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20.3580 · Interpellanza · 2020-06-10

Cancelleria federale

Liquidato

Wortlaut

Durante la crisi pandemica abbiamo constatato che, per motivi linguistici, molti migranti non riuscivano a seguire le informazioni pubblicate dai media; soprattutto durante le prime settimane, queste difficoltà erano per loro fonte di disperazione. Il nostro obiettivo in materia di politica dell'integrazione consiste nel rendere possibile l'apprendimento rapido di una lingua nazionale alle persone che si stabiliscono in Svizzera. Per diversi motivi, tuttavia, questo risultato non può essere sempre raggiunto. Secondo l'Ufficio federale di statistica in Svizzera vi sono circa 2 milioni di persone la cui lingua principale è diversa da quella del luogo in cui risiedono. Secondo alcuni studi, in caso di eventi o tematiche importanti tali persone dovrebbero venirne informate nella loro madrelingua. L'UFSP ha provveduto con il tempo a pubblicare informazioni in diverse lingue. Per diffondere l'informazione in modo capillare, diverse organizzazioni di migranti e media destinati ai migranti hanno cercato con le loro modeste risorse di colmare le lacune presenti nella diffusione delle informazioni. Il dibattito nei media rilevava che il bisogno d'informazione rimaneva insoddisfatto. In caso di epidemia è nell'interesse della sanità pubblica che tutte le disposizioni e le raccomandazioni diffuse siano ben capite. A tale riguardo il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. In che modo il Consiglio federale assicura che le esigenze di informazione siano soddisfatte per tutti i gruppi della popolazione?

2. Come giudica il Consiglio federale il bisogno di informazione in lingue diverse dalle lingue nazionali? Quante persone avrebbero tale esigenza? Quale importanza viene attribuita al fatto che, in caso di epidemia, tutte le disposizioni e le raccomandazioni siano ben capite?

3. Di quali canali esso ha fatto uso durante la crisi pandemica per comunicare in lingue diverse da quelle nazionali? Ha potuto rilevare lacune di comunicazione?

4. Vi sono relazioni istituzionalizzate con organizzazioni di migranti o media destinati ai migranti che possono potenziare la diffusione dell'informazione? In che modo il Consiglio federale imposta la collaborazione con questi enti? Esso ritiene che tale collaborazione possa essere estesa? In futuro tali organizzazioni e media diverranno parte integrante della comunicazione in caso di crisi e riceveranno un sostegno?

5. Quali istituzioni statali potrebbero collaborare in modo strutturato con queste organizzazioni?

6. Come giudica il Consiglio federale la parziale dipendenza di quest'ultime da sostenitori finanziari esteri? Quali misure prende per contrastare la diffusione di notizie scorrette gestita dall'estero?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Secondo la legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20) è necessario che gli stranieri residenti in Svizzera si familiarizzino con la realtà sociale e le condizioni di vita della Svizzera, segnatamente imparando una lingua nazionale (art. 4 cpv. 4). Per tale ragione il Consiglio federale e le autorità federali comunicano con la popolazione primariamente nelle lingue ufficiali. L'articolo 57 LStrI prevede inoltre che la Confederazione, i Cantoni e i Comuni informino e prestino consulenza agli stranieri sulle condizioni di vita e di lavoro in Svizzera. In virtù di questo articolo la Confederazione promuove regolarmente e in numerosi settori l'informazione in lingue non nazionali.

2. Durante una crisi, e segnatamente durante una crisi pandemica è di centrale importanza informare possibilmente tutte le persone, in modo rapido e inequivocabile, sulle misure o regole di comportamento più importanti da seguire. Anche in questi casi la comunicazione avviene in altre lingue diffuse in Svizzera. In tale ambito le autorità applicano le regole iscritte nella legge sulle lingue (LLing, RS 441.1, articolo 7) e si adoperano ai fini di una lingua chiara e conforme alle esigenze dei destinatari.

