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22.3982 · Mozione · 2022-09-22

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Alla luce del rapporto dell'Alta commissaria ONU per i diritti umani, che denuncia le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e i potenziali crimini contro l'umanità nella regione dello Xinjiang, il Consiglio federale revoca l'accordo di libero scambio con la Repubblica Popolare Cinese, sottoscritto il 6 luglio 2013 ed entrato in vigore il 1° luglio 2014. L'accordo decade previa notifica entro i termini di cui all'articolo 16.4.

Begründung

L'accordo di libero scambio (ALS) tra la Repubblica Popolare Cinese e la Svizzera contiene agevolazioni doganali esplicitamente volte ad accrescere gli scambi commerciali tra i nostri due Paesi. Purtroppo, l'accordo non prevede l'obbligo per le parti di rispettare il diritto internazionale e le convenzioni internazionali in materia di diritti umani, sociali e ambientali.

In virtù dell'ALS i prodotti importati dalla Cina godono di determinati vantaggi, sia qualora siano stati fabbricati nel rispetto del diritto internazionale sia qualora provengano dai cosiddetti "campi d'internamento".

Da diversi anni le ONG e i portavoce delle minoranze ci segnalano i crimini contro l'umanità perpetrati in Tibet e nello Xinjiang nei campi d'internamento che mirano a "rieducare" gli appartenenti alle minoranze affinché rinuncino alla loro cultura e alla loro religione. Negli ultimi anni milioni di persone hanno subìto questo trattamento violento e barbaro. Oggi le accuse sono in gran parte confermate dal rapporto dell'Alta Commissaria ONU per i diritti umani, che denuncia gravi crimini contro i diritti umani e potenziali crimini contro l'umanità.Visto quanto riportato, la Svizzera non può chiudere gli occhi e continuare a concedere agevolazioni doganali per i prodotti fabbricati nei campi di lavoro forzato, tanto più che i nostri principali partner non hanno accordi di libero scambio con la Cina e, in generale, hanno adottato sanzioni contro i responsabili e limitato l'importazione dei prodotti provenienti dallo Xinjiang.

Gli stessi partner criticano sempre più apertamente l'inerzia del nostro governo di fronte ai gravi crimini commessi dal governo di Pechino. Proprio nel momento in cui il nostro Paese negozia nuovi accordi di libero scambio in materia di sviluppo sostenibile, ne va anche della nostra coerenza e credibilità nei confronti di partner come la Thailandia, che dobbiamo ancora convincere della legittimità del nostro approccio.Per tutti questi motivi la Svizzera deve revocare l'accordo di libero scambio sottoscritto con la Repubblica Popolare Cinese.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale plaude alla pubblicazione del rapporto sullo Xinjiang dell'Alta commissaria per i diritti umani e si adopera affinché se ne discuta all'ONU.

L'Esecutivo intende continuare a servirsi di tutti i canali bilaterali a disposizione per affrontare attivamente con le autorità cinesi le questioni emerse dal rapporto. Insieme all'accordo parallelo e al dialogo istituzionale sulle norme in materia di lavoro e occupazione (RS 0.822.924.9), l'ALS Svizzera-Cina (RS 0.946.292.492) è uno degli strumenti disponibili per avviare una discussione sul rispetto degli standard lavorativi e dei diritti umani in ambito commerciale.

In occasione dell'ultimo round dei colloqui tripartiti sugli standard lavorativi e occupazionali, tenutosi nel dicembre 2021, la Svizzera ha espresso, alla presenza del ministro cinese del lavoro, viva preoccupazione riguardo allo Xinjiang e ha invitato la Cina a rispettare i principi fondamentali e i diritti in materia di lavoro nonché a ratificare le convenzioni fondamentali dell'OIL n. 29 e 105 sul lavoro forzato. Le due convenzioni sono state ratificate dalla Cina nell'agosto 2022. In futuro la Repubblica Popolare dovrà riferire all'OIL sulla loro attuazione.

Il Consiglio federale ritiene che la revoca dell'ALS Svizzera-Cina e degli strumenti connessi metterebbe fine al dialogo su questi temi, oltre a penalizzare i settori e gli operatori che beneficiano quotidianamente dei vantaggi economici e della certezza giuridica garantiti dall'accordo.

L'Esecutivo ritiene invece opportuna una revisione e un aggiornamento dell'ALS in vigore, così da rafforzare sia le disposizioni in materia di protezione ambientale sia i diritti dei lavoratori.

Parallelamente, intende continuare a sensibilizzare il settore privato in Svizzera affinché le aziende vigilino sul rispetto dei diritti umani nelle loro catene di approvvigionamento. La Confederazione sostiene le aziende in questo percorso, ad esempio tramite misure di sensibilizzazione e di formazione sul dovere di diligenza in materia di diritti umani, tramite forum di dialogo per lo scambio di informazioni e "buone pratiche" e mediante partenariati pubblico-privati. Il DEFR e il DFAE hanno inoltre avuto dei colloqui con le associazioni mantello dei settori potenzialmente esposti al rischio di lavoro forzato nelle catene del valore.

Il Consiglio federale ricorda infine che le nuove disposizioni del Codice delle obbligazioni prevedono che a partire dal 2023 le grandi aziende svizzere riferiscano sui rischi generati dalle loro attività, anche in relazione alle questioni sociali, del personale e al rispetto dei diritti umani in generale.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

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