una riduzione dei prezzi, risparmieranno 350 milioni di franchi.

Parmelin ha poi detto di non credere a un indebolimento del potere negoziale della Confederazione. La somma i gioco non è infatti sufficientemente elevata per poterla mettere sul piatto della bilancia. Agendo in modo unilaterale, la Svizzera sarebbe poi in buona compagnia: secondo Parmelin altri Paesi hanno già abolito questi dazi, come l'Islanda, il Canada, la Nuova Zelanda e la Norvegia.

Al voto, come detto la maggioranza - composta da PS, Verdi e parte dei gruppi UDC e del Centro - ha respinto l'abolizione dei dazi. L'oggetto passa ora agli Stati. Qualora i "senatori" dovessero pure loro bocciarne l'entrata in materia, il disegno di legge sarebbe definitivamente archiviato. La Commissione delle finanze degli Stati, in un voto consultivo, si è però schierata a favore con 7 voti contro 5.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 23.09.2020

Prodotti industriali, dazi import, abolizione va discussa

La proposta del Consiglio federale di abolire i dazi sull'importazione di prodotti industriali va discussa: dopo il "niet" del Consiglio nazionale, il Consiglio degli Stati ha accolto oggi per 29 voti a 14 l'entrata in materia sul progetto governativo.

La decisione odierna è contraria alla raccomandazione della commissione preparatoria, secondo cui il progetto non comporta alcuno sgravio essenziale per le imprese e che l'effetto positivo per i consumatori sarebbe minimo.

L'abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali sarebbe pertanto non soltanto inutile, ma arriverebbe nel momento sbagliato, viste le forti spese generate dalla pandemia di coronavirus.

Un'opinione difesa da diversi esponenti sia di destra che di sinistra nel plenum, secondo cui un taglio di oltre 500 milioni sulle entrate della Confederazione andrebbe perlomeno compensato da un'altra parte. Tagliare ora sulle entrate, alla luce del buco di bilancio che si annuncia, è irresponsabile, è stato dichiarato in aula.

I favorevoli al disegno governativo, come Martin Schmid (PLR/GR), Ruedi Noser (PLR/ZH) o Erich Ettlin (PPD/OW), hanno invece sostenuto l'entrata nel merito, sottolineando le ricadute positive di un taglio dei dazi - "un relitto del passato" lo ha definito Schmid - per i consumatori, ma anche per le imprese elvetiche, che potrebbero così procurarsi a prezzi inferiori macchine e altri prodotti.

Per Ettlin, la crisi attuale causata dalla pandemia rappresenta l'occasione propizia per dare un impulso alla produzione. I vantaggi di un taglio dei dazi sui prodotti industriali verrebbero più che compensati dal maggior dinamismo dell'economia elvetica.

Un argomento ripreso in aula dal ministro dell'economia Guy Parmelin, secondo cui le imprese beneficerebbero di un taglio dei dazi, specie quelle attive nell'agricoltura. Agli oltre 500 milioni di sgravi andrebbero aggiunti i risparmi generati dalla minore burocrazia per lo sdoganamento, calcolati in 100 milioni all'anno, ha specificato il consigliere federale democentrista.

Secondo Paul Rechsteiner (PS/SG), l'idea nata nel 2017 aveva ancora un senso allora, quando l'economia era in crescita, ma ora la situazione è cambiata. A causa della pandemia, la Confederazione ha messo a disposizione miliardi per l'economia; non vi è quindi bisogno di altri programmi d'impulso, specie se le mancate entrate non potranno essere compensate.

Al voto, tuttavia, la camera ha preferito entrare in materia. Qualora il Nazionale dovesse ribadire il suo "no", il progetto verrebbe archiviato.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 02.12.2020

Abolire dazi industriali malgrado opposizione Nazionale

Automobili, elettrodomestici, vestiti e altri articoli importati potrebbe presto costare di meno in Svizzera. Il Consiglio degli Stati ha approvato oggi (28 voti a 14) l'abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali. Il condizionale rimane però d'obbligo: il Consiglio nazionale ha infatti già fatto sapere di non volere tale riforma.

Attualmente i prezzi praticati in Svizzera sono in media del 30% superiori a quelli dei nostri vicini. Per contrastare il fenomeno dei prezzi alti, il governo ha così proposto la soppressione unilaterale di tutti i dazi industriali, seguendo l'esempio di altri Paesi come l'Islanda, il Canada, la Nuova Zelanda e la Norvegia.

La riforma, effettuata tramite una revisione della Legge sulla tariffa delle dogane, ha tre obiettivi principali. Il primo è diminuire i prezzi dei prodotti importati per le imprese, ma anche per i consumatori. Oggi vengono infatti ancora pagati dazi sulle importazioni di vari beni di consumo quali ad esempio automobili, biciclette, prodotti per la cura del corpo, elettrodomestici e capi d'abbigliamento.