Oltre due milioni di persone residenti in Svizzera in permanenza si esprimono principalmente in una lingua diversa da quelle nazionali. Non è dato di sapere quante di queste persone non dispongano di sufficienti conoscenze di una lingua nazionale per capire le informazioni diffuse dalle autorità. Quasi mezzo milione di tali persone indica l'inglese quale lingua principale; seguono il portoghese, l'albanese, lo spagnolo e il serbo/croato. Di esse, quasi 220 000 d'età superiore ai 15 anni non parlano abitualmente una delle lingue nazionali né a casa né sul lavoro e nemmeno presso un centro di formazione.

3. Dall'inizio della crisi pandemica in Svizzera, importanti informazioni vengono tradotte in numerose lingue non nazionali e diffuse attraverso il sistema sanitario, gli uffici competenti in materia d'integrazione e i social media. Per raggiungere i migranti, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), in coordinamento con la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), si avvale segnatamente dei seguenti canali:

- il sito Internet dell'UFSP (https://www.bag.admin.ch/bag/it/home/krankheiten/ausbrueche-epidemien-pandemien/aktuelle-ausbrueche-epidemien/novel-cov/faq-kontakte-downloads/downloads-in-verschiedenen-sprachen.html) con informazioni scritte e audiovisive in più lingue non nazionali e in un linguaggio semplificato;

- il sito Internet della campagna "Così ci proteggiamo." (https://ufsp-coronavirus.ch/) con schede informative in 21 lingue non nazionali (albanese, amarico, arabo, farsi, georgiano, inglese, kurmancî, mandarino, polacco, portoghese, rumeno, russo, serbo, slovacco, somalo, spagnolo, tamil, tibetano, tigrino, turco, ungherese);

- i video esplicativi dell'UFSP su diversi aspetti della pandemia e delle misure di contrasto disponibili in numerose lingue non nazionali;

- l'applicazione per il tracciamento, parimenti disponibile in più lingue non nazionali. La scelta delle lingue è stata fatta in considerazione delle dimensioni delle comunità di migranti e del numero di richiedenti l'asilo;

- i media e le reti di diffusione destinate ai migranti, che ricevono le informazioni nonché un sostegno finanziario per il loro adeguamento e la diffusione;

- importanti attori nei settori dell'integrazione, dell'asilo, sociale e della sanità nonché rappresentanze diplomatiche, regolarmente invitati a diffondere ulteriormente informazioni sulle proprie reti;

- la raccolta e la diffusione di informazioni da parte di diversi attori mediante il sito migesplus.ch della Croce Rossa Svizzera.

La comunicazione attraverso questi canali si è dimostrata valida. Tuttavia è possibile che persone con difficoltà di lettura o poche conoscenze delle autorità, dei media o di una lingua nazionale non abbiano potuto essere raggiunte. L'UFSP lancia pertanto un'inchiesta presso la popolazione di migranti e gli esperti affinché l'attività informativa possa all'occorrenza essere ulteriormente migliorata.

Inoltre durante la crisi pandemica la task force della Confederazione e dei Cantoni contro la violenza domestica, diretta dall'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo, ha provveduto a rendere disponibili i manifesti di una campagna contro la violenza domestica in 10 lingue non ufficiali oltre che in tedesco, francese e italiano.

4. Secondo l'articolo 53 capoverso 4 LStrI la Confederazione, i Cantoni e i Comuni cooperano nell'adempimento dei compiti in materia di integrazione anche con le organizzazioni di migranti. Nel quadro dei programmi d'integrazione cantonali (PIC) elaborati nel 2014, i servizi cantonali e comunali competenti in materia di integrazione hanno potuto rafforzare le loro relazioni con le organizzazioni di migranti. Durante la crisi pandemica questi contatti istituzionalizzati hanno dimostrato la loro validità.

5. Cfr. risposte 3 e 4.

6. Alle organizzazioni attive in Svizzera non è vietata l'accettazione di fondi provenienti dall'estero. Le autorità sono tenute a collaborare con organizzazioni che si attengono all'ordinamento giuridico svizzero. Il Consiglio federale combatte la diffusione di eventuali false informazioni in primo luogo mediante una comunicazione costante e attiva.

Risposta del Consiglio federale.