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21.047 · Oggetto del Consiglio federale · 2021-05-07

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Zusammenfassung

Messaggio del 18 giugno 2021 concernente la legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili

Ausgangslage

Nell’ambito dell’attuazione e dello sviluppo della Strategia energetica 2050, durante l’estate 2021 il Consiglio federale ha adottato un messaggio con l’obiettivo principale di rafforzare a lungo termine la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico attraverso l’energia rinnovabile indigena. Al fine di garantire la coerenza legislativa, le modifiche della legge sull’energia e della legge sull’approvvigionamento elettrico sono contenute in un unico atto mantello.

Il disegno è stato oggetto di intense deliberazioni parlamentari da ottobre 2021 a settembre 2023. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022 e il conseguente rischio di situazioni di penuria energetica nel corso dell’inverno 2022/23 hanno influenzato i dibattiti, protrattisi ogni volta per diversi giorni. Le Camere federali hanno fissato obiettivi ambiziosi per quanto riguarda la produzione di elettricità e il consumo pro capite di energia. Nella fase di appianamento delle divergenze è stato possibile trovare una serie di compromessi che hanno consentito al progetto di essere adottato nella votazione finale, all’unanimità dal Consiglio degli Stati e a larga maggioranza dal Consiglio nazionale.

Contro il progetto è stato chiesto il referendum e pertanto il Popolo sarà chiamato alle urne il 9 giugno 2024.

Situazione iniziale

Nella sua seduta del 18 giugno 2021 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente la legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili. Con questo progetto, che comprende la revisione della legge sull'energia e della legge sull'approvvigionamento elettrico, il Collegio governativo intende rafforzare il potenziamento delle energie rinnovabili indigene e la sicurezza di approvvigionamento in Svizzera, in particolare anche nei mesi invernali.

Per raggiungere gli obiettivi della Strategia energetica 2050 e della strategia climatica della Svizzera a lungo termine, serve un'ampia elettrificazione dei settori dei trasporti e del calore. A tale proposito è necessario un forte e tempestivo potenziamento della produzione indigena di elettricità da fonti rinnovabili. La sicurezza di approvvigionamento e della rete deve inoltre essere incrementata con ulteriori misure specifiche. Con la legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili, il Consiglio federale propone le modifiche della legge sull'energia e della legge sull'approvvigionamento elettrico necessarie a tale scopo. Istituisce inoltre un quadro giuridico che garantisce sicurezza pianificatoria così come incentivi agli investimenti per il potenziamento della produzione di elettricità da energie rinnovabili e alla sua integrazione nel mercato.

Principali contenuti del progetto

Obiettivi: in futuro la legge sull'energia comprenderà obiettivi vincolanti per gli anni 2035 e 2050. Gli obiettivi definiscono l'auspicato potenziamento della forza idrica e delle altre energie rinnovabili nonché la riduzione del consumo di energia ed elettricità pro capite. In tal modo la legge risulterà maggiormente orientata agli obiettivi della sicurezza di approvvigionamento e della politica climatica, creando la necessaria sicurezza pianificatoria per gli investimenti.

Strumenti di promozione: gli attuali strumenti di promozione per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili giungono a termine alla fine del 2022 e nel 2030. Con questo progetto di legge, gli strumenti di promozione sono prorogati fino al 2035, in linea con l'obiettivo del 2035 fissato nella legge, e strutturati in modo più aderente al mercato. Ad esempio i grandi impianti fotovoltaici saranno sostenuti attraverso gare pubbliche. Il sistema di rimunerazione per l'immissione di elettricità giunge a termine, come previsto, e viene sostituito da contributi d'investimento. Ciò consentirà di ridurre l'onere amministrativo e di incrementare la produzione per ogni franco investito. Per i grandi impianti idroelettrici saranno a disposizione più mezzi finanziari. Il finanziamento degli strumenti di promozione si baserà anche in futuro su un supplemento rete pari a 2,3 centesimi / chilowattora. Il supplemento rimane invariato ma, proporzionalmente, sarà riscosso per un periodo più lungo.

Sicurezza di approvvigionamento a più lungo termine in inverno: anche dopo l'abbandono del nucleare deve essere garantita l'autosufficienza dell'approvvigionamento in Svizzera. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario oltre all'aumento mirato della produzione di elettricità rinnovabile (valore obiettivo entro il 2050: 39 TWh) già entro il 2040 anche un incremento di 2 TWh della produzione di elettricità neutrale sotto il profilo climatico, a cui si possa ricorrere in modo sicuro anche in inverno. Il Consiglio federale intende finanziare questi tipi di impianti, in via prioritaria i grandi impianti ad accumulazione, attraverso un «supplemento invernale». Nella legge sull'approvvigionamento elettrico tale supplemento è già contemplato e serve a prevenire eventuali lacune nella sicurezza di approvvigionamento. A questo riguardo sarà riscosso dai consumatori un importo massimo di 0,2 centesimi / chilowattora. Inoltre sarà istituita una riserva strategica che, in aggiunta ai meccanismi del mercato elettrico, garantirà sufficiente disponibilità di energia anche verso la fine dell'inverno. Oltre a ciò, anche il rapido incremento delle energie rinnovabili contribuirà in misura crescente alla sicurezza di approvvigionamento a lungo termine anche nei mesi invernali.

Apertura del mercato elettrico: l'apertura totale del mercato elettrico rafforza la produzione di elettricità a partire dalle fonti rinnovabili. Essa consente modelli commerciali innovativi (per es. comunità energetiche), vietati nell'attuale regime di monopolio, integrando così meglio l'elettricità rinnovabile nel mercato. I consumatori finali che producono la propria elettricità (cosiddetti «prosumer»), i produttori e i fornitori di energia elettrica ottengono così delle libertà importanti sotto il profilo economico. Al fine di proteggere i piccoli consumatori, come le economie domestiche, da abusi di prezzo, anche in futuro sarà mantenuto il regime del servizio universale nel quale sarà offerto un prodotto elettrico composto esclusivamente da energia rinnovabile indigena.

Regolazione delle reti, dati e metrologia: l'utilizzazione e il potenziamento delle reti elettriche deve diventare più efficiente sotto il profilo dei costi. A riguardo, il Consiglio federale crea le basi legali affinché i consumatori finali e i gestori di impianti di stoccaggio possano sfruttare la propria flessibilità al servizio del sistema, e provvede a un sistema tariffario basato sul principio di causalità. Vengono inoltre creati un quadro normativo per lo scambio e la protezione dei dati e un'infrastruttura nazionale dei dati energetici comprendente un hub di dati. Infine nel settore della metrologia sono chiarite le responsabilità e le libertà di scelta previste dalla legge.

(Fonte: comunicato stampa del Consiglio federale, 18.6.2021)

Verhandlungen

A partire dall’ottobre 2021, la competente Commissione del Consiglio degli Stati, la CAPTE-S, è tornata più volte ad occuparsi del progetto. Beat Rieder (M-E/VS), relatore della Commissione, ha spiegato la lunghezza delle deliberazioni con la difficoltà nel tenere il passo con i costanti mutamenti nella situazione di mercato. In occasione del dibattito di entrata in materia davanti al Consiglio degli Stati, Simonetta Sommaruga ha affermato che la guerra in Ucraina ha permesso di chiarire cosa significhi realmente garantire la sicurezza dell’approvvigionamento.

Nella sessione autunnale 2022 le discussioni in seno al Consiglio degli Stati sono durate quasi dodici ore, ripartite su due giorni. Per il relatore commissionale Beat Rieder, la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico va rafforzata a medio e lungo termine, prevedendo un incremento della produzione annua di due terawattora entro il 2035. La Camera ha aderito alla proposta della maggioranza della Commissione ed ha quindi accettato di iscrivere nella legge obiettivi di incremento della produzione di elettricità da energie rinnovabili per il 2035 due volte superiori a quelli raccomandati dal Consiglio federale (art. 2 della legge sull’energia). Il consumo medio annuo pro capite di energia dev’essere ridotto, rispetto al 2000, del 43 per cento entro il 2035 e del 53 per cento entro il 2050 (art. 3 cpv. 1). Nella ponderazione degli interessi tra la produzione di energia e la protezione della natura, il Consiglio degli Stati non intendeva accordare una priorità di principio alla produzione di energia. Ciononostante, con 24 voti contro 20 si è pronunciato a favore della possibilità di costruire impianti di produzione di energia elettrica in biotopi d’importanza nazionale (art. 12). Per rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento nei mesi invernali, entro il 2040 deve essere realizzato e sostenuto un incremento della produzione di elettricità generata da energie rinnovabili pari almeno a sei terawattora. Nel caso dell’attuazione di 15 progetti idroelettrici già definiti da una tavola rotonda, l’interesse nazionale alla realizzazione di questi impianti è in linea di principio fatto prevalere su altri interessi nazionali (art. 9a della legge sull’approvvigionamento elettrico e relativo allegato). Nell’elenco è successivamente stato incluso un sedicesimo progetto (art. 9a cpv. 3).

