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20.4476 · Interpellanza · 2020-12-14

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

La mortalità delle persone anziane in Svizzera deve diminuire immediatamente: questo obiettivo può essere raggiunto se si permette agli ospiti degli istituti medico-sociali, che stanno pagando il tributo più alto alla COVID-19 in termini sia di mortalità che di isolamento, di farsi vaccinare rapidamente. Queste persone hanno il diritto di non vedersi ridurre l'aspettativa di vita dalla COVID-19 malgrado ci sia una soluzione - il vaccino - che però non viene sfruttata perché quella svizzera è una legislazione che funziona in tempi normali, ma non in tempi burrascosi come quelli che stiamo vivendo: i nostri anziani vogliono vivere i loro ultimi anni in sicurezza e circondati dai loro cari. Visto che nessun altro ha il potere di farlo, esorto il Consiglio federale ad avviare questo processo.

La qualità, l'efficacia e la sicurezza di un vaccino non sono in nessun caso negoziabili. Eppure, l'Inghilterra, il Canada e gli Stati Uniti, le cui autorità di regolamentazione dei farmaci non possono essere tacciate di lassismo, hanno iniziato le loro campagne di vaccinazione. L'Agenzia europea per i medicinali - tra altri - dispone di procedure per l'omologazione d'urgenza di un farmaco, a differenza della Svizzera, la cui legislazione in questo ambito è legittimamente severa, ma incompatibile con l'attuale pandemia. Di fronte all'urgenza della situazione, la Svizzera potrebbe avvalersi del lavoro di altri Paesi esigenti e proteggere così la sua popolazione più vulnerabile. La COVID-19 ci ha insegnato che lo stare insieme ci manca: non potrebbe anche insegnare al Consiglio federale ad avere più fiducia negli altri? I nostri anziani, ai quali dobbiamo tutto, hanno bisogno di questo vaccino il più rapidamente possibile, ossia subito. Da qui le mie domande:

1. La Svizzera dispone attualmente di dosi sufficienti per vaccinare da subito questa popolazione a rischio?

2. Se sì, il Consiglio federale è disposto ad autorizzare la vaccinazione immediata e in via prioritaria degli ospiti degli istituti medico-sociali?

3. Se no, il Consiglio federale può comunicare la data prevista dell'arrivo delle dosi e prevedere di autorizzare la vaccinazione immediata e in via prioritaria di questa popolazione altamente a rischio?

Stellungnahme des Bundesrates

La Confederazione ha acquistato tempestivamente sufficienti quantitativi di vaccini da somministrare alle persone particolarmente a rischio nelle case di cura e nelle case per anziani. In proposito occorre osservare che l'organizzazione della vaccinazione anti-COVID-19 è per principio di competenza dei Cantoni: questi provvedono a promuovere la vaccinazione e ad assicurare che le persone interessate dalle raccomandazioni siano vaccinate in modo completo.

La Svizzera ha acquistato dosi di vaccino anti-COVID-19 da diversi produttori, da un lato per ridurre al minimo i rischi di inadempimento dei fabbricanti e dall'altro per avere a disposizione dosi di vaccino sufficienti per proteggere le persone particolarmente a rischio in Svizzera. Fino al 3 febbraio, la Svizzera ha omologato 2 vaccini, di cui sono disponibili 550 000 dosi. Entro la fine di febbraio saranno disponibili in Svizzera circa 1,2 milioni di dosi di vaccino.

Secondo la strategia di vaccinazione definita dalla Commissione federale per le vaccinazioni e dall'Ufficio federale della sanità pubblica e conformemente alle raccomandazioni elaborate di conseguenza, hanno accesso prioritario al vaccino i seguenti gruppi di destinatari (in ordine di precedenza):

1. persone particolarmente a rischio (definite per età e patologie croniche);

2. personale sanitario a contatto con pazienti / personale di assistenza a persone particolarmente a rischio;

3. contatti stretti (membri della stessa economia domestica) di persone particolarmente a rischio;

4. persone residenti in strutture collettive con un elevato rischio di infezione e di focolaio (strutture con residenti appartenenti a diverse fasce di età, p. es. istituti con persone disabili).

In Svizzera, circa 1,6 milioni di persone rientrano nel gruppo degli ultrasessantacinquenni a rischio. In considerazione della disponibilità di dosi per il momento ancora limitata, nella prima fase di vaccinazione di questo gruppo saranno dunque definite ulteriori priorità. La precedenza è accordata a persone che hanno superato i 75 anni, soprattutto i residenti delle case di cura e delle case per anziani.

Risposta del Consiglio federale.