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Vernici radioattive. Il principio di causalità non vale per l'industria orologiera?

22.3936 · Interpellanza · 2022-09-20

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

L'industria orologiera svizzera ha impiegato vernici luminescenti radioattive sino alla fine degli anni 1960. Centinaia di operaie che lavoravano con vernici al radio per aziende orologiere si sono ammalate gravemente. Solo ora si comincia a indagare sull'entità di questa tragedia umana. Nessuno, sinora, ha cercato di far luce sulla sorte di queste donne esposte a sostanze radioattive e delle loro famiglie. Nemmeno il settore orologiero sembra interessarsene. Queste operaie lavoravano spesso a casa. All'epoca non avevano una lobby che tutelasse la loro salute sul posto di lavoro. A differenza di quella delle vittime dell'amianto, la vicenda non è mai finita dinanzi alla giustizia perché le persone danneggiate non hanno sporto denuncia.

Nel 2018 la Confederazione ha condotto ricerche sull'impiego del radio al fine di individuare gli edifici contaminati. Ne sono stati identificati oltre 1000, di cui almeno 120 devono essere risanati a causa del superamento del valore limite. A questi se ne aggiungono continuamente altri. I costi di risanamento, pari a circa dieci milioni di franchi, sono assunti per la maggior parte dalla Confederazione; l'industria orologiera vi partecipa con un importo di soli 400 000 franchi. Vi sono inoltre 280 discariche potenzialmente contaminate dal radio e quindi potenzialmente pericolose per l'essere umano e l'ambiente.

1. A tutt'oggi la sorte toccata alle operaie vittime del radio resta nell'ombra. Non sarebbe ora di fare luce sulla vicenda?

2. L'industria orologiera è il fiore all'occhiello e l'immagine stessa della Svizzera. Non sarebbe opportuno che affronti il passato contribuendo alla sua rivisitazione e assumendosi la sua responsabilità storica?

3. Perché il principio di causalità non si applica ai lavori di risanamento degli edifici? Perché la Confederazione si fa carico di tutti gli oneri derivanti dalla mancata tutela della salute da parte dell'industria orologiera?

4. Come saranno smaltiti i rifiuti altamente radioattivi provenienti dagli edifici contaminati? A quanto ammontano i costi se si considera l'intera durata di smaltimento?

5. Molte discariche sono potenzialmente pericolose per l'essere umano e l'ambiente. Non è irresponsabile non risanarle?

Stellungnahme des Bundesrates

1. L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro classifica il radio come sicuramente cancerogeno. Sono stati pubblicati studi a livello internazionale sull'impatto sanitario dell'applicazione di vernici al radio. Malgrado l'uso largamente diffuso di queste vernici in Svizzera, il Consiglio federale non è a conoscenza di alcuno studio globale sull'impatto sanitario per le lavoratrici e i lavoratori svizzeri; sono tuttavia disponibili singoli studi specifici. Al momento dell'entrata in vigore della prima ordinanza sulla radioprotezione nel 1963 la Suva è intervenuta presso le aziende industriali, che da allora hanno dovuto disporre di una licenza per la manipolazione del radio. Le persone che lavoravano in piccoli laboratori o a domicilio hanno progressivamente abbandonato l'attività e quindi non sono state sottoposte a controlli sistematici. Il Consiglio federale è consapevole dei rischi corsi in passato da queste lavoratrici e questi lavoratori. Tuttavia, con il Piano d'azione radio 2015-2023, ha preferito adottare un approccio orientato al futuro, al fine di evitare l'esposizione al radio delle generazioni future e la sua dispersione nell'ambiente.

2. L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha preso contatto con l'industria orologiera in più di un'occasione. Nel gennaio del 2019, il consigliere federale Alain Berset ha organizzato una tavola rotonda con i rappresentanti delle principali parti interessate dal piano d'azione, in seguito alla quale l'industria orologiera si è impegnata volontariamente a sostenere il piano d'azione con 400 000 franchi. I Cantoni più coinvolti (Berna, Neuchâtel e Soletta) hanno a loro volta contribuito con 640 000 franchi.

3. Prima di dare avvio al piano d'azione, l'UFSP aveva fatto svolgere una perizia giuridica esterna (www.ufsp.admin.ch > Strategia & politica > Mandati politici e piani d'azione > Piano d'azione radio 2015-2023) per determinare a chi competesse il risanamento dei beni fondiari contaminati dal radio e chi dovesse sopportarne i costi, tenendo conto del principio di causalità di cui all'articolo 4 della legge sulla radioprotezione (LRaP; RS 814.50). Il parere giuridico ha concluso che tocca alla Confederazione procedere ai necessari risanamenti nell'ambito di un'esecuzione sostitutiva e che un riversamento dei costi sui responsabili iniziali della contaminazione (l'industria orologiera) e sui proprietari attuali dei beni fondiari è pressoché impossibile. Tranne che in casi molto rari, non è possibile risalire con certezza ai responsabili della contaminazione, in quanto o non sono più identificabili o non esistono più. Per motivi di proporzionalità e di opportunità, generalmente non è possibile imputare i costi ai proprietari attuali. Di conseguenza, spetta principalmente alla Confederazione farsi carico dei costi dei risanamenti. Attualmente, su un totale di 150 risanamenti, i costi sono stati sostenuti dai responsabili della contaminazione in cinque casi.

4. La maggior parte dei rifiuti derivanti dai risanamenti è poco contaminata e può quindi essere smaltita in modo controllato in discarica o in un inceneritore secondo l'ordinanza sulla radioprotezione (ORaP; RS 814.501). Finora sono stati smaltiti in discarica circa 2300 m3 di rifiuti inerti e inceneriti 190 m3 di rifiuti combustibili. Per contro, i rifiuti maggiormente contaminati devono essere smaltiti presso il deposito intermedio federale; finora ne sono stati smaltiti in questo modo circa 5 m3, per un costo di circa un milione di franchi.

5. Per ora nessuna vecchia discarica necessita di un risanamento a causa della presenza di radio. L'esperienza ha mostrato che alcune vecchie discariche possono contenere rifiuti contaminati da radio, ma questi non sono perlopiù rilevabili in superficie a causa della loro presenza sporadica e della loro localizzazione in profondità. Poiché il radio è poco solubile, le acque non costituiscono un indicatore significativo. Questo contesto, ben diverso da quello degli edifici contaminati, spiega perché non sono necessarie misure di radioprotezione finché i rifiuti contaminati restano sepolti in discarica. In caso di lavori di scavo in una vecchia discarica potenzialmente contaminata, invece, non è possibile escludere né un rischio per i professionisti che potrebbero entrare in contatto con questi rifiuti né una loro dispersione nell'ambiente. Per le 280 discariche identificate dall'UFSP in collaborazione con l'Ufficio federale dell'ambiente e i Cantoni interessati, in caso di lavori di scavo sarà necessario adottare misure di radioprotezione come la separazione sistematica dei materiali.

Risposta del Consiglio federale.

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