Nel voto sul complesso il Consiglio degli Stati ha adottato il progetto con 43 voti favorevoli, nessun contrario e un’astensione.

Durante i tre giorni di dibattiti della sessione primaverile 2023 il Consiglio nazionale ha seguito in larga misura il parere della sua Commissione incaricata dell’esame preliminare, che proponeva un compromesso tra economia e protezione della natura. Come per il Consiglio degli Stati, l’entrata in materia non è stata contestata. Per quanto concerne gli obiettivi in termini di produzione e di consumo rivisti verso l’alto dal Consiglio degli Stati, la Camera bassa si è allineata alla decisione della Camera prioritaria. A nome del Consiglio federale, anche Albert Rösti, da poco a capo del Dipartimento competente, ha accolto favorevolmente i nuovi obiettivi, definendoli ambiziosi ma giusti e importanti poiché iscrivono per la prima volta in una legge la misura concreta delle sfide che ci attendono. La questione dei deflussi residuali è stata particolarmente dibattuta. Con 95 voti contro 94 e un’astensione, la Camera ha deciso di sospendere l’applicabilità delle disposizioni sui deflussi residuali in caso di rilascio di nuove concessioni idroelettriche, per permettere l’auspicato aumento della produzione di elettricità (art. 2a della legge sull’energia). Diversamente dal Consiglio degli Stati, il Consiglio nazionale ha voluto sancire il divieto di principio di costruire nuovi impianti per l’impiego di energie rinnovabili nei biotopi d’importanza nazionale e nelle riserve per uccelli acquatici e di passo (art. 12). Una possibile eccezione è rappresentata dai margini proglaciali recenti e dalle pianure alluvionali alpine.

Una proposta individuale della consigliera nazionale Jacqueline de Quattro (RL/VD) riguardante l’obbligo di installare pannelli solari nel settore degli edifici ha ottenuto la maggioranza dei consensi. Essa prevede che non sarà obbligatorio installare questo tipo di impianti su tutti gli edifici esistenti di grandi dimensioni, bensì unicamente sulle costruzioni nuove e in caso di trasformazioni e riattazioni di ampia portata, in particolare nell’ambito del risanamento di un tetto (art. 45a della legge sull’energia). Il Consiglio nazionale ha inoltre deciso che, i nuovi parcheggi all’aperto permanenti con una superficie di oltre 250 m2 e quelli già esistenti di almeno 500 m2 dovranno essere muniti di impianti solari, rispettivamente entro il 2030 e entro il 2035. L’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili dovrà avvenire soprattutto attraverso il potenziamento della forza idrica. La Camera bassa ha aderito alla decisione della Camera alta per quanto attiene ai 15 progetti idroelettrici già definiti da una tavola rotonda.

Nel voto sul complesso il Consiglio nazionale ha adottato la legge federale con 104 voti contro 54 e 33 astensioni. L’Unione democratica di Centro si è opposta, mentre i Verdi hanno scelto la strada dell’astensione.

Nel corso della sessione estiva e della sessione autunnale 2023 si è svolta la procedura di appianamento delle divergenze. La Commissione del Consiglio degli Stati incaricata dell’esame preliminare ha discusso 90 nuove proposte e commissionato 14 richieste di chiarimenti all’Amministrazione, a riprova della complessità dell’oggetto. Sulla controversa questione dei deflussi residuali, con 22 voti contro 22 e il voto decisivo della presidente della Camera si è imposta la proposta individuale del senatore Stefan Engler (M-E/GR). Quest’ultima prevede la possibilità per il Consiglio federale di obbligare i gestori di centrali idroelettriche ad aumentare temporaneamente la produzione di elettricità ai fini del raggiungimento degli obiettivi di produzione e importazione nonché in caso di penuria imminente. I deflussi minimi previsti dall’attuale legge sulla protezione delle acque continueranno comunque ad essere applicati (art. 2a della legge sull’energia). La Camera ha inoltre deciso di limitare l’obbligo solare ai nuovi edifici con una superficie superiore a 300 m2 (art. 45a della legge sull’energia), fermo restando che i Cantoni avranno la possibilità di estendere tale obbligo anche agli edifici con una superficie determinante pari o inferiore a 300 m2. Il Consiglio degli Stati non ha voluto introdurre l’obbligo di installare pannelli solari nei parcheggi all’aperto permanenti. Per quanto concerne la costruzione di centrali nei biotopi d’importanza nazionale e nelle riserve per uccelli acquatici e di passo, il Consiglio degli Stati si è allineato alla posizione della Camera bassa.

Durante la sessione autunnale 2023, davanti al Consiglio nazionale la maggioranza della Commissione ha proposto di mantenere la volontà di introdurre un obbligo solare generale per tutte le costruzioni nuove. Con 98 voti contro 95, è tuttavia prevalsa la proposta di minoranza che chiedeva di allinearsi alla decisione del Consiglio degli Stati. La Camera non ha invece seguito il Consiglio degli Stati per quanto concerne gli impianti solari nei parcheggi, optando invece per una soluzione di compromesso che prevede un obbligo di installazione unicamente per le superfici di una determinata dimensione. Le due Camere non sono ancora una volta riuscite ad accordarsi in merito alle disposizioni sui deflussi residuali (art. 2a della legge sull’energia). Per il Consiglio nazionale una riduzione del deflusso residuale va ammessa solo in caso di penuria imminente, situazione in cui il Consiglio federale si era del resto già trovato l’inverno precedente di fronte al prospettato rischio di penuria di elettricità. Il Consiglio degli Stati voleva di contro assicurare al Consiglio federale la possibilità di obbligare i gestori di centrali idroelettriche ad aumentare temporaneamente la produzione di elettricità in vista del raggiungimento degli obiettivi di produzione e importazione nonché in caso di penuria imminente, nel rispetto dei deflussi minimi previsti dalla legge sulla protezione delle acque.

In seconda lettura, su questo punto il Consiglio degli Stati ha deciso di allinearsi alla posizione della Camera bassa: sarà quindi possibile allentare le prescrizioni in materia di deflusso residuale per le centrali idroelettriche solo in caso di penuria imminente. Per converso, il Consiglio nazionale ha seguito la decisione della Camera alta per quanto riguarda l’installazione di impianti solari nei parcheggi, abbandonando l’idea di introdurre un obbligo in questo senso.

In una sorta di bilancio al termine delle deliberazioni, il consigliere nazionale Matthias Jauslin (RL/AG), relatore della Commissione, ha definito questa legge un importante passo nella direzione della sicurezza dell’approvvigionamento e della certezza del diritto, soprattutto dal punto di vista degli investitori. A suo dire, inoltre, la Commissione ritiene che in particolare il miglioramento dell’efficienza energetica contribuirà in modo determinante a mantenere un approvvigionamento elettrico sicuro nel Paese. In seno alla Commissione le discussioni hanno quasi sempre permesso di giungere a un accordo. I gruppi parlamentari, le organizzazioni, l’Amministrazione, il Consiglio federale, tutti hanno dovuto accettare dei compromessi.

Nella votazione finale la legge è stata approvata da una chiara maggioranza. Il Consiglio degli Stati l’ha adottata con 44 voti favorevoli e nessun contrario. Il Consiglio nazionale ha dal canto suo adottato la legge con 177 voti contro 19. Il gruppo dell’Unione democratica di Centro ha espresso 36 voti favorevoli e 18 contrari, mentre gli altri gruppi parlamentari hanno sostenuto il progetto.

Il 9 giugno 2024 il progetto è stato accolto in votazione popolare dal 68,7 % dei votanti.

