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23.3550 · Interpellanza · 2023-05-04

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Ormai da diversi anni assistiamo a un deterioramento della situazione geopolitica internazionale. Ne consegue che oggi molti Stati sono diventati instabili ed esposti al rischio di stravolgimenti politici significativi, che sfociano spesso nella violenza. Ieri si trattava dell'Afghanistan, oggi del Sudan. A quale Paese toccherà domani?

Le guerre fratricide e i colpi di stato costituiscono una minaccia per le popolazioni e determinano condizioni di vita, o di sopravvivenza, particolarmente difficili per le persone intrappolate nelle zone colpite.

In tutti questi Paesi, oltre al personale delle ambasciate vivono cittadine e cittadini svizzeri costretti a fuggire in fretta e furia a seguito di questi tragici avvenimenti.

La comunità internazionale si mobilita organizzando operazioni di soccorso e la maggior parte dei Paesi occidentali crea ponti aerei impiegando mezzi di trasporto adeguati. La Svizzera, invece, dipende ogni volta dalla buona volontà degli altri Stati.

Nel caso del Sudan è stato reso noto che il personale dell'Ambasciata di Svizzera è atterrato a Belp a bordo dell'aereo del Consiglio federale il 25 aprile, mentre diverse decine di concittadine e concittadini erano ancora bloccati nel Paese. Il 30 aprile il DFAE ha comunicato che quel giorno una sessantina di cittadine e cittadini svizzeri aveva lasciato il Sudan con voli predisposti da Stati terzi come Arabia Saudita, Canada, Francia, Germania, Giordania, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia. Le evacuazioni si sono palesemente svolte nella confusione, utilizzando i pochi posti liberi che ogni Paese era pronto a mettere a disposizione.

Il DFAE ha inoltre indicato che il 30 aprile aveva identificato altri 25 concittadini e concittadine bloccati in loco che desideravano lasciare il Paese, precisando che stava facendo tutto il possibile per assistere le persone di nazionalità svizzera in Sudan.

Questa situazione è evidentemente problematica e potrebbe ripetersi nel prossimo futuro.

Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

- Il Consiglio federale è consapevole della mancanza di professionalità dimostrata dalla Svizzera nella gestione di emergenze di questo tipo?

- Ci sono concittadine e concittadini che sono stati abbandonati al loro destino?

- L'acquisto, più volte rimandato, di un aereo da trasporto multiruolo (trasporto di persone, promozione della pace, aiuto in caso di catastrofe, aiuto umanitario) non sarebbe forse una soluzione logica?

Stellungnahme des Bundesrates

1. La gestione delle crisi all’estero che interessano le cittadine e i cittadini svizzeri nonché le rappresentanze è affidata al Centro di gestione delle crisi (KMZ) del DFAE, che dispone di una struttura professionale, di processi collaudati e di risorse adeguate. Il KMZ raggruppa le unità competenti dell’Amministrazione federale e tiene conto della responsabilità del datore di lavoro per il personale all’estero. Per le cittadine e i cittadini svizzeri si applicano la legge federale del 26 settembre 2014 concernente persone e istituzioni svizzere all’estero (legge sugli Svizzeri all’estero,LSEst) e la relativa ordinanza (ordinanza sugli Svizzeri all’estero, OSEst).

2. Circa 80 cittadine e cittadini svizzeri hanno potuto lasciare il Sudan con l’aiuto della Confederazione e hanno ricevuto l’assistenza della Svizzera conformemente alla LSEst, che disciplina la protezione consolare per le persone svizzere all’estero e per le persone per le quali la Svizzera assume funzioni di protezione, come pure l’aiuto in caso di crisi e catastrofi. Non sussiste alcun diritto alla protezione consolare. La Confederazione si aspetta che coloro che soggiornano o lavorano all’estero si assumano le proprie responsabilità e adottino comportamenti adeguati ai rischi e alle potenziali difficoltà.

3. Nell’ambito del programma di armamento 2004, il Consiglio federale ha richiesto l’acquisto di due aerei da trasporto militari e nel 2015 ha sostenuto due mozioni (14.4061, 14.4060) in tal senso. In entrambi i casi, il Parlamento si è opposto. Di fronte alla recrudescenza di crisi simultanee e alla crescente instabilità internazionale, il Consiglio federale resta del parere che la Svizzera debba disporre di una capacità di trasporto aereo sufficiente, compresa quella fornita da aerei da trasporto militari multiruolo. Queste capacità possono essere raggiunte con l’acquisizione di aeromobili o mediante accordi di cooperazione. Il trasporto aereo è necessario nelle seguenti aree: promozione militare della pace, operazioni di aiuto umanitario e soccorso in caso di catastrofe, evacuazione di personale della Confederazione all’estero, rimpatrio di cittadine e cittadini svizzeri bloccati all’estero e rimpatrio di richiedenti l’asilo respinti. Il suo ambito di impiego potrebbe anche essere esteso in vista di sfide future. Il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport sta attualmente conducendo colloqui di cooperazione con partner europei. Il Consiglio federale ritiene opportuno seguire questa strada in una prima fase.