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Istituzione di una CPI per esaminare le responsabilità delle autorità e degli organi coinvolti nella fusione d'urgenza di Credit Suisse con UBS

23.427 · Iniziativa parlamentare · 2023-03-27

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Ausgangslage

Comunicato stampa dell'Ufficio del Consiglio nazionale, 30 maggio 2023

Fusione d'urgenza di Credit Suisse con UBS: definiti gli aspetti cardine della CPI

La Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) sarà incaricata di esaminare la gestione operata negli ultimi anni dal Consiglio federale, dall'Amministrazione federale e da altri enti incaricati di compiti federali in relazione alla fusione d'urgenza di Credit Suisse con UBS. La CPI sarà composta da 14 membri.

L'Ufficio del Consiglio nazionale ha adottato in data odierna il decreto federale concernente l'istituzione di una CPI per far luce sulla gestione delle autorità in relazione alla fusione d'urgenza di Credit Suisse con UBS (23.427). In tale contesto sono stati definiti i seguenti aspetti cardine.

Composizione della CPI

La CPI è composta da sette membri del Consiglio nazionale e sette membri del Consiglio degli Stati.

Mandato della CPI

L'inchiesta parlamentare riguarderà la gestione operata negli ultimi anni dal Consiglio federale, dall'Amministrazione federale e da altri enti incaricati di compiti federali in relazione alla fusione d'urgenza di Credit Suisse con UBS, nella misura in cui sono sottoposti all'alta vigilanza parlamentare.

Andranno esaminate la legalità, l'adeguatezza e l'efficacia dell'attività svolta dalle autorità e dagli organi menzionati, nonché la collaborazione tra loro e con terzi.

La CPI presenterà a entrambe le Camere un rapporto sulla sua inchiesta nonché su eventuali responsabilità e lacune istituzionali.

Proporrà inoltre le misure necessarie per colmare queste lacune.

Mezzi finanziari

Per l'adempimento dei compiti della CPI è previsto un credito d'impegno di 5 milioni di franchi.

Parere del Consiglio federale, 02.06.2023

Istituzione di una CPI per esaminare le responsabilità delle autorità e degli organi coinvolti nella fusione d'urgenza di Credit Suisse con UBS

Nella seduta del 2 giugno 2023 il Consiglio federale ha licenziato il proprio parere in merito al rapporto dell'Ufficio del Consiglio nazionale del 30 maggio 2023 concernente l'iniziativa parlamentare 23.427 "Istituzione di una CPI per esaminare le responsabilità delle autorità e degli organi coinvolti nella fusione d'urgenza di Credit Suisse con UBS".

Il Consiglio federale ritiene necessario e opportuno procedere a un'analisi approfondita degli eventi che hanno portato all'acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS. Secondo l'Esecutivo, il mandato presentato è concepito in modo tale da consentire l'analisi summenzionata. Approva quindi l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta e garantisce al Parlamento il suo pieno sostegno.

Wortlaut

Conformemente all'articolo 160 capoverso 1 Cost. e all'articolo 107 della legge sul Parlamento (LParl), l'Ufficio del Consiglio nazionale presenta la seguente iniziativa parlamentare.

Sulla base dell'articolo 163 capoverso 1 LParl, è istituita una commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) per esaminare le responsabilità delle autorità e degli organi coinvolti nella fusione d'urgenza di Credit Suisse con UBS.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 07.06.2023

CN: approvata istituzione della CPI su dissesto Credit Suisse

Primo importante "sì" alla creazione di una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) sul dissesto di Credit Suisse: il Consiglio nazionale ha approvato oggi all'unanimità il decreto federale che l'istituisce. Gli Stati si esprimeranno domani.

Evento eccezionale

In apertura di dibattiti, il relatore commissionale Philipp Bregy (Centro/VS) ha ricordato l'eccezionalità della decisione che il Parlamento è chiamato a prendere. Benjamin Roduit (Centro/VS) ha parlato di "un evento storico per il nostro Paese". "Si tratta di una decisione rara ma opportuna, data l'importanza della crisi e delle somme in gioco", ha aggiunto l'altro relatore Damien Cottier (PLR/NE).

