20.4521 · Mozione · 2020-12-16
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Con la seguente mozione si chiede al Consiglio federale di autorizzare i Cantoni di confine - ed in particolare il Ticino - a decretare una moratoria sul rilascio dei nuovi permessi G in considerazione della crisi economica ed occupazionale provocata dal coronavirus, ed a tornare ad applicare la preferenza indigena.
Begründung
Le conseguenze della crisi economica da coronavirus e del lockdown primaverile sul mercato del lavoro svizzero in generale e ticinese in particolare si manifestano, come ampiamente prevedibile, con un'emorragia di posti di lavoro.
Il fenomeno già appare nelle ultime statistiche; ma è evidente che si tratta solo della punta dell'iceberg.
A fine ottobre il numero di posti di lavoro in Ticino, stando ai dati Ustat, risultava già sceso da 232mila a 227mila, segnando quindi una perdita di 5000 impieghi.
In contemporanea, tuttavia, in Ticino è aumentato il numero dei frontalieri, che ha infranto la soglia dei 70mila.
Questo dimostra, per l'ennesima volta, che è in atto un deleterio fenomeno di sostituzione di lavoratori residenti con permessi G. Ciò malgrado l'autorità federale rifiuti di riconoscere la situazione creatasi sul territorio a seguito della libera circolazione delle persone senza limiti, e si trinceri da anni dietro posizioni negazioniste.
E' chiaro che la seconda ondata pandemica, e le conseguenze delle misure di contenimento, aggraveranno ulteriormente la situazione sul mercato del lavoro, ed in modo pesante.
In queste circostanze, è insensato ed inaccettabile non applicare la preferenza indigena. Se il Consiglio federale è in grado di ordinare la chiusura di interi settori economici, in considerazione dello stato di necessità in cui versa il Paese, è suo dovere autorizzare quei Cantoni che ne faranno richiesta a decretare una moratoria sul rilascio di nuovi permessi G.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale è consapevole che il Cantone Ticino subisce pesantemente le ripercussioni economiche della pandemia e condivide le preoccupazioni espresse a tale proposito dall'autore della mozione. Come già indicato in precedenti pareri (si veda la mozione Addor 20.3264 "Moratoria sui permessi per frontalieri"), dall'inizio della crisi il Consiglio federale ha cercato di adottare una strategia equilibrata, che tenga conto delle esigenze nel settore sanitario, di quelle economiche e degli obblighi internazionali della Svizzera. Oltre alla lotta alla diffusione del coronavirus, il Consiglio federale ritiene prioritario anche garantire i posti di lavoro e mitigare le conseguenze economiche per le imprese in Svizzera.
Il Consiglio federale è convinto dell'importanza di mantenere la libera circolazione delle persone per la ripresa economica in Svizzera una volta superata la pandemia. Ritiene che la libera circolazione contribuirà a garantire la sopravvivenza delle imprese e che quindi permetterà di preservare i posti di lavoro, non soltanto dei frontalieri ma anche dei lavoratori residenti. Grazie all'accordo di libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681), il personale necessario è sempre stato disponibile anche durante la pandemia, in particolare nel settore sanitario e nei Cantoni di frontiera, tra cui il Cantone Ticino. L'economia svizzera continua a dipendere dalla manodopera straniera nei settori in cui non riesce a reclutare in Svizzera il personale necessario.
Per questi motivi il Consiglio federale respinge una moratoria sull'ammissione di nuovi frontalieri nonché l'introduzione di una preferenza indigena. Inoltre, entrambe le misure non sarebbero compatibili con l'ALC.
Occorre tuttavia continuare a perseguire in maniera coerente l'obiettivo del ricorso al potenziale di manodopera residente. L'obbligo di annunciare i posti vacanti, in vigore dal 1° luglio 2018, permette di segnalare alle persone residenti in cerca di un impiego i posti vacanti cinque giorni prima della messa a concorso pubblica. In seguito all'aumento della disoccupazione registrato da marzo 2020, nel 2021 i generi di professione che devono essere annunciati sono nettamente più numerosi rispetto all'anno precedente.
Dal nuovo aumento dei contagi da COVID-19, il Consiglio federale ha adottato numerose misure volte a mitigare le ripercussioni della pandemia sull'economia svizzera e sul mercato del lavoro. Inoltre vaglia costantemente ulteriori provvedimenti. Per impedire la perdita di posti di lavoro in Svizzera, ha in particolare esteso il diritto all'indennità per lavoro ridotto e prorogato ancora una volta la relativa procedura sommaria. Il 27 gennaio 2021 ha incaricato il Dipartimento federale delle finanze di preparare, in collaborazione con il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca, le basi legali per la proroga della durata di indennizzo dei disoccupati e l'assunzione da parte della Confederazione dei costi per il lavoro ridotto per il 2021. Il medesimo giorno, il Consiglio federale ha deciso di proporre al Parlamento di potenziare ulteriormente il programma per i casi di rigore, aumentandone la dotazione dagli attuali 2,5 a 5 miliardi di franchi. Il relativo messaggio è stato adottato il 3 febbraio 2021. Come per le prime tre quote, la Confederazione si assumerà due terzi dei fondi supplementari e i Cantoni un terzo. Queste misure intendono mitigare le perdite finanziarie subite dalle imprese e dai lavoratori indipendenti.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.