23.4214 · Interpellanza · 2023-09-28
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
In Svizzera si intende contribuire alla transizione energetica attraverso un decisivo potenziamento dell’energia solare. Tuttavia, malgradro il ruolo pionieristico che ha assunto in passato, negli ultimi anni la produzione europea e svizzera di impianti fotovoltaici è pressoché cessata. Oggigiorno il maggiore produttore di pannelli solari a livello mondiale è la Cina, che vanta una quota di mercato maggiore all’80 per cento per tutte le fasi di fabbricazione di tali moduli (polisilicio, lingotti, wafer, celle e moduli). La ragione di questo primato risiede nel dumping applicato ai prezzi per i pannelli fotovoltaici cinesi, causato dalle distorsioni di mercato riconducibili a interventi statali.
Dipendere così fortemente dalla produzione cinese di pannelli solari rappresenta un grande rischio strategico. Crisi geopolitiche o difficoltà logistiche potrebbero infatti pregiudicare la transizione energetica nel nostro Paese. Inoltre, una volta abrogati gli incentivi statali cinesi, i prezzi potrebbero aumentare drasticamente. Va anche precisato che, a causa dell’elevata dipendenza dalle importazioni, non viene sfruttato il grande potenziale di creazione di valore aggiunto rappresentato dalla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Svizzera.
Per garantire l’approvvigionamento del nostro Paese mediante l’energia solare è auspicabile potenziare la produzione dei moduli fotovoltaici in Svizzera e nello spazio europeo. A discapito di quanto esposto, al momento gli impianti solari costruiti o commissionati dagli enti pubblici (comuni, Cantoni, Confederazione ma anche i fornitori di energia comunali o cantonali) sono prodotti principalmente con pannelli solari cinesi. Tuttavia, grazie alla revisione della legislazione in materia di appalti pubblici è ora possbilie ponderare maggiormente la qualità e la sostenibilità delle commesse pubbliche, in modo tale che non sia solo il prezzo più basso a determinare l’aggiudicazione. Nel contesto appena delucidato si pongono le seguenti domande:
- Quanti impianti solari sono stati commissionati dalla Confederazione negli ultimi anni e quanti di essi erano di produzione europea o svizzera?
- La Confederazione sfrutta il margine di manovra previsto dalla legislazione in materia di appalti pubblici nella messa a concorso di impianti solari, ponderando maggiormente la produzione regionale che implica spese ed emissioni legate al trasporto più basse?
- A quanto ammonterebbero le uscite per investimenti, se almeno il 40 per cento degli impianti solari commissionati dalla Confederazione dovesse essere di produzione svizzera o europea?
Stellungnahme des Bundesrates
Negli ultimi 20 anni circa, i tre organi della costruzione e degli immobili della Confederazione (OCI), vale a dire armasuisse Immobili, l’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica e il Consiglio dei PF, nonché l’Ufficio federale delle strade (USTRA) hanno commissionato in totale 169 impianti fotovoltaici in Svizzera. Il ritmo di potenziamento è costantemente aumentato e, di conseguenza, la maggior parte di esso risale agli ultimi due anni. Non esiste alcuna stima concernente la quota di moduli fotovoltaici di produzione europea o svizzera commissionati dalla Confederazione. Si stima approssimativamente una quota del 10 per cento circa. Conformemente all’articolo 45b della legge federale sull’energia (LEne; RS 730.0) e in adempimento delle mozioni Français 19.3750 e Jauslin 19.3784 sull’autonomia energetica degli immobili della Confederazione, quest’ultima sta promuovendo attivamente l’ampliamento del fotovoltaico sia in termini quantitativi che temporali. A causa della limitata disponibilità di moduli fotovoltaici di produzione europea o svizzera, per ricoprire il ruolo di modello esemplare come loro richiesto gli OCI e l’USTRA dipenderanno, ai fini del rapido ampliamento del fotovoltaico nei prossimi anni, dai moduli extraeuropei. Nel quadro del diritto vigente in materia di appalti pubblici, i criteri di qualità sono ponderati fino al 60 per cento in base all’allegato 1 della guida all’acquisto di prestazioni d’opera della Conferenza di coordinamento degli organi della costruzione e degli immobili dei committenti pubblici (KBOB). Gli OCI e l’USTRA sfruttano il margine di manovra a favore di tutti i criteri di sostenibilità per gli impianti fotovoltaici. In questo contesto vengono presi in considerazione, nel complesso, l’ecobilancio, la produzione di vetro e celle, il consumo di materiali e le emissioni dovute al trasporto. L’obiettivo è ottenere acquisti il più diversificati possibile per aumentare la resilienza. Sulla base dei prezzi attuali e ipotizzando che il 40 per cento di tutti i moduli necessari sia disponibile dalla produzione svizzera o europea, l’onere supplementare degli investimenti per impianti fotovoltaici pronti all’uso ammonterebbe a circa il 6–11 per cento.