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21.4208 · Mozione · 2021-09-30

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di adottare misure affinché i resi nelle vendite per corrispondenza siano a pagamento.

Begründung

Il mercato dei pacchi postali è in piena espansione. In seguito alla crescita del commercio online vengono inviati sempre più pacchi, di cui una parte considerevole viene poi restituita dai clienti. Nelle grosse aziende di vendita per corrispondenza i resi sono spesso gratuiti. In Germania si stima che nel 2019 più del 28 per cento dei pacchi è stato restituito (fonte: www.retourenforschung.de) e si presume che in Svizzera questa percentuale non sia inferiore.

L'aumento della quantità di pacchi inviati è positivo per l'industria postale, ha però un impatto ambientale e comporta un aumento del traffico e uno spreco di merci, poiché alcune vengono distrutte dopo essere state restituite.

In un sondaggio sono stati rilevati due fattori principali che permetterebbero di evitare i resi:

- obbligo di indicare le dimensioni e consulenza alla clientela;

- introduzione di spese minime di restituzione.

Il primo fattore rientra nell'ambito di responsabilità del settore privato, mentre il secondo andrebbe disciplinato a livello legislativo. L'obbligo di pagare i resi renderebbe più ecologica la vendita per corrispondenza e sarebbe coerente con il principio "chi inquina paga". I prezzi non dovrebbero aumentare, dato che le restituzioni gratuite sono in realtà già incluse nel modello commerciale delle aziende di vendita per corrispondenza.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Con la crescente digitalizzazione il commercio online sta diventando sempre più popolare. I consumatori hanno approfittato maggiormente della vendita per corrispondenza, soprattutto durante la pandemia di COVID-19.

Secondo la legislazione vigente, spetta alle aziende private decidere se i clienti devono pagare le spese di restituzione e se conviene offrire questo servizio gratuitamente. Tuttavia, questo non significa che i resi siano "gratuiti": le spese di spedizione sono di solito incluse nel prezzo di vendita. È nell'interesse delle aziende di vendita per corrispondenza che il numero di pacchi restituiti sia il più basso possibile rispetto alle merci vendute.

Il principio "chi inquina paga" è applicato nel trasporto delle merci su strada mediante la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP) coprendo così i costi delle infrastrutture e quelli a carico della collettività. Vi sono quindi già incentivi per ridurre i viaggi inutili dei veicoli pesanti. Respingendo la mozione 20.4509, il Parlamento ha rifiutato di creare le basi legali che avrebbero permesso di applicare il suddetto principio tramite la riscossione di una tassa sul traffico merci con autofurgoni.

Se la distruzione di articoli nuovi ha ripercussioni sull'ambiente, l'impatto ecologico complessivo dell'introduzione di spese minime di restituzione a carico del cliente è più difficile da determinare. L'obbligo di pagare le spese di spedizione potrebbe effettivamente portare a una diminuzione dei resi, tuttavia i risultati attesi sembrano essere minimi o addirittura contrari all'effetto auspicato. In primo luogo, l'impatto della vendita per corrispondenza sul traffico e sui chilometri percorsi è basso rispetto al volume totale del traffico, come dimostra il recente studio della società di consulenza BSS "Auswirkungen des wachsenden Versandhandels auf das Verkehrsaufkommen" commissionato dall'Ufficio federale delle strade. In secondo luogo, le conseguenze ecologiche delle misure governative nel settore del commercio al dettaglio sono difficili da valutare, a causa degli effetti di sostituzione tra il commercio stazionario e quello online. Infatti, l'aumento del chilometraggio legato al trasporto delle merci dovuto alla vendita per corrispondenza è accompagnato da un calo del traffico di veicoli privati, poiché i consumatori si recano meno spesso nei centri commerciali. Come dimostra anche il suddetto studio, è difficile stimare l'effetto netto dell'introduzione di spese minime di restituzione a carico del cliente. Dopo aver soppesato tutti gli argomenti esposti, il Consiglio federale ritiene che non vi siano motivi sufficienti per una simile ingerenza della libertà economica. Una tassa di questo tipo ridurrebbe in modo eccessivo la libertà imprenditoriale e i vantaggi per i consumatori, considerato l'incerto impatto ambientale. Tuttavia, il Consiglio federale si aspetta che le aziende di vendita per corrispondenza descrivano nel miglior modo possibile i prodotti e le taglie, così da ridurre i resi dovuti alle taglie inesatte o a informazioni incomplete.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.