Guerra del Nagorno-Karabakh. Chiarire il ruolo di Socar (Svizzera) nel finanziamento del conflitto
20.4464 · Postulato · 2020-12-10
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a redigere un rapporto dettagliato sulle attività svolte in territorio svizzero, sulle connessioni e sui flussi finanziari in uscita dalla Svizzera delle rappresentanze della società SOCAR - la compagnia petrolifera di Stato della Repubblica dell'Azerbaigian - aventi sede in Svizzera, per quanto riguarda il finanziamento della guerra tra Azerbaigian e Nagorno-Karabakh, in particolare dal punto di vista dell'acquisto di materiale bellico e dell'impiego di mercenari jihadisti siriani nelle ostilità.
Begründung
La società SOCAR è interamente detenuta dallo Stato azero. Nel 2019 questa società ha generato 49 miliardi di dollari di entrate, di cui 37,5 miliardi (77 %) in Svizzera. SOCAR possiede diverse filiali e holding in Svizzera (SOCAR Energy Holdings AG, SOCAR Trading SA, SOCAR Energy Switzerland GmbH, Pensionskasse SOCAR Energy Switzerland, ecc.). Da oltre 13 anni la società SOCAR Trading, con sede a Ginevra, è incaricata di commercializzare il petrolio azero in tutto il mondo. I dettagli di queste attività sono stati riportati dal Tages-Anzeiger nell'edizione di lunedì 30 novembre 2020.
Gli utili realizzati da SOCAR sul suolo svizzero hanno permesso all'Azerbaigian di dotarsi di droni ad alto potenziale distruttivo in provenienza da Israele e dalla Turchia, ma soprattutto di bombe a grappolo vietate dal diritto internazionale e utilizzate contro la popolazione civile nonché di bombe al fosforo impiegate per distruggere più di 1800 ettari di foreste nel Nagorno-Karabakh durante la guerra scatenata da Baku e Ankara, il 27 settembre scorso, contro gli armeni del Nagorno-Karabakh. Amnesty International e Human Right Watch hanno pubblicamente denunciato queste pratiche che violano gravemente il diritto internazionale.
Va rilevato che il reclutamento di militanti jihadisti e siriani - che in base alle nostre leggi sono considerati terroristi - e il loro trasferimento in Azerbaigian per combattere contro gli armeni - fatti questi documentati dalle autorità francesi e russe - nonché la loro retribuzione, non avrebbero potuto avvenire senza i fondi attinti dai proventi di SOCAR in Svizzera.
Risulta opportuno chiarire la situazione in un rapporto e formulare le raccomandazioni necessarie in materia.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
La Svizzera attua in linea di principio una politica di apertura nei confronti degli investimenti esteri, che sono di fondamentale importanza per la nostra piazza economica e per il benessere della nostra popolazione. Basti pensare che circa una persona occupata su dieci deve il proprio posto di lavoro a un investimento diretto estero in Svizzera. Viceversa, gli investimenti svizzeri all'estero creano benessere sia nei territori interessati che nel nostro Paese.
Le società con sede in Svizzera, come SOCAR, sono sottoposte alla nostra legislazione. Inoltre, il Consiglio federale si aspetta che rispettino le norme e le direttive riconosciute a livello internazionale in materia di responsabilità sociale d'impresa (RSI) nonché le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e i principi guida dell'ONU per l'economia e i diritti umani. Nei limiti delle disposizioni legali, queste società sono libere di disporre dei loro profitti come meglio credono. Il trasferimento di capitali dalla Svizzera all'estero - nel caso di SOCAR all'Azerbaigian - può essere limitato solo in via eccezionale e in virtù di una base giuridica. Per quanto riguarda la situazione nel Nagorno-Karabakh, attualmente una tale base non esiste.
Sottoporre a un'analisi sistematica il rimpatrio all'estero degli utili aziendali e consentire, a seconda dei casi, l'utilizzo di questi capitali nel quadro del bilancio dello Stato equivarrebbe a modificare sostanzialmente la politica economica svizzera sopra esposta. Un simile allontanamento dai nostri principi economici liberali avrebbe conseguenze negative sulla piazza economica elvetica e quindi sul benessere della popolazione.
Un'analisi dei flussi finanziari tra SOCAR e lo Stato azero, da un lato, e tra lo Stato azero e altri Stati come la Turchia o Israele, dall'altro, non solo non è di competenza del Consiglio federale, ma è anche impossibile da realizzare, perché le informazioni necessarie a tal fine non sono disponibili, se non in modo incompleto, in fonti accessibili al pubblico. Va inoltre rilevato che i 37,5 miliardi di dollari statunitensi menzionati nella motivazione del postulato corrispondono al fatturato di SOCAR in Svizzera, e non ai suoi utili. Gli utili globali del gruppo SOCAR ammontano a 383 milioni di dollari statunitensi, mentre quelli in Svizzera non sono noti (fonte: rapporto finanziario 2019 di SOCAR del 19 giugno 2020). Anche se gli utili globali del gruppo SOCAR fossero integrati nella loro totalità nel bilancio di Stato dell'Azerbaigian, il loro importo corrisponderebbe solo al 2,3 per cento circa delle entrate del bilancio statale azero (stimate per il 2020 a circa 14,4 mia. USD; fonte: Ministero delle finanze della Repubblica dell'Azerbaigian).
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.