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20.3992 · Interpellanza · 2020-09-14

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato d'informare il Parlamento in merito alle pressioni esercitate recentemente da alcuni agricoltori e lobby agricole che auspicano che sia autorizzato nuovamente un prodotto a base di neonicotinoidi, comunemente denominato "Gaucho" (principio attivo: imidacloprid), nel trattamento delle sementi di barbabietola al fine di lottare contro l'afide vettore del giallume virotico.

Inoltre, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.

1. È stata depositata una domanda presso il Consiglio federale e/o l'Ufficio federale dell'agricoltura per autorizzare nuovamente l'utilizzo di pesticidi contenenti neonicotinoidi?

2. In caso affermativo, qual è la posizione del Consiglio federale e/o dell'Ufficio competente?

3. Il Consiglio federale e l'Ufficio federale dell'agricoltura sono in possesso dei più recenti studi scientifici sulla tossicità di tali prodotti, in particolare per gli organismi viventi e per l'uomo, nonché sulla loro persistenza nel suolo e nell'acqua? In caso affermativo, ne tengono conto?

4. Dal 2018, il Consiglio federale e/o l'Ufficio federale dell'ambiente hanno commissionato ricerche agronomiche per trovare delle alternative ai neonicotinoidi a seguito del divieto di utilizzarli in pieno campo? In caso affermativo, quali sono i risultati?

5. Il Consiglio federale è informato in merito ai recenti sviluppi scientifici indipendenti concernenti soluzioni contro gli organismi nocivi rispettose dell'ambiente e della salute umana?

6. La comunità scientifica indipendente (i ricercatori che non hanno alcun rapporto con l'industria) è stata consultata regolarmente durante il processo di omologazione dei neonicotinoidi?

Begründung

Nel 2012 è stata introdotta una moratoria europea per alcuni neonicotinoidi. Sulla base di numerose ricerche scientifiche era infatti stato puntato il dito su tre molecole, tra cui l'imidacloprid (la molecola che i coltivatori di barbabietole vorrebbero poter utilizzare), per la loro elevata tossicità.

Sulla base dell'evidenza scientifica dell'impatto di tali molecole sulle api (domestiche e selvatiche), nel 2018 è stato introdotto il divieto di utilizzo in pieno campo in Svizzera e in Europa, indipendentemente dal tipo di coltura.

Le api erano state al centro delle discussioni sfociate nel divieto dei neonicotinoidi e sebbene abbiano contribuito a sensibilizzare l'opinione pubblica e gli organi decisionali sulla tossicità di tali molecole, il problema è di portata ben più ampia. Queste molecole, che persistono nel suolo per una ventina d'anni, hanno effetti negativi anche su altri impollinatori, come le api selvatiche e la fauna del suolo, nonché sull'intero ecosistema.

Sembra che oggi alcuni produttori di barbabietole auspichino che venga autorizzato nuovamente l'imidacloprid per la durata di tre anni, adducendo che la loro coltura (la loro filiera) è minacciata da un afide vettore di un virus che colpisce la barbabietola. Giustificano la loro richiesta sostenendo che le api non sarebbero esposte a questo pesticida poiché la barbabietola da zucchero non fiorisce durante il primo anno e affermano che questo periodo permetterebbe loro di trovare delle alternative.

Ciò significa ignorare quanto succede nel sottosuolo. Infatti, dopo la semina di un seme ricoperto di neonicotinoidi, solamente il 2-20 per cento del principio attivo viene assorbito dalle radici e trasportato in tutta la pianta (si parla di pesticida sistemico). Il restante 80-98 per cento contamina inutilmente il suolo e potrebbe anche inquinare le zone a bordo campo o essere trasportato mediante ruscellamento nei corsi d'acqua intaccando le falde freatiche. Pertanto, è necessario tenere conto delle api, ma è altresì fondamentale considerare l'impatto di tali pesticidi sugli altri insetti, sugli organismi del suolo e sui vertebrati, come uccelli, pesci e mammiferi, di cui facciamo parte anche noi, per valutare l'impatto globale dei neonicotinoidi.

Anche se per alcune colture come la barbabietola da zucchero o la patata vi è ancora molto da fare, nessuna coltura è incompatibile con il bio. Di recente, alcuni agronomi italiani hanno dimostrato che sarebbe possibile rinunciare ai neonicotinoidi nelle colture di mais, peraltro soggette a numerose malattie. È stato testato un sistema di assicurazione multirischio in una situazione reale nella quale si applicano i principi della lotta integrata e si interpellano i consulenti agricoli. Da un'analisi economica è emerso che per gli agricoltori questo sistema di protezione delle colture dai parassiti è più interessante, dal punto di vista finanziario, rispetto al ricorso ai neonicotinoidi e che le rese rimangono invariate.

