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19.3498 · Interpellanza · 2019-05-09

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Il progetto Dazit, avviato il 1° gennaio 2018, intende digitalizzare l'AFD, semplificando in particolare i processi di riscossione dei dazi e dei tributi, oltre che migliorare la sicurezza della popolazione, dell'economia e dello Stato per quanto attiene alla criminalità transfrontaliera e migrazione irregolare. Nel raggio di azione del progetto si inserisce anche una riforma delle dogane mirante a un'unica struttura che riunisca tutte le competenze (controllo di persone, merci, veicoli e sicurezza dei confini; fatta eccezione per il servizio antifrode) per ragioni di razionalizzazione e maggiore efficienza del servizio. Questa organizzazione sembra però comportare alcuni cambiamenti anche a livello di requisiti del personale. In un bando di concorso dell'AFD appena pubblicato si cerca uno specialista doganale (controllo all'entrata del Paese di merci vietate e confisca di quelle pericolose) il quale non deve necessariamente essere svizzero, bastando un permesso di domicilio C per stranieri. A tal proposito va rilevato che il Corpo delle guardie di confine soggiace alla giustizia militare; sinora erano assumibili soltanto cittadini svizzeri, sui quali vengono per altro eseguiti periodicamente controlli di sicurezza da parte dei servizi di informazione dell'esercito. Inoltre ad ogni cittadino svizzero è espressamente vietato di prestare servizio armato per uno Stato estero. Finché vale tale fondato divieto, dovrebbe valere anche il contrario. Circa le riforme in corso è stato riportato dai media che il nuovo orientamento mira ad un profilo professionale uniforme che sostituirà quelli attuali di guardia di confine (controllo persone) e di specialista doganale (controllo merci). Tutti i collaboratori verranno formati per eseguire controlli globali di merci, persone e mezzi di trasporto e si specializzeranno in uno di questi tre ambiti. E sempre secondo i media essi "indosseranno la stessa uniforme e, in funzione dei compiti, saranno armati, anche se l'arma non sarà necessariamente da fuoco".

Per questi motivi chiedo al Consiglio federale:

1. In futuro il servizio di sicurezza ai confini potrà essere affidato a collaboratori senza cittadinanza svizzera? Se sì, sono previste eccezioni a dipendenza delle mansioni?

2. I titolari di permessi C potranno essere assunti dall'AFD per mansioni con arma?

3. Vi è carenza di personale di nazionalità svizzera dal punto della formazione?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Per quanto riguarda la cittadinanza, conformemente alle attuali prescrizioni relative al reclutamento dell'Amministrazione federale delle dogane (AFD), il personale doganale e quello del Corpo delle guardie di confine (CGCF) devono soddisfare requisiti diversi.

Al personale del CGCF, armato e in uniforme, è richiesta la cittadinanza svizzera. Il personale doganale deve essere in possesso della cittadinanza svizzera o del Principato del Liechtenstein oppure di nazionalità straniera e titolare del permesso di domicilio C.

L'AFD conta attualmente 4741 collaboratori, 70 dei quali non sono cittadini svizzeri. Questa cifra comprende anche i servizi di supporto.

Nel quadro dell'ulteriore sviluppo dell'AFD, il Consiglio federale esaminerà per quali funzioni sarà necessario in futuro disporre della cittadinanza svizzera.

2. Il personale che ai sensi dell'articolo 228 dell'ordinanza sulle dogane (RS 631.01) può impiegare mezzi di autodifesa e coattivi non è tenuto a possedere la cittadinanza svizzera.

3. Fatta eccezione per alcune funzioni tecniche o di specialista, al momento non sussiste carenza di personale qualificato di nazionalità svizzera.

Risposta del Consiglio federale.