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Notizie ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 22.09.2022

Rinnovabili, potenziamento nel rispetto della natura

La produzione di corrente "verde" va senz'altro potenziata per ridurre la dipendenza dall'estero e rispettare gli obiettivi climatici, ma non a scapito della protezione della natura e del paesaggio. Le grandi installazioni rivestiranno tuttavia un interesse nazionale e potranno essere realizzate mediante procedure accelerate.

Lo ha deciso oggi, nel corso di un lungo dibattito che si concluderà solo la settimana prossima, il Consiglio degli Stati, giudicando anticostituzionale, e politicamente esplosivo, il progetto della sua commissione volto a subordinare le disposizioni sulla protezione delle acque e del paesaggio alla realizzazione in queste aree di dighe o altri impianti per la produzione di energia pulita.

Su questo aspetto centrale della Legge federale sull'approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili, sottoposta oggi all'attenzione dei "senatori", l'ha quindi spuntata la consigliera federale Simonetta Sommaruga, secondo cui la commissione è andata troppo lontano nella sua volontà di agevolare la costruzione di impianti per la produzione di corrente pulita.

Un aggiunta che non avrebbe alcuna possibilità di riuscita davanti al popolo, ha sottolineato la ministra dell'energia, sostenuta dal campo rosso-verde al quale si sono aggiunti diversi senatori del PLR e del Centro, preoccupati per una legge che farebbe a pezzi disposizioni legali ancorate nella Costituzione federale frutto di faticosi compromessi, come nel caso dei deflussi minimi, importanti per la fauna acquatica e per la "lobby" dei pescatori che su questo aspetto in passato aveva lanciato un'iniziativa popolare (iniziativa "Acqua Viva" poi ritirata a favore di un controprogetto indiretto).

Un elemento, quest'ultimo, evocato anche da Lisa Mazzone (Verdi/GE), che ha deplorato l'obiettivo di realizzare dighe, dallo scarso rendimento, in zone protette quando invece varrebbe la pena puntare maggiormente sul solare, sfruttando le superfici degli edifici.

Secondo Ruedi Noser (PLR/ZH), tuttavia, per raggiungere gli obiettivi posti dalla commissione circa la produzione di energia verde - quasi il doppio di quelli fissati dal Consiglio federale - l'incremento di corrente prodotta dalle centrali idroelettriche è indispensabile. Da solo il solare non basterà poiché troppo condizionato dalle stagioni: in inverno la produzione cala fortemente.

Gli obiettivi di produzione

Prima di questo voto, il plenum ha fissato i nuovi valori riguardanti la produzione di corrente da energie rinnovabili. Benché alcune minoranze volessero rivederli al ribasso - o non fissarli del tutto come l'UDC - la maggioranza ha optato per i valori presentati dalla commissione preparatoria, da molto giudicati assai ambiziosi.

In futuro, la produzione annuale di elettricità da fonti pulite (esclusa l'energia idroelettrica) dovrebbe quindi raggiungere i 35'000 GWh nel 2035 e almeno 45'000 GWh nel 2050, invece di 17'000 GWh e 39'000 GWh come previsto nel progetto governativo.

Circa l'energia idroelettrica, il plenum vuole raggiungere una produzione annuale di almeno 37'900 GWh (al posto di 37'400 GWh rispetto al progetto dell'esecutivo) entro il 2035 e di almeno 39'200 GWh (al posto di 38'600 GWh) entro il 2050.

Oltre a ciò l'importazione netta di elettricità nel semestre invernale (dal primo di ottobre al 31 marzo) non potrà superare il valore indicativo di 5 TWh (mille miliardi di wattora). In caso contrario, allo scopo di aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento, il plenum ha stabilito che l'interesse nazionale nella costruzione di impianti di energia rinnovabile abbia la precedenza su altri interessi nazionali.

Il presupposto è che gli impianti siano in gran parte neutrali dal punto di vista climatico, abbiano un alto livello di disponibilità e contribuiscano in modo significativo alla produzione di energia elettrica durante il semestre invernale. La Confederazione dovrebbe sostenere tali progetti. In questo caso, la protezione dei biotopi non sarebbe assoluta.

Consumi individuali, maggiori risparmi

Il plenum ha anche ritoccato verso l'alto gli obiettivi di riduzione dei consumi individuali di energia. Il consumo medio annuo pro capite di energia dovrà ridursi, rispetto al 2000, del 43% entro il 2035 e del 53% entro il 2050. Il consumo medio annuo pro capite di elettricità è ridotto, rispetto al 2000, del 13% entro il 2035 e del 5% entro il 2050.

Stando alla normativa in vigore, per il consumo medio annuo pro capite di energia è perseguita, rispetto al livello del 2000, una riduzione pari al 16% entro il 2020 e al 43% entro il 2035. Per il consumo medio annuo pro capite di elettricità è perseguita, rispetto al livello del 2000, una riduzione pari al 3% entro il 2020 e al 13% entro il 2035.

Sostegno finanziario

Allontanandosi dal disegno del Consiglio federale, i "senatori" hanno poi deciso di diversificare i meccanismi di sostegno finanziario. Hanno approvato i contributi agli investimenti per gli impianti idroelettrici, eolici, fotovoltaici, di biogas e geotermici, adottati nell'ottobre 2021 come parte di una soluzione transitoria.

È stato approvato anche un contributo per le centrali di cogenerazione (che sviluppano elettricità e calore assieme) poiché anche questi impianti possono contribuire alla sicurezza dell'approvvigionamento, soprattutto in inverno. Tuttavia, le centrali nucleari non beneficeranno di questo contributo se saranno ammodernate, come proposto dall'UDC.

Inoltre, per l'elettricità immessa in rete è previsto il pagamento di un premio di mercato fluttuante. Queste misure promozionali saranno finanziate dal sovrapprezzo di rete. Saranno quindi a carico di tutti i consumatori di energia elettrica. La sinistra ha cercato, invano, di aumentare il sovrapprezzo di 0,5 ct/kWh per finanziare il risanamento ecologico delle centrali elettriche.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 29.09.2022

Rinnovabili da potenziare per approvvigionamento sicuro

Dopo due giorni di intensi dibattiti, il Consiglio degli Stati ha concluso ed approvato (43 voti e una astensione) oggi la Legge federale sull'approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili. Il corposo dossier va al Nazionale.

Nonostante le diverse posizioni emerse durante i dibattiti su alcuni aspetti centrali del progetto, il plenum è stato unanime nella volontà di potenziare la produzione di corrente "verde" per ridurre la dipendenza dall'estero, specie in inverno, e rispettare gli obiettivi climatici. La guerra in Ucraina ha poi reso impellente rendersi il più possibile indipendenti dalle fonti fossili, e no, importate.

Nonostante il desiderio condiviso di migliorare l'approvvigionamento di energia, il plenum non ha voluto allentare le norme ambientali, subordinandole alla necessità di costruire nuovi impianti. Rimangono insomma in vigore le norme ambientali per la costruzione, l'ampliamento e il rinnovo degli impianti di produzione di energia rinnovabile. I deflussi minimi previsti dalla legge continuano ad essere applicati al rinnovo della concessione in base al diritto vigente.

Edifici

Per quanto attiene alla giornata odierna, in merito agli edifici i Cantoni non dovranno attuare alcuna nuova misura. I provvedimenti riguardanti il miglioramento dell'efficienza energetica, come il rinnovo obbligatorio dei sistemi di riscaldamento ad elettricità o l'installazione di controlli intelligenti del riscaldamento, sono state respinti.

Circa gli immobili dell'amministrazione federale, in futuro dovranno essere installati sui tetti, o sulla facciate, impianti fotovoltaici. Ciò varrà anche per le aziende associate alla Confederazione. Spetterà al Consiglio federale regolare le eccezioni. In linea di principio, la Confederazione e i Cantoni dovranno fungere da modello circa l'efficienza energetica.

Mercato

Altro aspetto controverso riguarda il mercato. Come già raccomandato dalla commissione preparatoria, il plenum si è espresso contro la completa apertura del mercato dell'energia elettrica proposto dal governo. Attualmente, solo i consumatori finali con acquisti superiori a 100 megawattora l'anno hanno accesso al mercato libero.

Anche nel settore della misurazione, la Commissione propone di rinunciare alla liberalizzazione. I gestori della rete di distribuzione dovrebbero continuare ad avere il monopolio in questo settore.

Riserve energetica

Allo scopo di proteggersi da situazioni straordinarie, come quella che stiamo vivendo con il conflitto in Ucraina, ogni anno dovrà venir istituita una riserva energetica mediante una gara d'appalto.

