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Neomadri che restano a casa: più informazioni sulle ragioni per cui le donne non tornano al lavoro dopo il congedo di maternità

19.4508 · Postulato · 2019-12-19

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è invitato ad approfondire i risultati scaturiti dallo studio del 2016 sulle cause per cui le neomadri decidono di interrompere l'attività professionale qualche mese dopo il parto. Occorre esaminare i criteri qualitativi di queste decisioni, in particolare se dietro di esse si cela la prospettiva di un clima ostile sul posto di lavoro o se vi sono state pressioni dirette o indirette da parte dei datori di lavoro.

Begründung

Uno studio condotto dall'ufficio BASS nel 2016 ha dimostrato che il 10 per cento delle donne è oggetto di discriminazioni a causa della maternità. Oltre il 10 per cento ha dovuto affrontare l'ostilità dei datori di lavoro dopo aver annunciato la gravidanza. Nel 6 per cento dei casi il datore di lavoro ha consigliato alla lavoratrice di cambiare lavoro. Dopo l'annuncio della gravidanza, quasi il 20 per cento delle dipendenti si è visto proporre di lasciare il posto di lavoro "di comune accordo" oppure il datore di lavoro ha espresso la volontà di rescindere il contratto. L'11 per cento delle interpellate ha dichiarato che il mancato ritorno al lavoro è effettivamente stato dovuto al licenziamento. In oltre un terzo dei casi (36 % delle risposte pervenute), quest'ultimo è intervenuto dopo la scadenza delle 16 settimane di protezione dal licenziamento perché la lavoratrice in questione non voleva mantenere il suo posto di lavoro.

Queste cifre emergono solo in filigrana dallo studio BASS, in realtà dedicato al tema correlato del congedo prenatale e quindi lacunoso in merito alle vere ragioni per cui le donne non tornano al lavoro dopo il congedo di maternità. Tali ragioni possono essere l'impossibilità di ottenere una riduzione dell'orario di lavoro, una modifica temporanea dell'orario di lavoro o il rifiuto del datore di lavoro di dover gestire gli impegni genitoriali delle neomadri.

Considerate le difficoltà in cui versano attualmente le imprese, che devono già fare i conti con la carenza di manodopera qualificata, l'uscita delle donne dal mercato del lavoro dopo il congedo di maternità è problematica. Abbiamo bisogno di dati scientifici affidabili per determinare i motivi alla base di questi sviluppi e per trovare soluzioni costruttive. Lo studio del 2016, unico nel suo genere, deve quindi essere approfondito e riproposto periodicamente dalle autorità competenti allo scopo di ottenere dati qualitativi su questa tematica.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale ha già sottolineato la sua posizione sulle interruzioni non volute dei rapporti di lavoro nelle mozioni 19.3058 Aumentare le sanzioni in caso di licenziamento di giovani madri per maternità o gravidanza e 19.3059 Prolungare la durata di protezione dal licenziamento per le donne che rientrano dal congedo maternità, entrambe depositate dal consigliere nazionale Reynard Mathias. La conciliabilità tra lavoro e famiglia rappresenta per la Confederazione una priorità politica ed è estremamente importante anche dal punto di vista economico. Il Consiglio federale condivide quindi l'obiettivo di mantenere l'occupabilità delle madri dopo un'interruzione del rapporto di lavoro. La tendenza va del resto nella giusta direzione: secondo la rilevazione annuale sulle forze di lavoro in Svizzera, negli ultimi 25 anni la quota delle madri non occupate si è dimezzata, e corrisponde oggi al 20 per cento. Nel 2018, inoltre, il 63 per cento delle madri attive professionalmente aveva un grado d'occupazione superiore al 50 per cento.

Lo studio del 2018, commissionato dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) e a cui fa riferimento l'autrice del postulato, riguardava soprattutto le interruzioni dei rapporti di lavoro prima del parto (Rudin/Stutz/Bischof/Jäggi/Bannwart, "Erwerbsunterbrüche vor der Geburt", UFAS, Rapporto di ricerca 2/18, 65). Ciononostante, al suo interno si trovano anche statistiche dettagliate sulla situazione delle lavoratrici dopo il rientro dal congedo di maternità, dalle quali risulta che, sul numero complessivo delle donne impiegate prima del congedo, il 5,6 per cento ha rescisso il rapporto di lavoro di propria iniziativa, mentre il 3,2 per cento è stato licenziato. La grande maggioranza delle neomadri (81 %) ha tuttavia ricominciato a lavorare entro un anno dal parto e un ulteriore 4 per cento prevedeva di rientrare alla scadenza dei 12 mesi. Il resto delle donne interpellate (15 %), senza un'occupazione al momento del sondaggio, ha giustificato la propria situazione adducendo le seguenti ragioni: il 36 per cento non desidera lavorare, almeno per il momento; al 22 per cento non è stata offerta la possibilità di ridurre il proprio grado d'occupazione; il 13 per cento vuole prolungare il congedo maternità; il 12 per cento non ha trovato un posto di custodia adatto; l'11 per cento è stato licenziato dal datore di lavoro e il 6 per cento ha sviluppato problemi di salute.

Le ragioni della situazione occupazionale dopo il congedo di maternità identificate nello studio suggeriscono che la grande maggioranza delle donne decide di non rientrare sul mercato del lavoro, a medio o lungo termine, per scelta propria e facendosi carico delle spese che ne conseguono. In generale, risulta che le donne che tornano al lavoro si trovano in un clima incoraggiante e favorevole a soluzioni consensuali. L'82 per cento delle donne interpellate afferma infatti che, dopo l'annuncio della gravidanza, ha ricevuto un trattamento corretto e incoraggiante. Il fatto che, nel 62 per cento dei casi, le donne intervistate rientrate al lavoro dopo la loro prima gravidanza abbiano ridotto il loro grado di occupazione, lascia intendere che, ove possibile, il datore di lavoro è venuto incontro a questa loro esigenza. Tali risultati non devono però nascondere il fatto che in una minoranza dei casi continuano a esservi problemi. Come il Consiglio federale ha sottolineato nei pareri relativi alle menzioni di cui sopra (19.3058 e 19.3059), a suo parere le disposizioni legali in vigore sembrano offrire nel complesso una buona protezione.

I motivi e le circostanze delle interruzioni dei rapporti di lavoro dopo la nascita di un figlio sono quindi già stati esplorati. Il Consiglio federale ritiene che una nuova analisi della situazione non apporterebbe alcun valore aggiunto. Continuerà tuttavia ad analizzare i dati disponibili e a dare alta priorità all'integrazione dei lavoratori qualificati nel mercato del lavoro.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

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