22.4183 · Interpellanza · 2022-09-29
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Gli effetti della guerra vanno ben oltre i confini dell'Ucraina. I prezzi dei generi alimentari di base stanno aumentando, la penuria di energia elettrica è imminente e in alcuni Paesi il rischio di carestia è molto elevato. Alcuni chiedono che sia la Russia a doversi fare carico delle riparazioni. Anche il presidente ucraino e diversi parlamentari lo hanno ripetutamente affermato in Svizzera in occasione di visite e interventi vari.
Si moltiplicano le richieste di destinare alla ricostruzione dell'Ucraina i patrimoni congelati dei cittadini russi sanzionati. Questo dovrà avvenire con un processo ben regolamentato, come affermato a inizio dello scorso luglio dal presidente della Confederazione Cassis in occasione della Conferenza sulla ricostruzione dell'Ucraina (URC) tenutasi a Lugano.
La Svizzera è nota per il suo Stato di diritto. A maggior ragione dovrebbe sostenere presso gli organismi internazionali una procedura adeguata basata su questo principio. Sarebbe estremamente problematico se agli attori interessati non venisse garantita la possibilità di difendersi in una procedura ordinaria o se, peggio ancora, non fosse loro riconosciuto il diritto di audizione.
Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande.
1. Il diritto internazionale fornisce una base per imporre alla Russia di farsi carico delle riparazioni?
2. Il Consiglio federale vede una base giuridica per la confisca agevolata dei beni privati nel regolamento (UE) n. 2022/1273, il quale impone alle persone sanzionate di dichiarare alle autorità i beni di cui dispongono nella giurisdizione dello Stato?
3. La Svizzera intende ugualmente attuare questo regolamento?
4 In riferimento a quanto chiesto nell'ora delle domande (22.7649, interrogazione Büchel), il Consiglio federale è disposto a concedere alle persone sanzionate la possibilità di discolpa in una procedura disciplinata dallo Stato di diritto? In caso affermativo, è disposto a impegnarsi a livello internazionale per garantire il rispetto dei principi dello Stato di diritto?
5. Il Consiglio federale aveva l'obiettivo di intaccare l'economia russa ricorrendo a sanzioni contro singoli individui? Sono stati ottenuti risultati misurabili e in che modo?
6. Esistono prove valide che gli individui sanzionati abbiano fornito un sostegno (finanziario) alla Russia e alla sua leadership?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Ogni atto internazionalmente illecito di uno Stato comporta la sua responsabilità internazionale. Una delle conseguenze per lo Stato responsabile è l'obbligo di riparare integralmente i danni, materiali e immateriali, causati dall'atto internazionalmente illecito. La riparazione assume la forma di un risarcimento (compensazione) se la restituzione non è possibile. Sul piano dell'attuazione di una tale riparazione sorgono però numerose questioni di diritto nazionale e internazionale.
2, 3. Il 21 luglio 2022 l'UE ha deciso di estendere l'obbligo di notifica previsto dalle sanzioni contro la Russia e di imporre alle persone o alle entità sanzionate di notificare i beni che detengono in uno Stato membro dell'UE. Il 3 agosto 2022 il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR), in collaborazione con il DFAE, il DFF e il DFGP, di valutare di quali beni si trattasse e di presentargli eventuali opzioni di intervento. Nel corso delle discussioni tra gli organi responsabili dei suddetti Dipartimenti sono stati chiariti diversi aspetti politici e giuridici. Il 30 settembre 2022 il DEFR ha informato il Consiglio federale che l'estensione dell'obbligo di notifica alla Svizzera avrebbe sollevato questioni legali e politiche. D'altronde non è ancora chiaro come gli Stati membri dell'UE intendano estendere tale obbligo. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, non è quindi possibile dire chiaramente se anche la Svizzera debba allinearsi. Il DEFR continuerà a monitorare l'evoluzione della situazione.
4. Le persone, le società e le organizzazioni sanzionate hanno la possibilità di far valere i propri diritti in Svizzera presentando al DEFR una domanda di cancellazione dall'elenco delle sanzioni (il cosiddetto "delisting"). Dopo un esame della domanda, il DEFR emette una decisione impugnabile davanti al Tribunale amministrativo federale e, successivamente, al Tribunale federale. Seguendo il principio dello Stato di diritto, è il Consiglio federale a valutare un'eventuale cancellazione dall'elenco delle sanzioni. Questa prassi è stata confermata più volte dal Tribunale federale e si è dimostrata valida nella pratica. Ne è una chiara dimostrazione il fatto che il DEFR abbia ricevuto finora cinque domande di cancellazione in relazione alla situazione in Ucraina.
5. Le sanzioni si sono rivelate uno strumento importante (e spesso necessario) di politica estera, economica e commerciale. Attuate in uno sforzo comune con i partner internazionali, queste intendono spingere la Russia ad adottare un cambiamento di paradigma nella sua politica e ad attenersi al diritto internazionale, e costituiscono inoltre un segnale di solidarietà verso l'Ucraina. Quelle contro gli individui rappresentano solo una piccola parte delle misure adottate. Ve ne sono altre che riguardano i beni, ed esistono ugualmente importanti sanzioni finanziarie di particolare efficacia nel breve termine che mirano a ostacolare il finanziamento della guerra e a intaccare fortemente il sistema finanziario russo. Alcune sanzioni commerciali hanno poi lo scopo di impedire all'economia russa di accaparrarsi beni utili a vincere la guerra. Sul medio e lungo termine, i controlli sulle esportazioni bloccheranno anche l'accesso alle tecnologie e ai pezzi di ricambio, con il risultato di frenare l'industria russa, soprattutto in ambito militare.
5, 6. Le sanzioni sono rivolte anche agli individui che sostengono le politiche della Russia o ne traggono benefici, e hanno lo scopo di penalizzarli e spingerli a cambiare attitudine. Queste sanzioni si rivolgono in particolare a importanti rappresentanti del Governo e a membri del Parlamento russo.
Risposta del Consiglio federale.