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22.463 · Iniziativa parlamentare · 2022-09-26

Parlamento

Liquidato

Wortlaut

Presento questa iniziativa parlamentare che prevede di stabilizzare il lavoro su piattaforme digitali e di lottare contro gli abusi con le misure seguenti.

A. Per garantire la certezza del diritto e la prevedibilità del quadro normativo applicabile a questi rapporti di lavoro: stabilire una presunzione refragabile, a condizioni restrittive, secondo cui i rapporti giuridici che mettono in relazione una piattaforma digitale e le persone che lavorano per il loro intermediario rientrano nel contratto di lavoro.

B. Per lottare contro gli abusi garantire nei confronti dei salariati e delle autorità amministrative competenti:

a. la trasparenza della concezione e della gestione algoritmica del lavoro per quanto concerne:

- i dati e la struttura dei dati che gli ideatori della piattaforma hanno previsto di acquisire,

- la ripartizione dei rischi imprenditoriali tra la piattaforma digitale e il salariato,

- le modalità dei processi decisionali in merito all'attribuzione dei compiti, la tariffazione delle prestazioni ai clienti, la remunerazione dei salariati, il calcolo del tempo di lavoro, le spese e i premi,

- la supervisione del lavoro;

b. la registrazione e il libero accesso ai dati acquisiti concernenti la durata di connessione/tempo di lavoro, le interazioni sull'applicazione;

e nel caso in cui il lavoro consista nel trasportare persone o consegnare oggetti, oltre ai dati summenzionati:

i tempi di attesa, il tempo di arrivo, la durata della corsa, il tempo di ritorno, il tempo necessario per lo spostamento da una corsa all'altra o verso luoghi segnalati dall'impresa come possibili posti dove ai suoi impiegati potranno essere richiesti servizi (invito tramite l'applicazione ecc.) nonché i chilometri effettivi percorsi durante questi periodi;

c. un accesso semplice e gratuito a questi dati per i salariati sul sito Internet o sull'applicazione smartphone della piattaforma.

C. Per garantire l'efficacia di tali principi e facilitare l'esercizio di tali diritti, gli utenti delle piattaforme devono essere autorizzati a delegare i loro diritti di accesso a uno o più gruppi di utenti (salariati, partner, clienti).

Begründung

La decisione del Tribunale federale 2C_34/2021 ha permesso di stabilire le condizioni quadro in merito alla questione dello statuto di lavoratore impiegato tramite una piattaforma digitale di lavoro. Questa decisione è un passo importante, ma non risolve la questione.

Le piattaforme digitali di lavoro devono rispettare il quadro normativo, in particolare le norme concernenti il tempo di lavoro. Si tratta peraltro di garantire la prevedibilità e la stabilità dei rapporti giuridici.

La presente iniziativa parlamentare ha lo scopo di uniformare i rapporti di lavoro in questo ambito, mantenendo a grandi linee il quadro normativo e la giurisprudenza esistenti e facendo capo a riflessioni condotte a livello europeo. Gli organi dell'Unione europea hanno posto alcune direttive destinate a regolamentare l'attività delle piattaforme digitali di lavoro.

Il modello commerciale di queste piattaforme si basa sull'assunzione di più persone di quante non necessiti il lavoro, remunerando tuttavia soltanto la prestazione che la piattaforma può fatturare ai propri clienti e sfruttando le diverse qualifiche.

In numerosi Paesi, fra cui la Svizzera, si sono dovuti avviare procedimenti giudiziari e amministrativi che hanno portato a chiarire alcuni aspetti del quadro normativo applicabile. Tale modo di procedere, tuttavia, non è adatto alle piattaforme che possono modificare in ogni momento il funzionamento dei loro algoritmi e mettere costantemente in discussione il quadro normativo pertinente.

Inoltre i salariati che intendono ottenere il pagamento del loro lavoro e il rimborso delle spese si trovano di fronte alla giungla di dati e alla mancanza di trasparenza del modo in cui sono date le direttive e attribuiti gli incarichi.

Vista la portata della precarietà che colpisce determinate persone alla ricerca d'impiego nelle regioni frontaliere della Svizzera, il rischio è grande che le piattaforme possano praticare un dumping massiccio, impiegando lavoratori frontalieri a condizioni salariali e lavorative di gran lunga inferiori a quelle che prevalgono nel settore in questione. Il modo in cui le piattaforme calcolano il tempo di lavoro rappresenta anche una minaccia per gli altri lavoratori salariati o indipendenti del settore e loro concorrenti. A Ginevra, come altrove in Europa, i tassisti hanno contestato il margine di manovra di cui dispongono determinate piattaforme che esercitavano nei loro confronti una concorrenza sleale.

La Svizzera è in ritardo e il Consiglio federale evidentemente non ha compreso la portata della minaccia che l'aumento delle quote di mercato delle piattaforme digitali non regolamentate rappresenta sia per i salariati che impiegano sia per gli altri concorrenti dei settori interessati. Nelle sue risposte alle interpellanze 22.3686 e 22.3687 il Consiglio federale giudica inopportuno proporre una modifica a livello di regolamento o di atto normativo. Pure la Commissione europea ritiene che occorra un miglioramento della normativa in questione. Le sue proposte in tale ambito devono come minimo essere recepite nel diritto svizzero, essendo di fatto misure di accompagnamento alla libera circolazione.

Non si tratta di impedire la diffusione dei servizi digitali che possono migliorare la qualità di vita della popolazione e fornire servizi apprezzabili, ma di garantire il rispetto dello Stato di diritto e del quadro normativo per migliaia di lavoratori, la buona fede e la lealtà nell'ambito della concorrenza economica nei settori in cui le piattaforme sono attive, come pure la lotta agli abusi e al dumping salariale sul mercato del lavoro.