20.3570 · Interpellanza · 2020-06-10
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
1. Come mai tra gennaio e maggio 2020 quasi 14 000 cittadini dell'UE-28 si sono annunciati alla disoccupazione in Svizzera?
2. Come mai tra marzo e aprile 2020 il tasso di disoccupazione dei cittadini di nazionalità bulgara, ceca, francese, greca, italiana, polacca, portoghese, rumena, slovacca, spagnola e ungherese è nettamente aumentato (almeno dello 0,6 %), mentre quello dei cittadini austriaci, croati, danesi, svedesi, tedeschi, dei Paesi Bassi e del Regno Unito ha registrato una crescita relativamente contenuta (meno dello 0,5 %)?
3. Quali conclusioni si possono trarre riguardo all'impatto fiscale del tasso di disoccupazione delle persone di queste nazionalità sulla Svizzera?
4. Qual è stato invece l'andamento tra marzo e aprile 2020 del tasso di disoccupazione degli svizzeri che lavorano in Austria, Francia, Italia e Spagna?
5. Quanti stranieri [suddivisi per nazionalità, qualifica, categoria professionale, fascia salariale (salario mensile inferiore a CHF 4000, tra CHF 4000 e CHF 6000, tra CHF 6000 e CHF 8000 e superiore a CHF 8000) e grado di occupazione (inferiore al 50 %, tra il 50 e il 75 % e superiore al 75 %)] sono stati interessati dal lavoro ridotto a causa della crisi del coronavirus? A quanto ammontano le indennità per lavoro ridotto versate dallo Stato tra marzo e giugno 2020 ai cittadini svizzeri, a quelli dell'UE e a quelli di Paesi terzi a causa del coronavirus?
Begründung
Stando alle cifre della Segreteria di Stato dell'economia (SECO), tra gennaio e aprile 2020 il numero di disoccupati provenienti dai Paesi dell'UE-28 è passato da 38 423 a 48 090. Nello stesso periodo del 2019 si era invece riscontrato un calo (-9933 disoccupati). Di fronte a questo aumento di quasi 10 000 disoccupati, registrato nell'arco di quattro mesi, bisogna dunque interrogarsi sul ruolo di questi lavoratori stranieri nel mercato del lavoro, considerato anche il fatto che probabilmente molti di loro sono stati interessati dal lavoro ridotto.
Stellungnahme des Bundesrates
Domande 1 e 2
A metà marzo la crisi del coronavirus ha avuto un improvviso e violento impatto sull'economia svizzera. Le imprese hanno reagito ai provvedimenti delle autorità e al brusco calo della domanda soprattutto ricorrendo al lavoro ridotto. Nonostante il ricorso massiccio a questo strumento, nella primavera 2020 si è verificato un sensibile aumento della disoccupazione.
A fine giugno 2020 il tasso di disoccupazione era del 3,2 per cento, quindi di 1,1 punti percentuali superiore al valore dello scorso anno.
Il significativo aumento della disoccupazione nei mesi da marzo a maggio 2020 ha interessato una serie di professioni e di settori economici, indipendentemente dalla nazionalità. Le conseguenze della pandemia da coronavirus hanno avuto un impatto maggiore rispetto alla media sui cittadini di alcuni Paesi europei: infatti queste persone sono più attive nel settore alberghiero e della ristorazione e in quello dell'edilizia, in cui si è registrato il maggiore aumento della disoccupazione. Al netto delle fluttuazioni stagionali, a giugno il tasso di disoccupazione in questi settori è sceso per la prima volta dall'inizio della crisi di COVID-19.
Domanda 3
In confronto agli altri lavoratori, coloro che sono attivi nelle regioni e nei settori più colpiti dalla crisi beneficiano maggiormente delle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione (AD): in un periodo di forte disoccupazione, questi gruppi di persone ricevono un numero più elevato di prestazioni AD rispetto a quanto versano sotto forma di contributi salariali. Dato che i cittadini UE/AELS sono molto presenti nei settori con un alto rischio di disoccupazione, in media fanno parte dei beneficiari netti dell'AD.
Domande 4 e 5
Il Consiglio federale non dispone dei dati al riguardo. Non è possibile determinare in che modo l'indennità per lavoro ridotto è ripartita tra le varie nazionalità, dato che non viene conteggiata a livello individuale per i singoli dipendenti, bensì a livello aziendale.
Risposta del Consiglio federale.