La Svizzera continua a sostenere le infrastrutture fossili con i fondi per lo sviluppo?
23.3290 · Interpellanza · 2023-03-16
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Nel 2021, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow, la Svizzera ha firmato insieme ad altri 38 Stati e organizzazioni un patto in cui si afferma che bisogna porre fine alla concessione di fondi pubblici diretti al settore energetico internazionale che usa incessantemente combustibili fossili, tranne in circostanze limitate e chiaramente definite, compatibili con la limitazione del riscaldamento a 1,5°C e con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. L'Agenzia Internazionale dell'energia (AIE) aveva già calcolato nel 2018 che, se utilizzate fino alla fine del ciclo di vita, le infrastrutture energetiche fossili esistenti causeranno un riscaldamento globale di 1,75°C rispetto alle temperature medie dell'epoca preindustriale. Pertanto, la clausola di esenzione del Patto di Glasgow deve essere intesa nel senso che, al massimo, gli investimenti pubblici potranno continuare a confluire nella cattura e nello stoccaggio a lungo termine della CO2 (CCS) o nello smantellamento anticipato degli impianti di energia fossile esistenti.
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.
1. L'interpretazione sopra esposta corrisponde al parere del Consiglio federale? In caso contrario, come si differenzia la sua posizione?
2. In che modo il Consiglio federale intende attuare questa nuova posizione nei suoi investimenti nelle banche di sviluppo e nella sua cooperazione allo sviluppo?
3. Dove ha pubblicato le linee guida per l'attuazione del Patto di Glasgow?
4. Sarebbe tuttora possibile per la Svizzera sostenere, attraverso una banca multilaterale di sviluppo, nuove centrali elettriche a gas senza cattura e stoccaggio a lungo termine di CO2?
5. Nel gennaio del 2023 l'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE) ha assicurato l'esportazione di una turbina a gas. Come saranno ponderate in futuro le opportunità di esportazione per l'industria svizzera dell'energia fossile rispetto a una politica climatica attiva e al rispetto degli accordi internazionali?
Stellungnahme des Bundesrates
Ad 1: La posizione della Svizzera sul finanziamento dei combustibili fossili nelle banche multilaterali di sviluppo (BMS) e nella cooperazione bilaterale allo sviluppo è definita in un documento di posizione riveduto l'ultima volta nel 2022 e basato sulla risposta del Consiglio federale all'interpellanza Friedl 19.4544. In base a questo documento, la Svizzera si oppone a tutti gli investimenti nel carbone, nell'estrazione di combustibili fossili e, con poche eccezioni (ad es. per le capacità energetiche di emergenza), nel petrolio e nel diesel. I progetti sul gas vengono sostenuti solo se soddisfano cumulativamente quattro criteri: 1) la domanda di energia non può essere coperta dalle energie rinnovabili a un costo sostenibile (fabbisogno); 2) il progetto utilizza le migliori tecnologie disponibili (efficienza); 3) la BMS migliora la situazione ambientale, sociale e finanziaria del progetto (addizionalità); 4) il progetto è in linea con la strategia climatica nazionale e con l'Accordo di Parigi e non è incentrato a lungo termine sull'energia fossile (transizione).
Ad 2: Questa posizione è attuata in tutte le BMS e nella cooperazione bilaterale allo sviluppo. Corrisponde a posizioni simili di Paesi affini con elevate ambizioni in materia di protezione del clima. I progetti bilaterali della Svizzera nel settore energetico si concentrano sull'efficienza energetica e sulle energie rinnovabili, mentre i progetti per la promozione e l'utilizzo di combustibili fossili non vengono generalmente sostenuti.
Ad 3: La posizione della Svizzera sul finanziamento dei combustibili fossili nelle BMS e nella cooperazione internazionale in generale è riportata sul seguente sito: https://www.seco-cooperation.admin.ch/secocoop/fr/home/themes/cooperation-multilaterale/participation-suisse-bmd.html. L'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE) ha inoltre pubblicato nel febbraio 2023 la sua strategia climatica e le relative linee guida per l'attuazione del suo sostegno alla transizione verso l'energia pulita.
Ad 4: Sì, a condizione che i quattro criteri sopra menzionati siano soddisfatti. Ciò può includere anche le centrali elettriche a gas senza cattura di CO2, ad esempio per accelerare l'abbandono del carbone e quindi come importante tecnologia di transizione ai sensi dell'Accordo di Parigi sul clima. L'Agenzia internazionale dell'energia riconosce che il gas, come combustibile di transizione in determinati Paesi, settori e orizzonti temporali, può contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 e al miglioramento della qualità dell'aria.
Ad 5: La consegna di una turbina a gas si basa su un ordine ricevuto dall'esportatore nel 2019, con la prospettiva di un finanziamento coperto dall'ASRE. Il progetto era stato valutato secondo gli standard internazionali dall'OCSE, dalla Banca asiatica d'investimento per le infrastrutture (AIIB), dalla Società finanziaria internazionale (IFC) e dalla Banca Mondiale. Le future richieste saranno esaminate dall'ASRE in base alle linee guida menzionate nella risposta alla domanda 3. Il mandato legale dell'ASRE comprende il sostegno agli esportatori svizzeri con l'obiettivo di contribuire alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro in Svizzera e al rafforzamento della piazza economica. Nell'ambito della sua strategia climatica, l'ASRE promuove progetti rispettosi del clima nel commercio estero e contribuisce alla decarbonizzazione dell'economia.
Risposta del Consiglio federale.