A tale scopo sono già state adottate misure urgenti per tentare di superare questo inverno indenni o quanto meno senza eccessive ambasce. Ora, nella legge sull'approvvigionamento elettrico è stata iscritta la pertinente base legale.

15 progetti

Allo scopo di rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento in inverno è necessario, secondo gli Stati, realizzare entro il 2040 un'espansione delle centrali per l'ottenimento di energia verde per almeno 6 terawattora. Di questi, almeno due terawattora dovranno essere disponibili in modo affidabile.

Il quadro giuridico esistente viene sostanzialmente mantenuto. Per l'attuazione di 15 progetti idroelettrici già definiti da una tavola rotonda, l'interesse nazionale nella realizzazione di questi impianti avrà in linea di principio la precedenza. Il Parlamento potrà prevedere ulteriori privilegi per altri progetti energetici, in particolare per gli impianti solari alpini, in una data successiva.

Obiettivi di produzione

Il plenum ha fissato i nuovi valori riguardanti la produzione di corrente da energie rinnovabili. In futuro, la produzione annuale di elettricità da fonti pulite (esclusa l'energia idroelettrica) dovrebbe quindi raggiungere i 35'000 GWh nel 2035 e almeno 45'000 GWh nel 2050, invece di 17'000 GWh e 39'000 GWh come previsto nel progetto governativo.

Circa l'energia idroelettrica, il plenum vuole raggiungere una produzione annuale di almeno 37'900 GWh (al posto di 37'400 GWh rispetto al progetto dell'esecutivo) entro il 2035 e di almeno 39'200 GWh (al posto di 38'600 GWh) entro il 2050. Oltre a ciò l'importazione netta di elettricità nel semestre invernale (dal primo di ottobre al 31 marzo) non potrà superare il valore indicativo di 5 TWh (mille miliardi di wattora).

Biotopi e interesse nazionale

In caso contrario, allo scopo di aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento, il plenum ha stabilito che l'interesse nazionale nella costruzione di impianti di energia rinnovabile abbia la precedenza su altri interessi nazionali.

Il presupposto è che gli impianti siano in gran parte neutrali dal punto di vista climatico, abbiano un alto livello di disponibilità e contribuiscano in modo significativo alla produzione di energia elettrica durante il semestre invernale. La Confederazione dovrebbe sostenere tali progetti. In questo caso, la protezione dei biotopi non sarebbe assoluta.

Consumi individuali

I "senatori" hanno anche ritoccato verso l'alto gli obiettivi di riduzione dei consumi individuali di energia. Il consumo medio annuo pro capite di energia dovrà ridursi, rispetto al 2000, del 43% entro il 2035 e del 53% entro il 2050. Il consumo medio annuo pro capite di elettricità è ridotto, rispetto al 2000, del 13% entro il 2035 e del 5% entro il 2050.

Stando alla normativa in vigore, per il consumo medio annuo pro capite di energia è perseguita, rispetto al livello del 2000, una riduzione pari al 16% entro il 2020 e al 43% entro il 2035. Per il consumo medio annuo pro capite di elettricità è perseguita, rispetto al livello del 2000, una riduzione pari al 3% entro il 2020 e al 13% entro il 2035.

Sostegno finanziario

Allontanandosi dal disegno del Consiglio federale, i "senatori" hanno poi deciso di diversificare i meccanismi di sostegno finanziario. Hanno approvato i contributi agli investimenti per gli impianti idroelettrici, eolici, fotovoltaici, di biogas e geotermici, adottati nell'ottobre 2021 come parte di una soluzione transitoria.

È stato approvato anche un contributo per le centrali di cogenerazione (che sviluppano elettricità e calore assieme) poiché anche questi impianti possono contribuire alla sicurezza dell'approvvigionamento, soprattutto in inverno. Tuttavia, le centrali nucleari non beneficeranno di questo contributo se saranno ammodernate, come proposto dall'UDC.

Inoltre, per l'elettricità immessa in rete è previsto il pagamento di un premio di mercato fluttuante. Queste misure promozionali saranno finanziate dal sovrapprezzo di rete (2,3 cts. per KW, come oggi). Saranno quindi a carico di tutti i consumatori di energia elettrica.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 13.03.2023

Sì a potenziamento energie rinnovabili, ma preservare biotopi

Il Consiglio nazionale ha iniziato oggi ad affrontare la Legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili, volta a potenziare la produzione di corrente "verde" per ridurre la dipendenza dall'estero, specie in inverno, e rispettare gli obiettivi climatici. La volontà del plenum è di ampliare rapidamente tali fonti, tuttavia non a discapito della preservazione dei biotopi. Il dibattito riprenderà domani mattina.

I deputati non hanno voluto rinunciare alla protezione assoluta dei biotopi di importanza nazionale e delle riserve per uccelli acquatici e migratori. Concretamente, non saranno ammessi nuovi impianti per l'impiego delle energie rinnovabili su queste aree. Eccezioni sono rappresentate dalle zone golenali del tipo margine proglaciale e dalle pianure alluvionali alpine. Lo scorso settembre, quando si era occupato del voluminoso dossier, il Consiglio degli Stati aveva invece aperto uno spiraglio, ammorbidendo tale divieto totale.

Gli impianti idroelettrici, fotovoltaici ed eolici di grandi dimensioni, così come le centrali di pompaggio, riconosciuti di interesse nazionale saranno comunque più facili da costruire. Avranno parzialmente la precedenza sulla protezione della natura. Nel caso in cui gli obiettivi non fossero raggiungibili, anche strutture più piccole potrebbero ricevere tale menzione e godere di privilegi.

Controversia su deflussi residuali

Durante le discussioni odierne, a tenere banco è stata anche la questione dei deflussi residuali, ovvero la quantità minima di acqua che deve rimanere nei fiumi. Gli Stati avevano scelto di mantenere le disposizioni attuali, ma il Nazionale ha appoggiato al fotofinish (95 voti a 94 e un astenuto) una minoranza borghese, che propone una loro sospensione fino al 31 dicembre 2035 in caso di approvazione di concessioni per centrali idroelettriche e di ampliamento o rinnovo delle stesse. "Altrimenti sarebbe pura utopia raggiungere gli obiettivi energetici", ha motivato Nicolo Paganini (Centro/SG).

Questo voto è stato etichettato da sinistra ed ecologisti come il superamento di una linea rossa. Nadine Masshardt (PS/BE) lo ha definito un "attacco inutile alla protezione delle acque e alla biodiversità", mentre per Christophe Clivaz (Verdi/VS) tale decisione è "inaccettabile" e rischia di portare a un referendum degli ambientalisti, potenzialmente in grado di far deragliare l'intero progetto.

Obiettivi più ambiziosi

I deputati si sono invece tacitamente allineati ai "senatori" riguardo agli obiettivi per la produzione annuale di elettricità da fonti pulite (esclusa l'energia idroelettrica), che dovrebbe quindi raggiungere i 35'000 gigawattora (GWh) nel 2035 e i 45'000 GWh nel 2050. Nel suo progetto originale, il Consiglio federale aveva fissato valori meno ambiziosi (17'000 GWh e 39'000 GWh).

Anche circa l'idroelettrico, il plenum ha avvallato quanto votato dagli Stati. Si punta dunque a una produzione annuale netta di 37'900 GWh (al posto dei 37'400 GWh stabiliti dal governo) entro il 2035 e di 39'200 GWh (al posto di 38'600 GWh) per il 2050. UDC e Centro avrebbero voluto alzare ulteriormente l'asticella, ma hanno fallito.

Rösti contro la "sua" minoranza

Oltre a ciò, i consiglieri nazionali hanno deciso che l'importazione netta di elettricità nel semestre invernale - che va dal 1° di ottobre al 31 marzo - non potrà superare il 20% del consumo finale medio sull'arco di tre anni. L'altro ramo del Parlamento, invece di una quota, aveva suggerito di fissare un valore indicativo assoluto da non oltrepassare (5 terawattora, ossia 5000 gigawattora).

Trattando questo punto il consigliere federale Albert Rösti, presente in aula, è stato protagonista di un siparietto. Il ministro bernese, non senza un filo d'imbarazzo, ha dovuto infatti esprimersi contro una minoranza che porta il suo nome (retaggio di quando era al Nazionale) e che voleva seguire la proposta degli Stati.