Il secondo obiettivo è ridurre l'onere burocratico per le imprese, in particolare per le PMI, ha spiegato Ruedi Noser (PLR/ZH) a nome della commissione. La revisione legislativa permetterà infine di rafforzare la competitività della piazza economica svizzera.

Con l'abolizione dei dazi la Confederazione dovrà fare i conti con una diminuzione degli introiti di svariate centinaia di milioni di franchi: nel 2018 i proventi doganali realizzati con i dazi industriali ammontavano ad esempio a 560 milioni di franchi, pari allo 0,7% delle entrate.

In giugno il Consiglio nazionale aveva invece bocciato il progetto, respingendo l'entrata in materia con 108 voti contro 83 e 4 astenuti. Diversi i motivi che avevano spinto la Camera del popolo ad affossare la riforma, non da ultimo la necessità di non privare l'erario di importanti introiti in un momento di crisi come quello attuale.

Era anche stata messa in dubbio l'efficacia della misura: negli anni '90, quando erano stati ridotti i dazi sui prodotti agricoli, i consumatori non ne approfittarono, era stato sottolineato. Le riduzioni dei dazi rischierebbero dunque di accrescere i margini di guadagno delle imprese. Ci sarebbe inoltre un notevole aumento della pressione sui dazi agricoli. La soppressione unilaterale dei dazi sui prodotti industriali indebolirebbe anche il potere negoziale della Svizzera nelle trattative per nuovi accordi di libero scambio, come ha ricordato oggi anche Christian Levrat (PS/FR).

Il friburghese ha poi fatto notare che le imprese hanno già beneficiato di sgravi fiscali per due miliardi nell'ambito della Riforma fiscale e finanziamento dell'AVS (RFFA). Sarebbe ora il momento di pensare a sgravi per le persone fisiche, ha aggiunto.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 15.09.2021

CN: sì all'abolizione dei dazi industriali

Automobili, capi d'abbigliamento e altri articoli importati potrebbero presto costare di meno in Svizzera. Seguendo il Consiglio degli Stati, oggi anche il Nazionale ha approvato - con 106 voti a 75 e 15 astensioni - l'abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali, dopo che nel giugno del 2020 aveva respinto l'entrata in materia.

Attualmente i prezzi praticati in Svizzera sono in media del 30% superiori a quelli dei nostri vicini. Per contrastare il fenomeno dei prezzi alti, il governo ha proposto la soppressione unilaterale di tutti i dazi industriali, seguendo l'esempio di altri Paesi come l'Islanda, il Canada, la Nuova Zelanda e la Norvegia.

Oltre alla riduzione dei prezzi per imprese e consumatori, la riforma, effettuata tramite una revisione della Legge sulla tariffa delle dogane, mira a ridurre l'onere burocratico per le aziende, ha ricordato in entrata a nome della commissione preparatoria Jürg Grossen (PVL/BE).

La sinistra sosteneva la non entrata in materia. Jacqueline Badran (PS/ZH) ha fatto notare che l'80% dei beni importati non sono soggetti a dazi. Il governo ha parlato di una riduzione dei prezzi dello 0,1%, i consumatori non ne avranno dunque alcun vantaggio, ha poi rilevato. "Perderemmo inoltre la protezione di settori innovativi, come ad esempio quello delle biciclette, in pieno boom."

Regula Rytz (Verdi/BE) ha messo in guardia contro le mancate entrate: circa 560 milioni all'anno, proprio in un momento difficile e proposto, senza successo, un rinvio del progetto al Consiglio federale affinché rivedesse il testo in modo da renderlo in linea con gli obiettivi di protezione del clima.

Sull'altro fronte Petra Gössi (PLR/SZ) ha ricordato che il progetto mira a lottare contro l'"isola dei prezzi elevati". La diminuzione è complessivamente dello 0,1%, ha ammesso, rilevando però che per alcuni settori sarà maggiore. "Questo aumenterà la nostra concorrenzialità." Per Magdalena Martullo-Blocher (UDC/GR) si tratta di introdurre una misura a favore degli importatori ma anche per il consumo. "Possiamo semplificare la vita alle piccole e medie imprese", ha dichiarato.

L'Alleanza del Centro ha proposto di procedere in due fasi, con un'abolizione dapprima dei dazi sulle materie prime industriali e sui semilavorati. I rimanenti in seguito, ma solo se le finanze federali lo permetteranno, ha spiegato Leo Müller (LU). La sua proposta è stata bocciata di misura, con 98 voti a 97 e 2 astensioni.

Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, ha snocciolato i vantaggi che questa misura dovrebbe generare: migliori condizioni quadro per le aziende, meno costi amministrativi per i vari settori, effetto positivo su tutta l'economia svizzera, che potrebbe investire di più e creare posti di lavoro, e infine vantaggi per i consumatori.

"Vi posso garantire che la situazione attuale del bilancio della Confederazione permette di abolire questi dazi", ha poi aggiunto. "Non ho tendenze suicide", ha infine concluso il ministro dell'economia, garantendo che il Consiglio federale non ha alcuna intenzione di abolire in futuro anche i dazi agricoli.