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22.3665 · Interpellanza · 2022-06-16

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

L'organizzazione non governativa B'Tselem, finanziata anche dalla Confederazione, accusa ingiustamente Israele di apartheid, vuole porre fine a "questo regime di apartheid" e rifiuta il diritto all'esistenza di Israele come Stato ebraico.

Con un massiccio attacco l'organizzazione non governativa B'Tselem accusa Israele di apartheid, quindi di razzismo, e vuole porre fine allo Stato ebraico, cambiamento che implica la creazione di uno Stato binazionale. Inoltre, si oppone al Mandato britannico sulla Palestina del 1922 per l'istituzione di una dimora ebraica nazionale. La campagna incendiaria antisemita di B'Tselem viola anche la clausola anti-discriminatoria e contraddice la definizione di antisemitismo dell'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA), sostenendo che l'esistenza dello Stato di Israele sia un'impresa razzista.

Il Consiglio federale interromperà quindi il finanziamento dell'ONG B'Tselem, se possibile con effetto retroattivo?

Begründung

Finora B'Tselem si è occupata di presunte violazioni dei diritti umani in Cisgiordania, avviando azioni contro Israele in tutto il mondo. Dal 2018 la Svizzera le ha versato 180 000 franchi (2021: 80 000 franchi).

Il 12 gennaio 2021 B'Tselem ha però lanciato una nuova campagna incendiaria e profondamente discriminatoria contro Israele, intitolata "Un regime di supremazia ebraica dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo: questo si chiama apartheid".

Con questa accusa di apartheid da considerare antisemita e quindi razzista, B'Tselem apre un nuovo capitolo contro Israele. Inoltre, rafforza il motto di Fatah e Hamas "dal fiume al mare, la Palestina sarà libera".

Con questa campagna discriminatoria contro Israele, B'Tselem combatte la legittimità dello Stato ebraico. Nel 1917 la dichiarazione Balfour parlava della creazione di una dimora nazionale del popolo ebraico in Palestina, nel rispetto dei diritti delle comunità non ebraiche. Sparsi in tutto il mondo, gli Ebrei avrebbero potuto tornare a vivere liberamente nel proprio Stato dopo quasi 2000 anni di esilio. Ma B'Tselem diffama e mina questo Stato, che non pratica l'apartheid.

L'accusa di apartheid da parte di B'Tselem è in linea con la campagna contro Israele di Amnesty International, il cui rapporto di quest'anno è stato criticato da Stati Uniti, Canada, Australia, Austria, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito.

Con il suo sostegno finanziario la Svizzera appoggia l'accusa di apartheid incendiaria di B'Tselem, violando la clausola antidiscriminatoria introdotta dal DFAE e la definizione operativa di antisemitismo dell'IHRA, adottata dalla Svizzera. Si tratta anche di un atto ostile contro uno Stato considerato amico.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale ha preso atto di numerosi rapporti - tra cui quelli di Human Rights Watch, Amnesty International e del relatore speciale dell'ONU sulla situazione dei diritti umani nel Territorio palestinese occupato - che descrivono le azioni di Israele nei confronti dei Palestinesi come crimini di apartheid ai sensi del diritto internazionale. L'Esecutivo osserva altresì che Israele nega vigorosamente questa accusa. La questione è quindi oggetto di dibattito pubblico.

Il Consiglio federale non utilizza il termine "apartheid" in questo contesto poiché nessun organo giudiziario si è ancora pronunciato in tal senso. Spetta a un tribunale verificare questa grave accusa e decidere se sia stato commesso o meno il crimine di apartheid. Al contempo, come indicato nella risposta al postulato Rechsteiner 19.3942, il Consiglio federale fa notare l'elevato livello di protezione che la giurisprudenza concede alla libertà di espressione nel discorso politico. Riconosce quindi la legittimità del dibattito pubblico e la libertà di espressione di queste organizzazioni, compresa quella dei suoi partner di progetto. L'ONG israeliana B'Tselem opera legalmente in Israele.

La collaborazione della Svizzera con B'Tselem si limita a un progetto di raccolta, analisi e scambio di dati sulla politica di Israele nella zona C, ossia il Territorio palestinese occupato. Il DFAE non ha prove di una violazione della clausola anti-discriminatoria inclusa nel contratto che disciplina il progetto, pertanto al momento non è prevista una revoca dello stesso. Anche in futuro, per ogni collaborazione dovranno continuare a essere osservati i principi per la selezione delle ONG in Medio Oriente: 1) conformità con i valori della politica estera svizzera, 2) contributo al raggiungimento degli obiettivi della Svizzera in Medio Oriente, 3) rispetto del diritto internazionale, 4) presa di distanza dal terrorismo, dalla violenza e dall'odio e 5) professionalità, efficacia e risultati. Il DFAE ha inserito una clausola anti-discriminatoria in tutti i suoi contratti e dà seguito a ogni ricorso giustificato.

Per quanto riguarda la definizione di antisemitismo dell'IHRA: nel suo rapporto in risposta al postulato Rechsteiner 19.3942 il Consiglio federale dichiara di riconoscere il valore e la pertinenza della definizione operativa di antisemitismo dell'IHRA, ma di non averla adottata in quanto il quadro giuridico svizzero non prevede l'adozione di una definizione non vincolante.

Risposta del Consiglio federale.