La Camera del popolo si è allineata sia al governo sia ai "senatori" sugli obiettivi di riduzione dei consumi individuali. Quello medio annuo pro capite di energia dovrà scendere, rispetto al 2000, del 43% entro il 2035 e del 53% entro il 2050, mentre quello di elettricità del 13% e del 5%.

Entrata in materia non combattuta

Prima della discussione di dettaglio, il progetto non ha riscontrato opposizioni in fase di entrata in materia. Nonostante le posizioni diverse fra gli schieramenti, il plenum concorda infatti che sia necessario agire sul tema.

"Non è più tempo di tergiversare", ha detto Jacques Bourgeois (PLR/FR), chiedendo però "soluzioni pragmatiche". "Raccomandiamo l'entrata in materia, ma il progetto avrà successo solo con delle modifiche", ha dichiarato dal canto suo Christian Imark (UDC/SO), alludendo per esempio alla volontà del suo partito di abolire il divieto assoluto per la costruzione di centrali atomiche.

La sinistra si muove invece fra la necessita di potenziare le fonti rinnovabili e quella di tutelartutelare l'nte. "Non bisogna mietere vittime a livello di natura", ha confermnte. "Non bisogna mietere vittime a livello di natura", ha confermato Bastien Girod (Verdi/ZH). "Dobbiamo liberarci dalla dipendenza delle energie fossili e per farlo è opportuno puntare sullo sviluppo delle infrastrutture non solo nelle zone di campagna e montagna, ma anche in quelle popolate", gli ha dato man forte Christine Bulliard-Marbach (Centro/FR).

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 14.03.2023

Pannelli solari, no a obbligo per edifici esistenti

L'offensiva solare va estesa, ma non deve riguardare gli edifici già esistenti. Lo ha stabilito oggi il Consiglio nazionale, proseguendo l'esame della Legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili. Il dibattito, iniziato ieri, continuerà domani.

Vista la mole mastodontica del dossier, il calendario prevede infatti che le discussioni siano spalmate su tre giorni. L'atto mantello, già approvato dal Consiglio degli Stati lo scorso settembre, riunisce le revisioni di varie leggi. Punta a garantire la fornitura di elettricità a lungo termine, evitando penurie e conseguenti blackout tramite il potenziamento della produzione di corrente "verde", così da ridurre la dipendenza dall'estero, specie in inverno.

Dopo le prime decisioni cadute ieri, che hanno riguardato ad esempio la tutela assoluta di biotopi e riserve di uccelli, la sospensione delle disposizioni attuali sui deflussi residuali minimi e gli obiettivi futuri per la produzione di elettricità da fonti pulite, in mattinata il plenum ha affrontato il capitolo edifici.

Costruzioni nuove e rinnovamenti

Riguardo all'applicazione di pannelli solari sugli immobili, la Camera del popolo ha scelto una via di mezzo, proposta da Jacqueline de Quattro (PLR/VD). Questi dovranno essere installati sulle costruzioni nuove e in caso di rinnovamenti importanti. La commissione preparatoria avrebbe voluto estendere l'imposizione anche agli edifici già esistenti con una superficie superiore a 300 metri quadrati (fatto eccetto per quelli abitativi), ma è stata sconfitta per 159 a 32.

La destra - come governo e Stati - puntava invece a confermare il diritto vigente, che prevede impianti solari unicamente per gli stabili nuovi con una superficie determinante di oltre 300 metri quadrati. "Economia e proprietari non vogliono troppi obblighi, sarebbe controproducente e costoso", ha avvertito Christian Imark (UDC/SO), mentre il consigliere federale Albert Rösti, presente in aula, si è detto preoccupato del giudizio popolare su questo punto in un eventuale scrutinio federale. Al voto la soluzione de Quattro si è però imposta ancora (103 a 87).

Un'altra minoranza, di stampo ecologista, avrebbe al contrario preferito spingersi più in là e veder sorgere i pannelli sui tetti o le facciate di tutti gli edifici, sia nuovi sia esistenti, ma a sua volta non ha avuto chance in fase di votazione. "C'è molto potenziale in questo ambito", ha cercato di convincere i colleghi Kurt Egger (Verdi/TG).

Confederazione e Cantoni da esempio

Inoltre, visto che Confederazione e Cantoni dovranno assumere un ruolo esemplare in materia di efficacia energetica, saranno dotati di pannelli gli spazi che vi si prestano delle infrastrutture dell'Amministrazione federale e delle imprese parastatali. L'esecutivo disciplinerà le eccezioni.

Il Nazionale intende poi coprire entro il 2030 con tetti dotati di impianti in grado di sfruttare l'energia del Sole i nuovi parcheggi all'aperto permanenti di grandi dimensioni (più di 250 metri quadrati). Ha sostenuto così una proposta di Lorenz Hess (Centro/BE).

Ulteriori provvedimenti riguardanti il miglioramento dell'efficienza sono invece stati respinti, come già successo durante il passaggio del dossier agli Stati. Niente da fare dunque per l'obbligo di sostituire i riscaldamenti e i boiler elettrici che la sinistra voleva inserire nella legge, così come per quello di installare sistemi intelligenti di controllo del riscaldamento nelle residenze di vacanza, perorato dalla maggioranza della commissione ma murato (per 102 a 90) dal campo borghese.

Progetti prioritari

Tra le decisioni successive, il plenum, come gli Stati, ha dato la priorità a 15 progetti di centrali idroelettriche già definiti nel quadro dell'espansione delle fonti energetiche indigene. Fra questi figura l'innalzamento della diga del Lago del Sambuco con l'annesso l'ampliamento della centrale di Peccia, sul territorio del comune di Lavizzara.

Per assicurare che vengano portati a termine il più rapidamente possibile, le procedure saranno accelerate. L'interesse alla realizzazione avrà fondamentalmente la precedenza su altri di importanza nazionale. L'obiettivo di tutto ciò è rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento durante la stagione invernale: entro il 2040 bisognerà aumentare la produzione di corrente da rinnovabili di almeno 6 terawattora.

Sarà inoltre creata una base legale per una riserva di energia. I gestori di centrali idroelettriche ad accumulazione di grandi dimensioni saranno obbligati a partecipare alla sua costituzione.

Altro tema abbordato è stato quello del mercato dell'elettricità: sul tavolo c'era una proposta di apertura completa, che però, imitando quanto già fatto dai "senatori", i deputati hanno scartato. Solo i consumatori finali con un consumo annuo superiore a 100 megawattora continueranno quindi ad aver accesso al libero mercato. Un'estensione di tale diritto a tutti, che compariva nel disegno originale del Consiglio federale, è stata sostenuta unicamente dal PLR.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 15.03.2023

Ok legge energie rinnovabili, nessuno spiraglio per nucleare

La costruzione di nuove centrali nucleari in Svizzera rimarrà vietata. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale durante l'ultimo giorno di dibattiti riguardanti la Legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili. Nella votazione d'insieme, l'oggetto è stato accettato per 104 voti a 54 (33 astenuti). Il dossier torna al Consiglio degli Stati per l'esame delle numerose divergenze.

Iniziata lunedì, la discussione sul mastodontico dossier - volto a potenziare la produzione di corrente "verde" per ridurre la dipendenza dall'estero, specie in inverno - è stata spalmata su tre giorni. Il progetto punta a garantire la fornitura di elettricità a lungo termine, evitando penurie e conseguenti blackout. Al voto finale, l'UDC si è espressa contro, mentre i Verdi hanno scelto la strada dell'astensione.

L'atto mantello, già approvato dagli Stati lo scorso settembre, riunisce le revisioni di varie leggi. In mattinata, in aula si è parlato in particolare di nucleare. Secondo il diritto attuale, che sia il governo sia i "senatori" non volevano ritoccare, è vietato rilasciare autorizzazioni di massima per nuovi impianti.

UDC isolata su atomo

Rispolverando un suo vecchio cavallo di battaglia, l'UDC ha tentato di intaccare questo divieto assoluto, ma si è trovata senza sorprese isolata e in inferiorità numerica. Le proposte di minoranza presentate dal partito sono tutte state rispedite chiaramente al mittente.

I democentristi hanno provato invano a fare breccia con diverse formulazioni. Una prima minoranza puntava a un'autorizzazione con procedura semplificata per nuovi impianti su siti esistenti, un'altra a inserire nella legge la possibilità di permettere la realizzazione di centrali a partire dalla terza generazione, un'altra ancora a escludere dall'interdizione quelle intrinsecamente sicure e una quarta a escludere quelle la cui frequenza di danneggiamento del nocciolo rispetta il valore limite di 1 ogni 100'000 anni di esercizio.

