19.4408 · Mozione · 2019-12-05
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di sospendere le disposizioni preferenziali sancite nell'Accordo di libero scambio (ALS) se le raccomandazioni formulate dalla Svizzera nel "Report of the Working Group on the Universal Periodic Review" (A/HRC/40/6) in occasione della 40a sessione del Consiglio dei diritti umani dell'ONU non dovessero essere attuate a tutti gli effetti. Si tratta delle raccomandazioni 28.35 (Close all "re-education centres" in Uighur areas and facilitate the visits by the United Nations High Commissioner for Human Rights and the special procedures in Xinjiang") e 28.176 (Put an end to the practice of "residential surveillance at a designated location", specifically with regard to human rights defenders and lawyers).
Sprecher - Port-parole - Portavoce: Molina
Begründung
Secondo le informazioni rilasciate da numerosi Stati, organizzazioni per i diritti umani e media, nella provincia cinese di Xinjiang vengono attualmente commessi crimini contro l'umanità. Le rivelazioni di "China Cables" illustrano come funziona la politica d'internamento dello Stato cinese contro la minoranza uigura, che secondo le stime colpisce ben oltre un milione di persone. La Svizzera non può assolutamente tollerare questa violazione del diritto internazionale, ma deve invece protestare in termini diplomatici, politici ed economici.
Nell'ALS con la Svizzera la Cina si impegna a rispettare le norme di diritto internazionale, i principi democratici e le disposizioni fondamentali dell'OIL sul lavoro (MoU integrale). Oggi la Cina viola palesemente questi impegni. In qualità di partner credibile e affidabile, la Svizzera deve trarne le dovute conseguenze ed esigere con fermezza un'inchiesta indipendente nonché una ricostruzione dei fatti da parte dell'ONU.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale è seriamente preoccupato per la situazione dei diritti umani nello Xinjiang. La Svizzera ha già varie volte manifestato questa preoccupazione a livello bilaterale e multilaterale. Da ultimo lo ha fatto il consigliere federale Ignazio Cassis nell'ambito del dialogo strategico tra la Svizzera e la Cina del 22 ottobre 2019 con il ministro degli esteri cinese Wang Yi. A livello multilaterale il nostro Paese ha più volte sollevato - autonomamente, ma anche insieme ad altri Stati - la questione degli uiguri nello Xinjiang, chiedendo la chiusura dei campi di internamento. Inoltre, attraverso il rispettivo accordo di cooperazione concluso parallelamente all'accordo di libero scambio Svizzera-Cina, la Svizzera intrattiene con la Cina un dialogo bilaterale di alto rango sul lavoro e l'occupazione. Il nostro Paese prevede pertanto di discutere la questione del lavoro forzato in occasione del prossimo incontro, che si svolgerà presumibilmente l'estate prossima.
La Svizzera continuerà a sfruttare tutti i canali disponibili per ristabilire il rispetto dei diritti umani nello Xinjiang in generale e migliorare la situazione degli uiguri in particolare.
Il Consiglio federale ritiene però che non sia opportuno stabilire un nesso diretto tra le raccomandazioni del Consiglio dei diritti umani dell'ONU e le concessioni doganali previste dall'accordo di libero scambio (ALS) con la Cina.
L'ALS non prevede la possibilità di una sospensione parziale o totale, quale che ne sia il motivo, ma soltanto quella di una denuncia dell'intero accordo. Il Consiglio federale dubita tuttavia che una tale misura possa portare a un miglioramento della situazione degli uiguri. La denuncia dell'ALS non escluderebbe inoltre l'importazione in Svizzera di prodotti eventualmente frutto di lavoro forzato, anche se a tariffe doganali normali.
Sarebbe più efficace, secondo il Consiglio federale, coinvolgere e sensibilizzare al problema gli importatori privati, sollecitandoli così a prevenire ed escludere il lavoro forzato dalle loro catene globali del valore. Il Consiglio federale si aspetta dalle aziende che risiedono o operano in Svizzera che si assumano le proprie responsabilità conformemente agli standard internazionali, alle linee guida OCSE per imprese multinazionali sulla responsabilità sociale d'impresa e ai principi dell'ONU per l'economia e i diritti umani, e questo per tutte le attività svolte sia nel nostro Paese che all'estero. Per soddisfare queste aspettative gli importatori interessati devono poter accedere alle informazioni disponibili. A tal fine l'Amministrazione federale organizza dal 2018, in cooperazione con camere di commercio e associazioni settoriali, dei workshop sull'attuazione delle procedure di diligenza in materia di diritti umani. A breve la SECO e il DFAE inviteranno le imprese e associazioni di categoria dei settori dell'export a una tavola rotonda sul tema in oggetto.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.