20.4030 · Interpellanza · 2020-09-21
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il 14 aprile 2019 la Confederazione Svizzera ha concluso un contratto di donazione con la Società Max Liebermann per l'opera dipinta dall'artista omonimo, "Grosse Seestrasse in Wannsee". Il quadro era stato acquistato nel 1948 a titolo privato a Berlino dall'allora ambasciatore svizzero François de Diesbach, ed era appeso in un locale della residenza dell'Ambasciata svizzera. La Confederazione parte dal presupposto di aver acquisito la proprietà del dipinto per usucapione.
In tale contesto chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:
1. Su quale base legale si è fondata la Confederazione per la donazione?
2. Per quale motivo la Confederazione non ha applicato la legge federale sulla promozione della cultura?
3. Per quale motivo il dipinto è stato donato e non prestato? Qual è l'interesse pubblico legato alla donazione del dipinto?
4. La Confederazione ha preso in considerazione la donazione o il prestito a un istituto d'arte svizzero? In caso affermativo, perché questa soluzione non è stata concretizzata?
5. Secondo il diritto tedesco (applicabile alla questione della proprietà del dipinto), l'opinione prevalente è che un oggetto originariamente in detenzione rimane sempre in detenzione. La trasformazione in proprietà, a posteriori, non è ammessa. Un'opera, se una volta è stata in detenzione, non può essere acquisita per usucapione. Quando François de Diesbach era ancora in vita, la Confederazione era la detentrice del dipinto. Come giustifica la Confederazione il fatto che, contrariamente alla dottrina prevalente, dopo la morte dell'ambasciatore de Diesbach ne è diventata proprietaria?
6. In un comunicato stampa del 23 gennaio 2020, il DFAE ha dichiarato che una pretesa successoria per quanto concerne il dipinto è stata respinta in via definitiva. In realtà, la pretesa non è stata respinta in via definitiva, bensì è stato solo deciso, in via cautelare, di non vietare la donazione del dipinto. Perché il DFAE non ha informato correttamente l'opinione pubblica?
Stellungnahme des Bundesrates
François de Diesbach, l'allora capo della rappresentanza svizzera a Berlino, è deceduto all'improvviso poco dopo aver acquistato il quadro privatamente. Non aveva eredi diretti. Il dipinto è quindi rimasto nella rappresentanza svizzera a Berlino. Contrariamente a quanto accaduto con una cornice trovata negli anni 1960 e restituita alla vedova, in questo caso non è stato possibile determinare il proprietario del dipinto. Degli esperti sono stati incaricati di verificare se si trattasse di un'opera d'arte frutto di spoliazioni. Sono inoltre state fatte ricerche per trovare potenziali eredi che potessero costituire una comunione ereditaria. Visto che anche questi sforzi si sono rivelati vani, nel 2016 si è iniziato a cercare per il dipinto una soluzione a lungo termine, giuridicamente ineccepibile e di interesse pubblico. Il Museo Liebermann di Berlino si è dichiarato disposto a prendere in custodia il dipinto e a restituirlo nel caso in cui, successivamente, fosse risultato frutto di spoliazioni. Nel 2018 un lontano parente di de Diesbach si è presentato dinanzi al Tribunale di appello del Cantone di Berna per rivendicare il dipinto. Il Tribunale ha respinto l'azione legale e nell'aprile del 2019 è stata eseguita la donazione.
Il Consiglio federale risponde come segue alle domande dell'interpellante:
1) La Confederazione si basa sull'articolo 728 del Codice civile svizzero (RS 210) e sull'articolo 937 del Codice civile tedesco (BGB), che contemplano la prescrizione acquisitiva, nonché sull'articolo 239 e seguenti del Codice delle obbligazioni (RS 220) e sull'articolo 516 e seguenti del BGB, che disciplinano la donazione.
2) Nessun articolo della legge sulla promozione della cultura è applicabile in questo caso.
3) Si tratta di una soluzione a lungo termine che è conforme ai principi internazionali, in particolare per quanto concerne le opere d'arte frutto di spoliazioni, e tiene conto di due interessi pubblici: l'accessibilità e la conservazione del dipinto.
4) No. Il Museo Liebermann a Berlino era la soluzione più appropriata per ovvi motivi: è il luogo dove il quadro è stato realizzato e acquistato e dove viene conservata gran parte delle opere di Max Liebermann.
5) Il Tribunale di appello del Cantone di Berna ha confermato la concezione giuridica della Confederazione, supportata da un parere giuridico.
6) Poiché l'attore non ha presentato ricorso, la sentenza del Tribunale di appello del Cantone di Berna è passata in giudicato.
Risposta del Consiglio federale.