Pareri agli antipodi

"Il nucleare non è un capriccio o una moda, è un bisogno impellente che non deve spaventare", ha detto Pierre-André Page (UDC/FR). "Mettete da parte le ideologie, non perdete questa occasione di porre fine alla crisi energetica", ha aggiunto rivolto ai colleghi Michael Graber (UDC/VS).

"Questa fonte non è la soluzione, bensì il problema", ha replicato Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE), citando "gli incidenti che si verificano mensilmente" negli impianti elvetici. "Si tratta di un cattivo investimento", ha tagliato corto la consigliera nazionale ecologista. "Non è vero che permetterebbe di essere indipendenti, non ci sono miniere di uranio nel nostro Paese", ha rincarato la dose Baptiste Hurni (PS/NE). "Nella legge si parla di promozione delle rinnovabili, cosa c'entra con questo il nucleare?", si è dal canto suo chiesto Stefan Müller-Altermatt (Centro/SO).

Magari in futuro

Stando a Susanne Vincenz-Stauffacher (PLR/SG), ora non è il momento giusto di rilanciare il dibattito sul tema. Il discorso potrebbe eventualmente essere diverso in futuro, con l'avvento di tecnologie di quarta generazione, ha precisato la sangallese. Proprio pensando ai progressi della tecnica in un domani, Christian Wasserfallen (PLR/BE) ha depositato una proposta con l'intento di non chiudere del tutto la porta a nuove centrali. Nemmeno tale rivendicazione ha però fatto abbastanza proseliti.

Malgrado in passato, prima di entrare nell'esecutivo, non abbia certo fatto mistero di essere un sostenitore dell'atomo, dovendo indossare le vesti di rappresentante del governo in aula il consigliere federale Albert Rösti ha raccomandato di respingere tutte le minoranze pro nucleare. "In questa circostanza bisogna concentrarsi sull'ampliamento delle rinnovabili", ha rapidamente liquidato la questione il ministro.

Disattivazione

Per quanto riguarda la disattivazione delle centrali, la Camera del popolo ha bocciato anche altre due minoranze. Una, ancora proveniente dall'UDC, voleva che gli impianti esistenti potessero essere messi fuori esercizio solo in caso di produzione di elettricità sostitutiva garantita in ogni stagione e in ogni fascia mediante corrente prodotta in Svizzera.

Una seconda, patrocinata questa volta dal campo rosso-verde, mirava a fissare un calendario per lo spegnimento delle strutture al momento attive nella Confederazione: al più tardi nel 2027 per Beznau I e II, nel 2032 per Gösgen e nel 2037 per Leibstadt.

Solare ed eolico

Per quel che concerne sempre l'ultimo "blocco" del dibattito, il Nazionale ha inoltre deciso di disciplinare le condizioni per la costruzione di impianti solari al di fuori delle zone edificabili. Ad esempio, all'interno di aree agricole essi non potranno pregiudicare gli interessi dei contadini, a meno di non essere utili alla sperimentazione o alla ricerca agricole.

Dal canto loro, i parchi eolici saranno da considerarsi vincolati all'ubicazione se provvisti almeno di vie di collegamento stradale rudimentali.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 01.06.2023

Energie rinnovabili, prime decisioni

Limitazione dei deflussi minimi e obbligo di installazione di pannelli solari solo sui nuovi edifici più grandi. Sono le prime decisioni prese oggi dal Consiglio degli Stati in merito alla nuova Legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili. Lo scopo è aumentare la produzione di elettricità da fonti pulite.

Soprattutto in inverno, l'elettricità in Svizzera scarseggia. Da qui la decisione di elaborare un pacchetto legislativo allo scopo di scongiurare al più presto il pericolo di carenza di energia, ha spiegato il consigliere federale Albert Rösti.

Già lo scorso settembre, il governo aveva abbassato per sette mesi i deflussi residuali - ovvero la quantità minima di acqua che deve rimanere nei fiumi - per permettere a talune centrali idroelettriche di disporre di una maggiore quantità d'acqua per la produzione di corrente, ha ricordato il ministro dell'energia.

Deflussi minimi

Oggi, durante le discussioni agli Stati, a tenere banco è stata proprio la questione dei deflussi minimi. Il Nazionale aveva deciso una loro sospensione fino al 31 dicembre 2035 in caso di approvazione di concessioni per centrali idroelettriche e di ampliamento o rinnovo delle stesse.

Gli Stati, che in prima lettura volevano mantenere le disposizioni attuali, hanno oggi approvato con un sol voto di scarto (quello decisivo della presidente della Camera) una proposta di compromesso di Stefan Engler (Centro/GR), che lascia un certo margine di manovra al Consiglio federale. Sarebbe così possibile, in taluni casi, continuare ad applicare le disposizioni sui deflussi residuali previsti dalla vecchia legge.

Nei prossimi 15-20 anni dovranno essere rinnovate le concessioni delle grandi centrali idroelettriche. Se si applicheranno le nuove disposizioni sui deflussi minimi si avrà un calo della produzione di elettricità di 1,9 fino a 4 Terawattora all'anno, è stato sottolineato in aula. "Se confermiamo la nostra decisione precedente, non sarà possibile raggiungere l'auspicato potenziamento delle energie rinnovabili", ha affermato Engler.

La sinistra si è mostrata scettica sulla proposta del grigionese. "Prima di votarla si sarebbe dovuto farla esaminare dalla commissione", ha sostenuto Roberto Zanetti (PS/SO). Per Lisa Mazzone (Verdi/GE), con l'emendamento i problemi all'agricoltura e all'approvvigionamento di acqua potabile causati dalla diminuzione del deflussi residuali non saranno risolti.

Nuovi impianti

Gli Stati si sono poi espressi sulle condizioni quadro relative ai nuovi impianti idroelettrici, fotovoltaici ed eolici. I "senatori" hanno seguito il Nazionale decidendo che queste installazioni non potranno, come finora, essere realizzate nei biotopi d'importanza nazionale e nelle riserve per uccelli acquatici e di passo.

A questa regola le due Camere hanno introdotto una eccezione: tali impianti potranno essere realizzati in talune zone golenali proglaciali e pianure alluvionali alpine. I "senatori", con 25 voti a 17, hanno poi aggiunto un'ulteriore eccezione: nuovi impianti idroelettrici potranno essere costruiti anche quando il corso d'acqua situato a valle attraversa aree protette, se il torrente sottostà al regime del deflusso minimo.

Inutile l'opposizione della sinistra: Lisa Mazzone ha sostenuto come questa misura sottrarrà acqua ai biotopi che, sebbene rappresentino solo il 2,17% della superficie della nazionale, sono il "cuore della biodiversità". La ginevrina ha poi sottolineato che la Svizzera ha già perso il 90% di queste zone alluvionali.

Per il consigliere federale Albert Rösti questo pericolo non esiste: gli eventuali progetti dovranno infatti in ogni caso essere conformi alla Legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio. L'emendamento proposto permetterà invece una chiarificazione del diritto ed eviterà ritardi nelle procedure d'approvazione, ha aggiunto.

Obblighi solari

Fra le altre decisioni prese finora, spicca la bocciatura dell'obbligo, deciso dal Nazionale, di installare pannelli solari per tutte le nuove costruzioni e i grandi progetti di ristrutturazione e di rinnovamento. Si tratta, secondo il relatore commissionale Beat Rieder (Centro/VS), di un'ingerenza eccessiva nella proprietà privata e nella sovranità dei Cantoni.

Per gli Stati l'obbligo deve valere solo per i grandi nuovi immobili, ossia quelli che hanno una superficie al suolo superiore a 300 metri quadrati, così come prevedono le disposizioni urgenti - e quindi temporanee - in vigore dallo scorso anno. I Cantoni potranno però estendere tale obbligo agli edifici più piccoli.

Con 23 voti a 19, gli Stati hanno invece respinto l'obbligo proposto dal Nazionale di coprire con pannelli solari le superfici di parcheggio di veicoli a partire da una determinata dimensione. Per Albert Rösti, il fabbisogno immediato di impianti solari potrà essere soddisfatto anche senza queste esigenze, che oltretutto collidono con le competenze dei singoli Cantoni. Il ministro dell'energia si è anche chiesto se c'è abbastanza personale qualificato per realizzare quanto chiesto.

