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21.3506 · Interpellanza · 2021-05-04

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

L'Unione europea continua a ricattare la Svizzera. L'ultima iniziativa di Bruxelles in tal senso è l'esclusione delle FFS dal "Partenariato europeo per la trasformazione del sistema ferroviario europeo". Motivo: l'UE pretende il versamento del contributo di coesione e denuncia i mancati progressi nell'accordo quadro istituzionale.

Anche singoli stati membri UE, in particolare dell'Europa dell'Est, si sono permessi di pretendere il versamento del contributo di coesione elvetico.

Chiedo al Consiglio federale:

- A prescindere dalla reale portata del partenariato da cui le FFS sono state escluse, come valuta il Consiglio federale questa nuova iniziativa discriminatoria e ricattatoria nei confronti della Svizzera? Resterà ancora una volta inattivo?

- Cosa deve ancora succedere affinché il Consiglio federale dichiari finalmente fallite e chiuse le trattative con l'UE sull'accordo quadro istituzionale?

- Quali misure concrete di ritorsione intende adottare il Consiglio federale nei confronti dell'UE a seguito delle ripetute decisioni discriminatorie nei confronti della Svizzera?

- Si ricorda che ad esempio che il 31 marzo scorso l'UE ha revocato alla Svizzera l'accesso privilegiato ai vaccini per il covid: anche davanti a questa iniziativa di Bruxelles il Consiglio federale è rimasto passivo? Oppure ha preso delle contromisure? Se sì, quali?

Stellungnahme des Bundesrates

L'UE investe da anni nel programma di innovazione ferroviaria "Shift2Rail", che dovrebbe portare nuove soluzioni in questo settore. Il primo programma di innovazione "Shift2Rail" faceva parte di "Orizzonte 2020", a cui la Svizzera è associata, e pertanto le FFS in passato hanno potuto partecipare a questi progetti. L'UE ha però rifiutato il rinnovo della partecipazione della Svizzera (delle FFS) al successivo programma "Shift2Rail 2.0" poiché il nostro Paese non è ancora associato a "Orizzonte Europa 2021-2027".

Il 26 maggio 2021 il Consiglio federale ha deciso di non firmare l'accordo istituzionale con l'UE e di porre fine ai negoziati. Allo stesso tempo ha ribadito il proprio interesse a proseguire la via bilaterale ormai collaudata con l'UE e ha adottato una serie di misure con l'obiettivo di stabilizzare la cooperazione bilaterale anche senza tale accordo: al riguardo si vedano anche le risposte del Consiglio federale agli interventi parlamentari urgenti in materia di politica europea della sessione estiva (21.1040, 21.3516, 21.3622 fino a 21.3626). Per attenuare le conseguenze della mancata disponibilità dell'UE a concludere nuovi accordi di accesso al mercato o ad aggiornare quelli esistenti, il Consiglio federale ha iniziato da qualche tempo a pianificare misure di attenuazione, attuandole già dove possibile. Tuttavia, tali misure possono compensare solo in parte il mancato sviluppo degli accordi bilaterali.

Da quando - il 26 marzo 2021 - è stata revocata l'esenzione per la Svizzera e altri Paesi dall'obbligo di autorizzazione per l'esportazione di vaccini COVID-19 e di sostanze attive equivalenti, tutte le esportazioni dei prodotti in questione dall'UE alla Svizzera sottostanno all'obbligo di autorizzazione per l'esportazione. L'UE ha prorogato questo regime fino al 30 settembre, anche nei confronti della Svizzera.

Sulla questione il nostro Paese è in contatto a vari livelli con la Commissione europea. Al momento, alle autorità svizzere non sono noti casi di ritardi o addirittura di mancato rilascio dell'autorizzazione all'importazione di vaccini dall'UE in Svizzera dovuti all'obbligo di autorizzazione delle esportazioni imposto dall'UE.

Per la Svizzera, il commercio libero e senza barriere dei principi attivi dei vaccini e dei relativi preparati è di fondamentale importanza vista la forte interconnessione internazionale delle catene di produzione. Il nostro Paese si adopera dunque per assicurare l'importazione e l'esportazione senza intoppi di questi prodotti. Pertanto, da parte della Svizzera non sono attualmente previste eventuali misure come l'obbligo di autorizzazione per l'esportazione. Le autorità federali valutano tutte le azioni possibili alla luce degli sviluppi e riesaminano continuamente la situazione.

Risposta del Consiglio federale.