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19.4409 · Interpellanza · 2019-12-09

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

E'noto che la Segreteria di stato della migrazione (SEM) ha bloccato la concessione della cittadinanza elvetica all'imam tunisino Samir Radouan Jelassi, attivo presso la moschea di Viganello (Lugano), ritenendo che egli costituisca "una compromissione duratura della sicurezza interna ed esterna della Svizzera". Ciò è accaduto nell'ottobre 2018.

Risulta poi che la citata moschea - stando a quanto trapelato a margine dell'inchiesta sul radicalizzatore islamista attivo in "Argo1" cui è stata recentemente revocata la cittadinanza svizzera e in altre situazioni pubblicamente note - sarebbe stata frequentata da musulmani radicalizzati e da persone poi condannate all'estero, o partite in territori di conflitto per combattere nelle fila di Daech.

Benché nessun procedimento penale risulti aperto nei confronti dell'imam, è altresì vero che in una piccola comunità islamica come quella ticinese, "una decina di persone radicalizzate" non sono poca cosa.

Nelle loro prese di posizione pubbliche, l'imam ed il suo rappresentante legale hanno evocato la collaborazione di Jelassi con enti pubblici federali e cantonali nell'ambito della formazione e dell'integrazione: in particolare con il DECS e con la Segreteria di stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI), allora diretta da Mauro Dell'Ambrogio.

Chiedo pertanto al Consiglio federale:

1. Come giudica il Consiglio federale la situazione creatasi attorno all'imam Jelassi? In base a quali solidi elementi la SEM è giunta alla decisione di bloccare la concessione della cittadinanza svizzera all'imam ritenendolo una "duratura compromissione della sicurezza interna ed esterna" del nostro Paese?

2. Corrisponde al vero che, a margine delle perquisizioni eseguite nell'ambito dell'inchiesta a carico del radicalizzatore attivo in Argo1 e condannato in via definitiva dal TPF, anche la moschea in cui opera l'imam Jelassi fu oggetto di verifiche da parte delle autorità di polizia federali e cantonali? Se sì, come valuta il Consiglio federale il fatto che la comunità e lo stesso imam negarono tale circostanza?

3. Come giudica il Consiglio federale fatto che l'imam Jelassi, che la Segreteria di Stato per la migrazione sospetta di legami con il terrorismo islamico, abbia collaborato con la SEFRI? C'è forse un problema di passaggio d'informazioni, all'interno dell'amministrazione federale, su temi della massima sensibilità ed importanza?

Stellungnahme des Bundesrates

1. e 2. Per motivi inerenti al segreto d'ufficio, all'obbligo di mantenere il segreto previsto in materia di procedura penale nonché alla protezione dei dati e della personalità, il Consiglio federale non può esprimersi su casi individuali di natura operativa. Inoltre, come indicato nei media, la procedura di naturalizzazione menzionata dall'autore dell'interpellanza non è ancora conclusa, in quanto è stato interposto ricorso contro la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM).

3. La legge federale sulla protezione dei dati (LPD; RS 235.1) stabilisce il quadro per la raccolta e l'utilizzo delle informazioni. Nell'ambito della cittadinanza, l'articolo 45 capoverso 1 della legge sulla cittadinanza (LCit; RS 141.0) prevede che i dati possano essere scambiati unicamente tra le autorità incaricate dell'esecuzione di questa legge. Pertanto, la trasmissione di dati personali in relazione a una procedura che rientra nel campo d'applicazione della LCit ad altre autorità non previste dall'articolo sopra citato non è in linea di principio possibile.

Formato da rappresentanti dell'Amministrazione federale, delle scuole universitarie e delle associazioni musulmane, il gruppo di lavoro competente in materia di programmi di formazione e formazione continua per imam e consulenti religiosi è stato istituito dall'attuale Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI) per il periodo da fine 2010 a fine 2014. La persona menzionata dall'autore dell'interpellanza ha partecipato al gruppo di lavoro quale esperto della religione islamica. All'epoca la SEFRI non disponeva di informazioni secondo cui questa partecipazione era inopportuna.

Risposta del Consiglio federale.