Nell'ambito della promozione delle energie rinnovabili, la Camera dei cantoni ha in seguito deciso di conferire al Consiglio federale la competenza di fissare, per gli impianti fino a 150 kW, retribuzioni minime per la restituzione al gestore della rete, in modo da creare sicurezza per gli investimenti anche negli impianti più piccoli e dunque più costosi. In compenso ha soppresso le disposizioni transitorie con retribuzioni fisse decise dal Nazionale, poiché gravano eccessivamente sui gestori di rete e sui consumatori di energia elettrica vincolati.

15+1 progetti prioritari

Uno degli obiettivi del pacchetto di misure in discussione è rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento durante la stagione invernale: entro il 2040 bisognerà aumentare la produzione di corrente da rinnovabili di almeno 6 Terawattora. Di questi, almeno due Terawattora dovranno essere disponibili in modo affidabile (leggi: idroelettrico).

Come noto, per riuscirci il Parlamento punta su quindici progetti di centrali idroelettriche già definiti da una tavola rotonda. Fra di loro figura l'innalzamento della diga del Lago del Sambuco in Valmaggia con l'annesso l'ampliamento della centrale di Peccia. Gli Stati hanno però aggiunto (con 20 contro 8 e 5 astenuti) anche l'impianto Chlus, in Prettigovia (GR).

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 08.06.2023

Approvvigionamento rinnovabili, ancora tante divergenze

Rimangono divergenze importanti in merito alla nuova Legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili - il cui scopo è aumentare la produzione di elettricità da fonti pulite, specie in inverno - dopo secondo il passaggio Consiglio degli Stati. Il dossier torna quindi al Nazionale.

Oggi, la Camera dei cantoni era chiamata a discutere di divergenze su aspetti più tecnici della legge. I "senatori" hanno ad esempio deciso che le questioni legate alla misurazione debbano rimanere nell'area di monopolio degli operatori di rete, in quanto strettamente legate al funzionamento della rete e sono decisive per la sicurezza e la stabilità della stessa.

Le principali decisioni in merito a questo disegno di legge erano però già state prese la settimana scorsa, quando i "senatori" hanno deciso un allentamento delle disposizioni sui deflussi minimi, ma più restrittive di quelle approvate in precedenza dal Nazionale. Il Consiglio federale dovrebbe così disporre di un certo margine di manovra.

Gli Stati si erano anche espressi sulle condizioni quadro relative ai nuovi impianti idroelettrici, fotovoltaici ed eolici, che non potranno, come finora, essere realizzate nei biotopi d'importanza nazionale e nelle riserve per uccelli acquatici e di passo.

A questa regola sono però state introdotte delle eccezioni: tali impianti potranno essere realizzati in talune zone golenali proglaciali e pianure alluvionali alpine, nonché, per i progetti idroelettrici, quando il corso d'acqua situato a valle attraversa aree protette, se il torrente sottostà al regime del deflusso minimo.

Fra le altre decisioni prese, spicca la bocciatura dell'obbligo, deciso dal Nazionale, di installare pannelli solari per tutte le nuove costruzioni e i grandi progetti di ristrutturazione e di rinnovamento. Per gli Stati l'obbligo deve valere solo per i grandi nuovi immobili, ossia quelli che hanno una superficie al suolo superiore a 300 metri quadrati, così come prevedono le disposizioni urgenti - e quindi temporanee - in vigore dallo scorso anno. I Cantoni potranno però estendere tale obbligo agli edifici più piccoli.

Uno degli obiettivi del pacchetto di misure è rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento durante la stagione invernale: entro il 2040 bisognerà aumentare la produzione di corrente da rinnovabili di almeno 6 Terawattora. Di questi, almeno due Terawattora dovranno essere disponibili in modo affidabile (leggi: idroelettrico).

Come noto, per riuscirci il Parlamento punta su quindici progetti di centrali idroelettriche già definiti da una tavola rotonda. Fra di loro figura l'innalzamento della diga del Lago del Sambuco in Vallemaggia con l'annesso l'ampliamento della centrale di Peccia. Gli Stati hanno però aggiunto anche l'impianto Chlus, in Prettigovia (GR).

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 11.09.2023

Rinnovabili, obbligo solare solo su edifici grandi

L'obbligo di installare pannelli solari sui tetti o le facciate varrà solo per i nuovi grandi edifici. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale allineandosi su questo punto agli Stati nel discutere la nuova Legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili. Il suo scopo è aumentare la produzione di elettricità da fonti pulite.

Oggi il Consiglio nazionale era chiamato a decidere se confermare - come chiedeva la sua commissione preparatoria - o meno la decisione presa in prima lettura secondo la quale i tutti nuovi edifici e quelli che subiscono ristrutturazioni importanti devono esser obbligati ad istallare impianti per la produzione di energia solare.

Durante i dibattiti alcuni parlamentari, sostenuti anche dal consigliere federale Albert Rösti, hanno chiesto di non sovraccaricare troppo il progetto. La proposta in discussione, se approvata, aumenterebbe la resistenza della popolazione in caso di referendum, ha sottolineato il ministro dell'energia.

Per Christian Imark (UDC/SO) tale articolo non è necessario: già oggi molti proprietari vogliono montare pannelli fotovoltaici, tanto che non c'è la manodopera necessaria per farlo. L'obbligo costerà inoltre caro ai cittadini, poiché bisognerà rafforzare la rete elettrica, ha aggiunto.

Durante le discussioni alcuni deputati borghesi hanno chiesto ai Verdi se sono davvero a favore del fotovoltaico, alla luce della votazione di ieri in Vallese (dove la maggioranza della popolazione, con il sostegno degli ecologisti, ha rifiutato il decreto che avrebbe permesso di accelerare le procedure di autorizzazione dei grandi progetti solari alpini).

Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE) ha replicato sostenendo che l'energia va prodotta laddove viene consumata, ovvero sui tetti delle case. La ginevrina ha invitato il plenum a non gettare alle ortiche il compromesso trovato in commissione, che prevede l'obbligo di installare pannelli solari per tutte le nuove costruzioni e i grandi progetti di ristrutturazione e di rinnovamento.

Al voto, come detto, il plenum ha cambiato idea e si è allineato alla soluzione degli Stati. L'obbligo sarà quindi valevole solo per i grandi nuovi immobili, ossia quelli che hanno una superficie al suolo superiore a 300 metri quadrati, così come prevedono del resto le disposizioni urgenti - e quindi temporanee - in vigore dallo scorso anno.

Posteggi

Per quel che concerne l'installazione di pannelli solari sopra i posteggi, vista l'opposizione degli Stati, il Nazionale ha elaborato una soluzione di compromesso. Un passo ben accolto da Rösti.

Concretamente, l'emendamento prevede l'obbligo, a partire dal 2030, di coprire con tetti dotati di impianti solari i nuovi parcheggi all'aperto permanenti con una superficie superiore a 500 m2 e quelli già esistenti di almeno 1000 m2. La camera in prima lettura aveva proposto rispettivamente 250 e 500 m2, una decisione come detto respinta dalla Camera dei cantoni.

Contrario l'UDC Michael Graber (VS), che ha spiegato come i parcheggi possono anche essere utilizzati per altri scopi, incompatibili con la presenza di pannelli solari. Il vallesano invano ha fatto l'esempio del suo comune, dove un grande parcheggio viene utilizzato anche da un circo per montare il tendone.

Deflussi minimi

Per quanto riguarda i deflussi minimi, altro argomento spinoso del dossier, il Nazionale ha proposto di rendere possibile un allentamento delle prescrizioni in materia di deflusso residuale per le centrali idroelettriche solo in caso di penuria. La decisione è stata presa con 122 voti contro 67.

Nicolò Paganini (Centro/AG) aveva da parte sua proposto una soluzione che si avvicinava a quella adottata dagli Stati (che considera anche il raggiungimento degli obiettivi di produzione). "Nella proposta della maggioranza - ha sostenuto - mancano gli strumenti per garantire il livello attuale della produzione". La soluzione immaginata dalla commissione non offre a suo dire sufficientemente margine di manovra.

Nelle scorse sedute, le due Camere avevano deciso le condizioni quadro relative ai nuovi impianti idroelettrici, fotovoltaici ed eolici, che non potranno, come finora, essere realizzate nei biotopi d'importanza nazionale e nelle riserve per uccelli acquatici e di passo.

