21.4642 · Mozione · 2021-12-17
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di prendere misure appropriate per ridurre entro 10 anni la settimana lavorativa a un massimo di 35 ore settimanali con una piena compensazione salariale per i lavoratori a basso e medio reddito. È assolutamente necessario coinvolgere le parti sociali nello sviluppo e nell'attuazione delle misure.
Begründung
In Svizzera gli impiegati a tempo pieno lavorano attualmente circa 41 ore alla settimana (2017). Tuttavia, questo tempo di lavoro retribuito è distribuito in modo molto disomogeneo. Secondo le valutazioni dell'Ufficio federale di statistica il 40% degli uomini e il 30% delle donne vorrebbero lavorare meno e il 25% di loro soffre di stress, senza tener conto che la tendenza è in aumento (Studio Job Stress Index, Promozione Salute Svizzera).
Viceversa il 16% dei lavoratori lavora meno di quanto vorrebbe (la percentuale riguarda perlopiù le donne), a cui si aggiunge un 5% che è attualmente disoccupato, a dimostrazione di quanto in Svizzera l'onere lavorativo sia distribuito in modo inefficiente.
Un altro aspetto attualmente affrontato in modo altrettanto impari riguarda le cure e l'assistenza a domicilio non retribuiti perché svolti privatamente all'interno del nucleo familiare: compiti adempiuti tutt'ora per il 61,3% da donne e il cui valore finanziario annuale ammonta a quasi 250 miliardi di franchi.
Un orario di lavoro settimanale meno elevato fornirebbe maggior equilibrio e uguaglianza di genere sia all'interno del lavoro retribuito, sia nella relazione tra il lavoro retribuito e quello non retribuito per le cure e i lavori domestici citati in precedenza. Diversi studi recenti mostrano infatti quanto i pregiudizi contro una riduzione dell'orario di lavoro siano totalmente inappropriati.
In questo contesto risulta particolarmente interessante il confronto con l'Islanda, dove la settimana lavorativa di 4 giorni con piena compensazione salariale è realtà già da tre anni con risultati estremamente positivi: la produttività dell'economia non è diminuita, al contrario in alcuni casi è addirittura migliorata e le entrate fiscali sono rimaste stabili. Anzi, gli islandesi sono ora più soddisfatti e godono di migliore salute. Nel frattempo, ben l'86% della popolazione islandese ha ridotto il proprio orario settimanale.
Da ultimo, gli studi dimostrano che la riduzione dell'orario di lavoro apporterebbe inoltre effetti positivi sul clima: una settimana lavorativa di 4 giorni ridurrebbe di fatto il trasporto privato e di conseguenza le emissioni di CO2. Un beneficio che si rafforzerebbe ulteriormente se la compensazione salariale venisse limitata in modo da evitare il consumo di beni e servizi di lusso. Secondo i calcoli dell'Università di Berna, una compensazione adeguata ad ottenere questi risultati dovrebbe ammontare a circa 150 000 franchi di reddito familiare.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
In Svizzera l'orario di lavoro viene determinato in base a un contratto tra lavoratore e datore di lavoro oppure attraverso i contratti collettivi ed è già in regressione: secondo la statistica sul volume del lavoro dell'Ufficio federale di statistica, in Svizzera la durata media del lavoro settimanale dei lavoratori a tempo pieno è passata da 43,2 ore nel 1991 a 41,1 ore nel 2019. Se si tiene conto anche del crescente numero di lavoratori a tempo parziale, in media l'orario di lavoro settimanale di tutti i dipendenti è passato da 35,3 ore nel 1991 a 31,7 ore nel 2019. In questo lasso di tempo i salari sono cresciuti costantemente, con l'indice dei salari reali che è aumentato del 15,2 per cento.
La politica svizzera del mercato del lavoro lascia ampio spazio alle soluzioni negoziali e alle decisioni decentralizzate all'interno del quadro legislativo. I contratti collettivi di lavoro, in cui le parti sociali disciplinano in modo vincolante le condizioni salariali e lavorative, svolgono un ruolo importante. Ciò permette di avere buone condizioni quadro per la creazione e il mantenimento dei posti di lavoro, per un alto livello salariale e produttivo, per una forte partecipazione e integrazione nel mercato del lavoro e per un elevato benessere economico.
Il Consiglio federale ritiene che le modalità con cui premiare i lavoratori per gli aumenti generali di produttività, ad esempio sotto forma di riduzione delle ore di lavoro, salari più alti o prezzi più bassi, debbano essere negoziate tra le parti contraenti. Queste ultime, infatti, sono in grado di comprendere meglio i fattori rilevanti nel rispettivo contesto (situazione aziendale, settoriale ed economica). Una regolamentazione come quella proposta nella mozione non è quindi necessaria e potrebbe essere inutilmente restrittiva o addirittura controproducente. Le esperienze compiute all'estero dimostrano che l'intervento statale per ridistribuire il volume di lavoro non è efficace né in termini di occupazione né di prosperità.
Le preoccupazioni relative alla protezione della salute possono essere debitamente affrontate con le normative vigenti sulla durata massima del lavoro e sui periodi minimi di riposo. Gli altri obiettivi indicati nella motivazione della mozione possono essere raggiunti con misure diverse dalla limitazione della durata massima del lavoro a 35 ore settimanali. Per precisare meglio gli obiettivi formulati nella Strategia Parità 2030 - tra cui l'ulteriore miglioramento della conciliabilità tra lavoro e famiglia e la partecipazione più equilibrata delle donne e degli uomini al mercato del lavoro - è stato messo a punto un piano d'azione dettagliato.
Il Consiglio federale ha già espresso la sua opposizione alla limitazione del tempo di lavoro per ridurre le emissioni di CO2 nel parere sul postulato Meyer Mattea (19.3275). Accogliere la mozione significherebbe allontanarsi dagli elementi centrali della politica svizzera del mercato del lavoro e solleverebbe questioni fondamentali di applicabilità e di efficienza economica.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.