Dopo la condanna penale a carico dei suoi vertici, il Consiglio centrale islamico della Svizzera venga finalmente dichiarato fuori legge
20.4292 · Interpellanza · 2020-10-30
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Wortlaut
Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha di recente condannato Nicolas Blancho e Qaasim Illi, esponenti di punta del Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS), a rispettivamente 15 e 18 mesi di detenzione con la condizionale. La pena è stata inflitta per propaganda proibita in favore di Al Qaida e di altre organizzazioni estremiste.
Il pericolo costituito dall'estremismo islamico è palese. La tragica ed allarmante escalation degli eventi in Francia lo dimostra. La Svizzera non può certo ritenersi al sicuro da attentati: a metà settembre ha registrato il primo morto a Morges. La nuova legge antiterrorismo - peraltro sottoposta a referendum da parte di ambienti di sinistra - fornisce alcuni strumenti, ma non può certo dirsi sufficiente.
Il CCIS è più volte finito sotto la lente della giustizia. Adesso si è arrivati ad una condanna penale dei suoi vertici i quali, tra l'altro, erano assenti ingiustificati al momento della lettura della sentenza: a dimostrazione della considerazione in cui questi islamisti tengono la legislazione svizzera ed il nostro Stato di diritto. Evidentemente si riconoscono in altre regole (islam politico).
A pochi giorni dalla condanna in sede penale dei suoi vertici, il CCIS contribuisce imperterrito con le proprie campagne via social ad aizzare il clima in Francia, che sfocia poi nei bestiali omicidi perpetrati da estremisti islamici, giunti in Europa come finti rifugiati.
Chiedo al Consiglio federale:
- E' intenzione del Consiglio federale, alla luce della condanna penale inflitta ai vertici del CCIS, dichiarare fuori legge questa organizzazione ed ordinarne lo scioglimento e l'espulsione dalla Svizzera dei membri stranieri o con doppio passaporto?
- E' intenzione del Consiglio federale, anche in considerazione dell'escalation del terrorismo islamista nella vicina Francia, che non può certo lasciare indifferente i Paesi vicini, decretare finalmente il divieto di finanziamenti esteri per moschee e centri culturali islamici?
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio non commenta casi concreti né decisioni di un'autorità giudiziaria.
1. Il Consiglio federale può vietare un'organizzazione o un gruppo che direttamente o indirettamente propaga, sostiene o favorisce in altro modo attività terroristiche o di estremismo violento e che in questo modo minaccia concretamente la sicurezza interna o esterna (art. 74 cpv. 1 della legge federale sulle attività informative LAIn, RS 121). Sinora un simile divieto doveva fondarsi su una decisione delle Nazioni Unite o dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (art. 74 cpv. 2 LAIn); in futuro saranno sufficienti un divieto o una sanzione delle Nazioni Unite (revisione dell'articolo approvata dal Parlamento il 25 settembre 2020). Il Consiglio federale non potrà pertanto vietare nemmeno in futuro un'organizzazione o un gruppo che non figuri in una decisione di divieto o sanzionatoria delle Nazioni Unite. Finora in Svizzera sono stati vietati i gruppi terroristici "Al-Qaïda" e "Stato islamico" nonché le organizzazioni associate le cui attività costituiscono una minaccia elevata per la sicurezza interna ed esterna del Paese.
Le autorità della Confederazione verificano sistematicamente, entro i limiti delle possibilità legali, le misure di allontanamento e di respingimento nonché la revoca della cittadinanza. La pronuncia di misure di allontanamento e di respingimento per la salvaguardia della sicurezza interna ed esterna della Svizzera è compito dell'Ufficio federale di polizia (fedpol). Questo può disporre divieti d'entrata ed espulsioni nei confronti di stranieri, se vi sono indizi concreti e attuali di attività terroristiche, compreso il sostegno a un'organizzazione vietata (art. 67 cpv. 4 e art. 68 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione LStrI, RS 142.20). La legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), approvata dal Parlamento il 25 settembre 2020, consentirà l'impiego di ulteriori misure preventive di polizia.
La Segreteria di Stato della migrazione può, con il consenso dell'autorità del Cantone d'origine, revocare la cittadinanza svizzera a una persona che possiede anche la cittadinanza di un altro Stato, se ha commesso un grave crimine nel quadro di attività terroristiche, di estremismo violento o di criminalità organizzata (art. 42 legge sulla cittadinanza, LCit, RS 141.0, in combinato disposto con l'articolo 30 dell'ordinanza sulla cittadinanza, OCit, RS 141.01).
2. Come ha già affermato nelle sue risposte alla mozione Wobmann 19.4005 e all'interpellanza Gafner 20.3780, il Consiglio federale è consapevole dei rischi che le comunità e i predicatori islamici estremisti costituiscono per la sicurezza interna, l'evoluzione della società e la pace religiosa. Sarebbe tuttavia discriminatorio, e quindi anticostituzionale (art. 8 cpv. 2 Cost.), limitare i diritti fondamentali delle sole comunità musulmane. Il Consiglio federale si oppone dunque a una sorveglianza di tutte le moschee in Svizzera che vada oltre una valutazione dei rischi concreti per la sicurezza. Un tale provvedimento sarebbe anche in contraddizione con l'articolo 5 capoverso 6 della legge federale sulle attività informative (LAIn; RS 121), che autorizza ad acquisire informazioni relative a un'organizzazione o a una persona soltanto "se sussistono indizi concreti che tale organizzazione o tale persona esercita i propri diritti per preparare o eseguire attività terroristiche, di spionaggio o di estremismo violento". La Confederazione e i Cantoni intrattengono una stretta e proficua collaborazione in questo ambito.
A parere del Consiglio federale è tuttavia necessaria una maggiore trasparenza nel finanziamento delle istituzioni religiose. L'Ufficio federale di polizia (fedpol), in collaborazione con il SIC, sta esaminando altre possibilità giuridiche per individuare e impedire il finanziamento di istituzioni religiose che favoriscono l'estremismo violento e la radicalizzazione.
Risposta del Consiglio federale.