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22.3978 · Mozione · 2022-09-22

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di:

1. imporre sanzioni finanziarie e divieti di ingresso in Svizzera contro il presidente turco Erdogan e le persone del suo entourage responsabili degli attacchi illegali condotti nel Nord della Siria e nel Nord dell'Iraq;

2. impegnarsi con determinazione e in modo proattivo per l'apertura di un'indagine internazionale indipendente sulle segnalazioni credibili dell'utilizzo di gas tossici nel quadro di questi attacchi.

Begründung

Secondo lo Statuto delle Nazioni Unite, gli Stati possono ricorrere alla forza militare solo su mandato del Consiglio di sicurezza dell'ONU o a fini di autodifesa. È fatto divieto anche della semplice minaccia dell'uso della forza militare. Qualsiasi inosservanza del divieto generale di ricorrere alla forza costituisce una violazione delle norme cogenti del diritto internazionale. La Turchia, guidata dal presidente Erdogan, ha violato queste regole fondamentali alla base della convivenza pacifica della comunità degli Stati con atti di aggressione nel Nord della Siria e nel Nord dell'Iraq. Il presidente Erdogan minaccia addirittura di prendere ulteriori misure militari. Gli attacchi violano l'integrità territoriale e l'indipendenza politica della Siria e dell'Iraq nonché - per le modalità con cui sono messi in atto - l'articolo 3 comune delle Convenzioni di Ginevra. Con le sue offensive, la Turchia causa enormi sofferenze alla popolazione civile. Rapporti credibili indicano inoltre l'utilizzo di gas tossici contro combattenti curdi e persone civili: questo costituirebbe una grave violazione della Convenzione sulle armi chimiche (CAC) e andrebbe considerato un crimine di guerra.

Chiedo dunque al Consiglio federale di pronunciare sanzioni contro il presidente Erdogan e le persone del suo entourage per queste violazioni del diritto internazionale, anche vietando loro l'ingresso nel territorio svizzero e congelando i loro averi finanziari. La Svizzera si è impegnata, attraverso l'articolo 54 della Costituzione federale e nel quadro della sua strategia di politica estera, a operare in favore della pace, del rispetto dei diritti umani e della democrazia. Gli impegni presi vanno ora onorati. Con le sanzioni verrà garantito che le conseguenze delle azioni illegali del governo turco ricadano non sulla popolazione turca, bensì sui responsabili, ovvero Erdogan e il suo stretto entourage.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il Consiglio federale ha condannato l'intervento militare della Turchia in Siria nel 2019, considerandolo una violazione dello Statuto delle Nazioni Unite e quindi contrario al diritto internazionale. Secondo la legge sugli embarghi (RS 946.231), la Confederazione può disporre misure coercitive per applicare le sanzioni adottate dall'ONU, dall'OSCE o dai principali partner commerciali della Svizzera. Non è invece prevista la possibilità per la Svizzera di imporre autonomamente sanzioni. Le sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sono vincolanti per la Svizzera in virtù del diritto internazionale. Nel caso delle sanzioni dell'UE, invece, il Consiglio federale decide caso per caso se la Svizzera le riprende o meno, dopo un esame completo degli aspetti giuridici e un bilanciamento degli interessi di politica estera ed economia esterna. Finora, né il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite né l'UE hanno adottato misure direttamente collegate alla situazione nel Nord dell'Iraq o nel Nord della Siria.

La Svizzera intrattiene con la Turchia - considerata un Paese prioritario - un intenso dialogo nell'ambito di consultazioni politiche regolari e incontri di lavoro a livello ministeriale. Nei colloqui vengono affrontati apertamente temi importanti come la democrazia, lo Stato di diritto, la situazione dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario. La Svizzera invita sistematicamente la Turchia a ottemperare ai suoi obblighi derivanti dal diritto internazionale e lo fa anche in contesti multilaterali, in particolare nella cornice del Consiglio d'Europa.

2. Nel 2019 l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha dichiarato di aver esaminato la credibilità delle accuse e di non essere in grado di confermarle. Tuttavia, i recenti avvenimenti vengono monitorati attentamente sia dalla Svizzera che da suoi vari partner. L'avvio di procedimenti atti a chiarire le accuse di un presunto impiego di armi chimiche si scontra con notevoli ostacoli politici, poiché i fatti devono essere corroborati in maniera estremamente solida. I precedenti sono rari e riguardano casi nei quali vi erano prove inconfutabili di gravi violazioni della Convenzione.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.