23.3192 · Interpellanza · 2023-03-16
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:
Da quando sono stati revocati i contingenti della libera circolazione delle persone, come si è sviluppato il PIL pro capite al netto dell'"effetto dopante" dei frontalieri (ovvero una volta detratto dal PIL il contributo dei frontalieri al valore aggiunto o il loro reddito da lavoro). Come si posiziona lo sviluppo del PIL così corretto nel confronto europeo?
Come si è sviluppato il reddito da attività lucrativa della forza lavoro indigena (poco e altamente qualificata) al netto dell'"effetto dopante" della libera circolazione sulla quota di persone occupate (cioè se dal PIL si detrae il contributo degli immigrati nel regime di libera circolazione all'aumento della quota di persone occupate o il loro reddito da lavoro)? Come si posiziona nel confronto europeo lo sviluppo del reddito calcolato in tal modo?
Begründung
L'accordo sulla libera circolazione delle persone è entrato in vigore il 1° agosto 2002. Dal 1° giugno 2007, i permessi di lavoro per i cittadini degli Stati membri dell'UE-17/AELS non sono più soggetti a contingentamento. Ciò ha comportato un repentino aumento dell'immigrazione netta. Gli effetti economici della crescita demografica dovuta alla libera circolazione sono stati quindi evidenti e rilevanti, soprattutto a partire dal 2008. La SECO scrive che dal 2010 la crescita annuale del PIL pro capite in Svizzera, pari allo 0,8-0,9 per cento, è bassa rispetto agli standard europei. In realtà, tuttavia, anche queste cifre sono gonfiate o "dopate" da due effetti statistici.
1. Dal terzo trimestre del 2007 al terzo trimestre del 2022 il numero di frontalieri è aumentato da 209 046 a 375 926, pari a una crescita dell'80 per cento in 15 anni. L'aumento del numero di frontalieri è quindi stato di 11 125 unità all'anno. Questo "effetto dopante" dei frontalieri distorce il PIL pro capite verso l'alto (ca. dello 0,2-0,3 %, ipotizzando 4 mio. di persone occupate a tempo pieno), poiché la prestazione lavorativa del crescente numero di frontalieri viene considerata nel PIL, ma i frontalieri non sono conteggiati tra le persone domiciliate in Svizzera.
2. Secondo Economiesuisse, tra gli immigrati dell'UE la quota di persone occupate è di molto superiore a quella delle persone indigene. In effetti, l'anno scorso su quattro persone occupate immigrate, se ne è aggiunta una sola per ricongiungimento familiare. Ciò fa sì che il PIL e il PIL pro capite medio siano gonfiati in maniera sproporzionata, benché di fatto il reddito delle persone occupate indigene non aumenti. Questo "effetto dopante" della libera circolazione sulla quota di persone occupate emerge in maniera lampante da uno studio commissionato a ECOPLAN dalla Confederazione che analizza gli effetti complessivi del decadimento degli accordi bilaterali I, e quindi di una forte riduzione della crescita della popolazione, fino al 2035. Mentre sino ad allora la crescita del PIL subirebbe una forte riduzione (del 4,86 %), l'aumento del PIL pro capite calerebbe solo dell'1,54 per cento (il che indica una crescita quantitativa). Del resto, tuttavia, l'aumento dei salari delle persone poco qualificate (indigene) calerebbe solo dello 0,79 per cento e quello dei salari delle persone altamente qualificate (indigene) solo dello 0,63 per cento, con un effetto molto più contenuto rispetto a quello sul PIL pro capite.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Nel decennio precedente la pandemia di COVID-19 il PIL pro capite della Svizzera è aumentato in media dello 0,8 per cento all'anno. Una crescita inferiore a quella, ad esempio, degli Stati Uniti, ma in linea con quella di altri Paesi europei. Inoltre, nel confronto internazionale il PIL pro capite della Svizzera si posiziona a un livello molto alto.
Le retribuzioni versate complessivamente da imprese attive sul territorio svizzero a persone straniere non residenti in Svizzera sono passate da 12,5 miliardi di franchi nel 2002 a 29 miliardi di franchi nel 2021. In Svizzera, tra il 2002 e il 2021 la quota di queste retribuzioni sul PIL è aumentata dal 2,6 al 3,9 per cento. Anche altri Paesi europei stanno registrando una crescita dinamica di questo rapporto. Infatti, tra il 2002 e il 2021 la quota delle retribuzioni dei frontalieri sul PIL è aumentata dallo 0,4 all'1,5 per cento nei Paesi Bassi e dallo 0,3 all'1,2 per cento in Austria. Il Lussemburgo è il Paese europeo in cui questa quota è più alta (2002: 17,1 %; 2021: 19,1 %). La quota è sensibilmente più bassa in Paesi come la Germania, la Francia o l'Italia.
2. Non è possibile separare il reddito da attività lucrativa della forza lavoro indigena da quello della forza lavoro immigrata. I conti nazionali si basano sul criterio del luogo di domicilio e non fanno questa distinzione. Essendo fortemente orientata sul mercato del lavoro, l'immigrazione dai Paesi dell'UE/AELS si riflette in modo positivo sul tasso di attività professionale in Svizzera, in quanto controbilancia l'invecchiamento demografico, che costituisce un freno alla crescita del PIL pro capite.
Risposta del Consiglio federale.