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21.3151 · Mozione · 2021-03-11

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di adottare le misure necessarie affinché la Svizzera si ritiri dal trattato della Carta europea dell'energia (ECT).

Begründung

Il trattato della Carta dell'energia, entrato in vigore nel 1998, doveva in origine stimolare i gruppi del settore energetico a investire nei Paesi in via di sviluppo. Oggi queste imprese si servono del trattato per intraprendere azioni legali nei confronti degli Stati che emanano leggi a favore dell'ambiente, dal momento che il trattato prevede la possibilità di arbitraggio internazionale. In altre parole, il trattato protegge gli investimenti nell'industria carbonifera, l'estrazione di gas e di petrolio, le pipeline, le raffinerie e le centrali termiche. Uno Stato può emanare leggi a favore dell'ambiente nell'ambito del trattato, col rischio però di incappare in azioni legali dell'ordine di miliardi a carico dei contribuenti. Una misura a favore del clima può infatti ridurre gli utili previsti da un investitore, giustificando così un'azione legale nei confronti dello Stato. L'idea iniziale dell'arbitraggio era di proteggere gli investitori da situazioni giuridiche incerte nei Paesi in via di sviluppo, ma quando un'azione legale di questo tipo viene lanciata, non viene trattata dai tribunali nazionali, bensì nell'ambito di procedure di arbitraggio private. Al momento il Consiglio federale si sta adoperando per modernizzare l'accordo. Intende istituire tribunali arbitrali più trasparenti ed estendere il trattato anche alle tecnologie che favoriscono la transizione energetica. Tuttavia, una simile riforma del trattato non sarebbe compatibile nemmeno con l'accordo di Parigi sul clima, né potrebbe evitare il gran numero di cause intentate contro gli Stati. Se la Svizzera non vuole correre il rischio di altri Stati europei, ossia essere citata in giudizio nel quadro di azioni legali dell'ordine di miliardi di franchi, deve ritirarsi dal trattato e fare pressione a livello internazionale affinché gli Stati concludano trattati al passo con i tempi.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

I negoziati per modernizzare il trattato sulla Carta europea dell'energia (ECT), avviati a luglio 2020, sono tuttora in corso. Il mandato negoziale per la modernizzazione del trattato sulla Carta europea dell'energia (ECT) è stato adottato dal Consiglio federale il 16 ottobre 2019. Un'uscita dal trattato sarebbe contraria sia al mandato che agli interessi della Svizzera.

L'ECT non impedisce a nessuno Stato membro di perseguire una politica energetica ambiziosa. In linea di principio, il diritto di regolamentazione di uno Stato membro non viene limitato. Gli Stati membri possono continuare a emanare normative nell'interesse pubblico a condizione di tenere conto di alcuni principi generali del diritto (come la proporzionalità e la nondiscriminazione), che la Svizzera riconosce anche nel diritto costituzionale e amministrativo nazionale. Inoltre, l'esperienza dimostra che la maggior parte delle controversie relative a investimenti tra gli investitori stranieri e gli Stati sono risolte amichevolmente o sottoposte ai tribunali nazionali dello Stato ospitante, soprattutto in Paesi come la Svizzera, dotati di un sistema giudiziario affidabile e imparziale. La modernizzazione del trattato mira, tra l'altro, a precisare il diritto dello Stato a emanare norme come ad esempio misure di politica climatica. Gli obiettivi di negoziazione perseguiti dal Consiglio federale tengono conto degli sviluppi internazionali, come ad esempio dell'accordo di Parigi sulla protezione del clima.

Nel quadro dell'ECT, gran parte delle cause intentate dagli investitori contro altri Stati non sono per nulla state innescate da politiche climatiche più progressive dello Stato ospite; al contrario sono state dirette contro tagli retroattivi delle tariffe di immissione in rete delle energie rinnovabili. Ciò ha riguardato anche alcuni investitori svizzeri nei Paesi partner. Il rischio che gli investitori stranieri facciano causa alla Svizzera è invece limitato, dal momento che non vi sono praticamente investimenti stranieri nel settore elettrico svizzero. Anche se si registrano investimenti stranieri nel settore dei combustibili fossili (per esempio la raffineria a Cressier, il gasdotto di transito del gas, le reti di stazioni di rifornimento), questi non sono messi in discussione dalla politica energetica svizzera.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.