20.3723 · Interpellanza · 2020-06-18
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
La legge sulle epidemie (LEp), segnatamente il suo articolo 35, autorizza il Governo a mettere in quarantena le persone sospette malate o sospette contagiate e a mettere in isolamento le persone malate, contagiate o che espellono agenti patogeni. In una situazione simile, l'Esecutivo non dovrebbe allentare anche la legislazione relativa al versamento del contributo per l'assistenza per i beneficiari di assegni per grandi invalidi dell'AI? In tempi di crisi, questo contributo deve poter servire a indennizzare i familiari per il lavoro che hanno fornito per forza di cose.
Begründung
Per rispondere alla crisi sanitaria dovuta alla pandemia di SARS-CoV-2, il Governo ha adeguato diversi meccanismi, ad esempio per indennizzare i genitori o aiutare le imprese. Che ne è dei familiari dei beneficiari di un contributo per l'assistenza?
Durante la crisi, queste persone non hanno potuto ricevere l'aiuto e il sostegno dei terzi impiegati a tal fine. Spesso sono stati i familiari a dover sostituire gli assistenti che non potevano più lavorare, ad esempio perché:
1. gli assistenti sono persone a rischio oppure erano stati messi in isolamento o quarantena;
2. i beneficiari del contributo per l'assistenza non disponevano del materiale di protezione necessario e sono quindi stati obbligati a rinunciare agli assistenti per proteggere la loro salute (dovere di qualsiasi datore di lavoro);
3. le strutture diurne erano chiuse e i loro residenti sono dovuti andare a vivere da familiari, potendo in tal caso chiedere il versamento del contributo per l'assistenza, ma senza riuscire ad assumere assistenti a breve termine;
4. i beneficiari del contributo per l'assistenza sono persone a rischio e hanno opportunamente deciso di proteggersi mettendosi volontariamente in quarantena, per esempio andando temporaneamente a vivere da familiari e sollecitando così questi ultimi.
Secondo la legislazione, il contributo per l'assistenza non può essere utilizzato per indennizzare i parenti in linea retta né i coniugi, i partner registrati e le persone con cui si convive di fatto. Sarebbe giusto allentare questa regolamentazione per permettere di indennizzare i familiari per il lavoro fornito durante una crisi sanitaria.
Stellungnahme des Bundesrates
Il 20 marzo 2020 il Consiglio federale ha predisposto diverse misure per attenuare le conseguenze economiche della diffusione del coronavirus. Tra queste rientra anche l'indennità di perdita di guadagno per il coronavirus concessa ai salariati, agli indipendenti e ai genitori che hanno dovuto interrompere l'attività lucrativa perché la custodia dei figli da parte di terzi non era più garantita, in particolare a causa della chiusura delle scuole. Il 16 aprile 2020 il Consiglio federale ha esteso il diritto all'indennità ai genitori di figli con disabilità fino a 20 anni compiuti che frequentano istituzioni o scuole speciali chiuse in seguito ai provvedimenti adottati per combattere il coronavirus. Le prestazioni previste dall'ordinanza COVID-19 perdita di guadagno del 20 marzo 2020 (RS 830.31) saranno versate fino al 16 settembre 2020.
Inoltre, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha adottato diverse misure per facilitare le procedure di attuazione dell'assicurazione invalidità. Ad esempio, è stata garantita la possibilità di continuare a versare il salario agli assistenti che non potevano più fornire le loro prestazioni, consentendo nel contempo di aumentare il grado di occupazione di altri assistenti. L'aumento dell'importo disponibile durante la chiusura delle scuole o delle strutture diurne era anche inteso a permettere agli assistenti di fornire più ore di aiuto in modo da coprire il bisogno di assistenza supplementare.
Il Consiglio federale riconosce che le persone che si prendono cura di familiari con problemi di salute hanno bisogno di un maggiore sostegno per poter svolgere questi compiti fondamentali in modo ottimale. Tuttavia, ritiene che allentare la legislazione per permettere di indennizzare i familiari tramite il contributo per l'assistenza sarebbe eccessivo. Da un lato, sarebbe poco ragionevole concedere questa possibilità soltanto durante un periodo transitorio e, dall'altro, il ricorso ai familiari contrasta con l'obiettivo del contributo per l'assistenza, che è proprio quello di ridurre l'onere a carico dei familiari.
La legge federale concernente il miglioramento della conciliabilità tra attività lucrativa e assistenza ai familiari (Messaggio relativo alla legge federale concernente il miglioramento della conciliabilità tra attività lucrativa e assistenza ai familiari; FF 2019 3381), adottata dal Parlamento il 20 dicembre 2019, prevede in particolare di introdurre nel Codice delle obbligazioni il diritto a un congedo pagato di tre giorni per evento e di estendere il diritto agli accrediti per compiti assistenziali alle persone che assistono conviventi, il che consentirà di occuparsi meglio di un familiare o del partner e di conciliare in modo più soddisfacente l'assistenza a malati con lo svolgimento di un'attività lucrativa.
Risposta del Consiglio federale.