A questa regola sono però state introdotte delle eccezioni: tali impianti potranno essere realizzati in talune zone golenali proglaciali e pianure alluvionali alpine, nonché, per i progetti idroelettrici, quando il corso d'acqua situato a valle attraversa aree protette, se il torrente sottostà al regime del deflusso minimo. Oggi Klopfenstein Broggini ha tentano senza successo di stralciare quest'ultimo punto.

15+1 progetti prioritari

Uno degli obiettivi del pacchetto di misure in discussione è rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento durante la stagione invernale: entro il 2040 bisognerà aumentare la produzione di corrente da rinnovabili di almeno 6 Terawattora. Di questi, almeno due Terawattora dovranno essere disponibili in modo affidabile (leggi: idroelettrico).

Come noto, per riuscirci il Parlamento punta su quindici progetti di centrali idroelettriche già definiti da una tavola rotonda. Fra di loro figura l'innalzamento della diga del Lago del Sambuco in Valmaggia con l'annesso l'ampliamento della centrale di Peccia. In giugno gli Stati hanno però aggiunto anche l'impianto Chlus, in Prettigovia (GR). Decisione, quest'ultima, approvata oggi anche dal Nazionale, con 112 voti a 81.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 19.09.2023

Rinnovabili, ancora divergenze
Rimangono delle divergenze tra le due Camere in merito alla nuova Legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili dopo il terzo passaggio del dossier al Consiglio degli Stati. Quest'ultimo ha in particolare ribadito di non voler obblighi concernente l'installazione di pannelli solari sopra i posteggi.

Il Consiglio nazionale ha per due volte tentato di inserire nella legge l'obbligo, a partire dal 2030, di coprire con tetti dotati di impianti solari i parcheggi. In prima lettura aveva proposto che tale vincolo sia valevole per i posteggi all'aperto permanenti con una superficie superiore a 250 m2 e quelli già esistenti di almeno 500 m2.

In seconda lettura la Camera del popolo si era mostrata meno restrittiva, portando tali limiti a rispettivamente 500 m2 e 1000 m2. Invano: oggi, come detto, i "senatori" hanno nuovamente detto di "no".

Nelle sedute precedenti, le due Camere avevano invece trovato un accordo in merito a uno dei punti più controversi del dossier, ovvero l'obbligo di installare pannelli solari sui tetti o le facciate.

Inizialmente il Nazionale voleva un obbligo generale (ossia tutti i nuovi edifici che si prestano e quelli che subiscono ristrutturazioni importanti), vista l'opposizione degli Stati ha però deciso di limitare tale vincolo agli immobili nuovi che hanno una superficie al suolo superiore a 300 metri quadrati (così come prevedono del resto le disposizioni urgenti - e quindi temporanee - in vigore dallo scorso anno).

Per quanto riguarda i deflussi minimi, altro argomento spinoso del dossier, oggi gli Stati, con 30 voti a 14, si sono allineati al Nazionale decidendo che l'allentamento delle prescrizioni in materia di deflusso residuale per le centrali idroelettriche vale sarà possibile solo in caso di penuria. Daniel Fässler (Centro/AI) ha invano proposto di mantenere la soluzione precedente che considerava anche il raggiungimento degli obiettivi di produzione e importazione.

Dobbiamo assicurarci che l'approvvigionamento energetico possa essere garantito, ha affermato Fässler. Bisogna dare più flessibilità al Consiglio federale, ha aggiunto Ruedi Noser (PLR/ZH). "Se allentiamo i requisiti per raggiungere gli obiettivi, non si potrà fare di più in caso di penuria", ha replicato Jakob Stark (UDC/TG). Da parte sua, il consigliere federale Albert Rösti ha messo in guarda dal rischio di referendum.

In tema di efficienza energetica, il Parlamento è del parere che l'amministrazione federale dovrà dare l'esempio, riducendo i propri consumi del 53% rispetto al 2000 entro il 2040. Contrariamente al Nazionale, i "senatori" non hanno voluto estendere questo obbligo ai cantoni. Non bisogna invadere le sfere di loro competenza, ha sostenuto Beat Rieder (Centro/VS) a nome della commissione.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 26.09.2023

CN: rinnovabili, "no" a obbligo fotovoltaico su posteggi
Non ci saranno obblighi concernente l'installazione di pannelli solari sopra i posteggi nella nuova Legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili. Vista l'opposizione degli Stati, oggi il Nazionale ha deciso di rinunciarvi. Il dossier è così pronto per le votazioni finali.

La costruzione di tetti solari sui parcheggi avrebbe permesso di risparmiare superfici ancora non costruite, ha sostenuto Kurt Egger (Verdi/TG). Oltretutto, il potenziale è grande, ha aggiunto il turgoviese, che però ha rinunciato a chiedere il voto su questo punto per non prolungare l'iter parlamentare. Ad eccezion fatta dei punti sul fotovoltaico, l'obbiettivo generale della legge è comunque buono, ha aggiunto Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE).

Anche per Christian Imark (UDC/SO) ci sono alcuni elementi nella legge che vanno nella buona direzione. Ciò tuttavia non basterà per risolvere i problemi, generati da scelte sbagliate fatte in passato (leggi: Strategia energetica). Per il democentrista non si potrà rinviare all'infinito il dibattito sull'energia nucleare. Sebbene l'UDC non sia convinta, ha poi precisato il solettese, una parte del gruppo sosterrà la legge al voto finale di venerdì.

Nelle sedute precedenti, le due Camere avevano invece trovato un accordo in merito a uno dei punti più controversi del dossier, ovvero l'obbligo di installare pannelli solari sui tetti o le facciate.

Inizialmente il Nazionale voleva un obbligo generale (ossia tutti i nuovi edifici che si prestano e quelli che subiscono ristrutturazioni importanti), vista l'opposizione degli Stati ha però deciso di limitare tale vincolo agli immobili nuovi che hanno una superficie al suolo superiore a 300 metri quadrati (così come prevedono del resto le disposizioni urgenti - e quindi temporanee - in vigore dallo scorso anno).

Per quanto riguarda i deflussi minimi, altro argomento spinoso del dossier, le Camere hanno deciso che l'allentamento delle prescrizioni in materia di deflusso residuale per le centrali idroelettriche vale sarà possibile solo in caso di penuria. Gli Stati inizialmente volevano considerare anche il raggiungimento degli obiettivi di produzione e importazione.

In tema di efficienza energetica, il Parlamento è del parere che l'amministrazione federale dovrà dare l'esempio, riducendo i propri consumi del 53% rispetto al 2000 entro il 2040. Previsti anche obiettivi per i gestori delle reti di distribuzione e i fornitori di energia elettrica.

Uno degli obiettivi del pacchetto di misure in discussione è rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento durante la stagione invernale: entro il 2040 bisognerà aumentare la produzione di corrente da rinnovabili di almeno 6 Terawattora (TWh). Di questi, almeno due TWh dovranno essere disponibili in modo affidabile (leggi: idroelettrico).

Più in generale, 35 TWh di elettricità dovranno essere prodotti nel 2035 utilizzando energie rinnovabili - l'energia idroelettrica esclusa - e 45 TWh nel 2050. Le esigenze per l'idroelettrico sono fissate a 37,9 TWh e 39,2 TWh.

Per riuscirci il Parlamento ha deciso che i grandi impianti idroelettrici, fotovoltaici, eolici e di pompaggio-turbinaggio potranno essere costruiti più facilmente. Essendo ora dichiarati di interesse nazionale, avranno, a determinate condizioni, la priorità sulla tutela della natura e del paesaggio.

Se gli obiettivi non verranno raggiunti, anche gli impianti più piccoli potranno ottenere gli stessi privilegi. Non potranno tuttavia essere realizzate nuove infrastrutture nei biotopi di importanza nazionale o nelle riserve di uccelli acquatici e migratori, ad eccezione dei nuovi margini proglaciali e delle pianure alluvionali alpine.

Come noto, sono previsti anche una quindicina di progetti di centrali idroelettriche, peraltro già definiti da una tavola rotonda. Fra di loro figura l'innalzamento della diga del Lago del Sambuco in Valmaggia con l'annesso l'ampliamento della centrale di Peccia. Durante le discussioni il Parlamento ha anche aggiunto l'impianto Chlus, in Prettigovia (GR).