20.4295 · Interpellanza · 2020-10-30
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Da alcune settimane Armenia e Azerbaigian stanno combattendo per il Nagorno-Karabakh, con pesanti perdite di vite umane. La regione si trova ancora una volta al centro dello scacchiere geopolitico, visto che nel conflitto sono coinvolti, oltre ai due Stati direttamente interessati, anche Turchia, Israele, Russia e Iran. Alla luce dei fatti, è soprattutto la Turchia a dover essere considerata un aggressore diretto, tanto che è già stata rimproverata da Francia, Russia e altri Stati poiché - tra le altre cose - attraverso questo Paese sono stati introdotti di nascosto jihadisti siriani nella zona di conflitto.
La popolazione cristiana del Nagorno-Karabakh è la più vulnerabile in questo conflitto, dato che non dispone di uno Stato riconosciuto a livello internazionale e quindi nemmeno della relativa protezione. Anzi, attualmente viene anche bombardata dallo stesso Stato che rivendica il territorio. La popolazione del Nagorno-Karabakh rischia lo sfollamento forzato e lo sterminio. E la stessa sorte toccherebbe all'intero popolo armeno se la Turchia dovesse continuare a perseguire la sua politica di grande potenza. L'Azerbaigian e la Turchia rifiutano i colloqui di pace sotto la guida del Gruppo di Minsk dell'OSCE, che è esplicitamente responsabile di questa mediazione.
In considerazione di questa situazione di minaccia, che fa apparire possibile anche un'escalation ben oltre la regione, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Quale posizione assume il Consiglio federale per proteggere la popolazione del Nagorno-Karabakh? Il Consiglio federale si riconosce nei Principi di Madrid emanati dall'OSCE, che comprendono un piano concreto per la risoluzione del conflitto?
2. Il Consiglio federale sarebbe disposto ad accettare la Repubblica dell'Artsakh come Stato indipendente se ciò rappresentasse la soluzione per proteggere il popolo armeno?
3. Quali misure adotta il Consiglio federale per evitare che le relazioni economiche con la Turchia e l'Azerbaigian (p. es. attraverso la compagnia petrolifera statale Socar) vengano utilizzate per finanziare la guerra nel Caucaso?
4. Quali sono le misure in materia di economia, migrazione e politica estera che il Consiglio federale ha a disposizione ed è pronto ad adottare per sanzionare le ingerenze della Turchia, contrarie al diritto internazionale, nel conflitto del Nagorno-Karabakh?
5. Quali sono gli sforzi che il Consiglio federale ritiene possibili o che ha già intrapreso a livello diplomatico per mediare in questo conflitto?
Stellungnahme des Bundesrates
1. La Svizzera si compiace del fatto che la violenza sia cessata dopo la firma della dichiarazione del 10 novembre 2020, ma continua a chiedere il rispetto del diritto internazionale umanitario. Auspica la ripresa di un dialogo costruttivo sotto l'egida del Gruppo di Minsk dell'OSCE, come ribadito più volte anche in seno all'OSCE stessa e al Consiglio d'Europa. Il capo del DFAE ha ricordato la posizione della Svizzera ai ministri degli esteri dell'Armenia e dell'Azerbaigian rispettivamente il 23 e il 28 ottobre 2020. Visto il peggioramento della situazione umanitaria, il DFAE ha stanziato 1 milione di franchi a favore del CICR e 200 000 franchi a favore della Croce Rossa Svizzera per l'aiuto umanitario nella zona di conflitto.
2. In generale, il Consiglio federale predilige una soluzione diplomatica secondo i principi del diritto internazionale. Per quanto riguarda il futuro status del Nagorno-Karabakh all'interno dell'Azerbaigian, la Svizzera sostiene gli sforzi dei co-presidenti del Gruppo di Minsk dell'OSCE per raggiungere una pace giusta e duratura tra l'Azerbaigian e l'Armenia.
3. Come sottolineato nel Piano d'azione nazionale su imprese e diritti umani rivisto nel 2020, il Consiglio federale si aspetta che le imprese che hanno sede o operano in Svizzera si assumano le proprie responsabilità in materia di diritti umani. Ciò vale anche per la responsabilità aziendale secondo gli standard e le linee guida riconosciuti a livello internazionale in materia di responsabilità sociale delle imprese.
4. Conformemente alla legge del 22 marzo 2002 sugli embarghi (LEmb; RS 946.231), il Consiglio federale può disporre misure coercitive per applicare le sanzioni adottate dall'Organizzazione delle Nazioni Unite o dai principali partner commerciali della Svizzera (ossia, in pratica, dall'UE) e volte a far rispettare il diritto internazionale pubblico, in particolare i diritti umani.
5. La Svizzera sostiene gli sforzi del Gruppo di Minsk dell'OSCE per porre fine in modo pacifico al conflitto. In passato si è anche messa a disposizione per incontri ad alto livello tra l'Armenia e l'Azerbaigian e offre tuttora questa possibilità.
Risposta del Consiglio federale.