Alla luce di quanto precede, sarebbe quindi inaccettabile permettere di inquinare pesantemente l'ambiente per migliorare temporaneamente la situazione economica di un'unica filiera agricola. È bene anche ricordare che il divieto emanato per l'imidacloprid era stato preceduto da una moratoria parziale di otto anni, durante la quale erano stati svolti più di 1200 studi, finanziati in gran parte con il denaro dei contribuenti. Questi studi dimostrano chiaramente che questa molecola è pericolosa per alcuni organismi viventi, nefasta per la salute umana e che compromette a lungo termine il nostro suolo.

Stellungnahme des Bundesrates

1. Quest'autunno sono state depositate tre mozioni (Mo. Page 20.4005, Mo. Bourgeois 20.4095, Mo. Stark 20.4168) e un'interpellanza (Ip. Page 20.3944) che chiedono al Consiglio federale di autorizzare temporaneamente un neonicotinoide per il trattamento delle sementi di barbabietola al fine di lottare contro l'afide vettore del giallume virotico. Inoltre sono pervenute all'UFAG numerose richieste da parte di agricoltori direttamente interessati.

2. Il Consiglio federale è consapevole della preoccupante situazione fitosanitaria legata al giallume virotico nelle colture di barbabietole da zucchero e delle ingenti perdite di resa che ci si può attendere. Vista la necessità di proteggere le colture di barbabietole, il Consiglio federale valuterà varie opzioni che consentano di potenziare i mezzi di lotta contro l'afide vettore di questa virosi. Per raggiungere tale obiettivo è necessario un programma ambizioso che comprenda segnatamente la ricerca di metodi alternativi di protezione delle barbabietole, l'esame e la scelta di varietà tolleranti, lo sviluppo di modelli di allerta che consentono d'intervenire in maniera mirata e il sostegno ai sistemi di produzione che rinunciano all'utilizzo di pesticidi.

3. L'Ufficio federale dell'agricoltura e i servizi di valutazione della Confederazione dispongono delle informazioni sul riesame della sostanza imidacloprid svolto dall'Unione europea (UE). Si tratta, segnatamente, delle differenti conclusioni dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Questa agenzia indipendente è incaricata, in particolare, di valutare sul piano scientifico i rischi legati all'utilizzo dei prodotti fitosanitari nell'UE.

4. La Confederazione è attiva nella ricerca di alternative all'utilizzo dei prodotti fitosanitari. Nel suo programma d'attività 2018-2021, Agroscope ha posto l'accento sullo sviluppo di strategie e tecniche di protezione delle colture che contribuiscono a ridurre il numero di applicazioni di prodotti fitosanitari e i rischi ad essi correlati. Nello specifico, Agroscope sta elaborando un programma di ricerca volto a promuovere la coltivazione sostenibile della barbabietola da zucchero. L'Istituto di ricerca per l'agricoltura biologica (FiBL), sostenuto dalla Confederazione, ha lanciato, dal canto suo, un programma per migliorare la coltura biologica della barbabietola da zucchero.

5. La ricerca svizzera nel settore della protezione sostenibile dei vegetali è certamente una delle più avanzate, grazie in particolare al lavoro svolto dai due istituti di ricerca sopracitati. La rinuncia all'utilizzo di neonicotinoidi nelle colture di mais in Italia, citata come esempio, è da tempo una realtà in Svizzera. La situazione fitosanitaria nel settore del mais non è però paragonabile ai problemi osservati nelle colture di barbabietole da zucchero; non si tratta degli stessi organismi nocivi e l'avvicendamento delle colture praticato in relazione al mais non permette di combattere gli afidi.

6. Nell'ambito dell'omologazione, i rischi sono oggetto di una valutazione scientifica realizzata da esperti dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria, della Direzione del lavoro della Segreteria di Stato dell'economia e di Agroscope. La procedura definita nell'ordinanza sui prodotti fitosanitari (RS 916.161) non prevede la consultazione di altri ricercatori della comunità scientifica. I servizi di valutazione della Confederazione tengono conto di tutti gli elementi di ordine tecnico o scientifico di cui possono ragionevolmente disporre nonché dei risultati delle valutazioni svolte dall'EFSA. L'indipendenza di questa valutazione rispetto all'industria è pertanto garantita.

Risposta del Consiglio federale.