Il neocastellano ha poi detto che "non bisogna sbagliare bersaglio: gli errori sono stati commessi in primo luogo dai dirigenti della banca, non dalle autorità". "Il Parlamento ha un ruolo di vigilanza sulle autorità federali o sugli organismi cui sono stati delegati dei compiti, non sulle imprese private, anche se mal gestite", ha puntualizzato Cottier. È comunque "legittimo e necessario" verificare se le autorità hanno lavorato correttamente e, nel caso contrario, valutare i miglioramenti da apportare.

Spiegando la decisione del suo gruppo a favore della Commissione d'inchiesta, Tiana Moser (PVL/ZH) ha affermato che solo una CPI "dispone degli strumenti e delle risorse necessarie" per far luce sull'accaduto. "Se i principali colpevoli di questa debacle sono da ricercare nel CS stesso, in ultima analisi si tratta anche di un fallimento della regolamentazione dei mercati finanziari", ha sostenuto la Verde liberale.

Chiarire le responsabilità

Philipp Bregy ha poi illustrato in dettaglio all'emiciclo gli obiettivi della CPI: analizzare il ruolo delle autorità in relazione agli eventi degli ultimi anni che hanno portato alla crisi del Credit Suisse e chiarire le responsabilità del Consiglio federale, dall'Amministrazione federale e da altri enti incaricati di compiti federali in relazione alla fusione d'urgenza di UBS con il Credit Suisse, come la FINMA, senza dimenticare la BNS e le società di revisione.

In termini temporali, la CPI - che sarà dotata di un budget di 5 milioni di franchi - dovrà risalire come minimo al momento dall'annuncio della strategia di ristrutturazione del CS del luglio dello scorso anno. È tuttavia probabile che si debba tornare indietro di diversi anni. Non si può infatti escludere che le indagini debbano risalire al salvataggio di UBS nel 2008, ha precisato Bregy.

Del resto, ha aggiunto il vallesano, il mandato che sarà affidato alla CPI è volutamente stato formulato in modo aperto. Questo aspetto è stato accolto positivamente in particolare da Eric Nussbaumer (PS/BL): "Il gruppo socialista è dell'opinione che occorrerà rivoltare ogni pietra debba e guardare in ogni angolo". La CPI è l'unico strumento che ci permette di comprendere quanto accaduto nel lungo periodo e ad adottare le necessarie misure correttive, ha aggiunto Roduit.

Philipp Bregy ha poi brevemente evocato il contenuto del decreto federale che istituisce la CPI: quest'ultima, ha indicato, dovrà controllare se sono stati rispettati i requisiti di legge. Dovrà anche verificare se la condotta era appropriata per raggiungere gli obiettivi. Allo stesso modo, è necessario esaminare se le linee guida, le condizioni quadro e i regolamenti erano appropriati.

Ciò concerne in primo luogo le autorità e gli altri enti ad esse legati. Bisognerà anche verificare come si sono comportate le terze parti, ossia le banche: "Hanno agito in modo legittimo?", si è chiesto Bregy. Come per ogni CPI, i risultati saranno pubblicati in un rapporto che sarà presentato al Parlamento. Questo, oltre a fornire informazioni su eventuali responsabilità e lacune istituzionali, proporrà misure necessarie per correggere il tiro.

Non deve ripetersi

Lo scopo di tutta questa manovra è "evitare che tra qualche anno ci ritroviamo in questa sala e scopriamo che le nostre decisioni, le nostre misure non sono state efficaci", ha sostenuto Bregy. Il fatto che l'istituzione della CPI è caldeggiata all'unanimità "dimostra al Paese che stiamo facendo di tutto per garantire la sicurezza e per risolvere i problemi", ha detto il vallesano.

Per Maja Riniker (PLR/AG) è necessario "fare tutto il possibile per ridurre drasticamente il rischio che un evento di tale portata si produca nuovamente". Per l'argoviese quanto accaduto è stato uno "shock: per noi, per la nostra popolazione, per i dipendenti del Credit Suisse e per la piazza finanziaria; non solo quella svizzera, ma anche quella internazionale".

"Che una cosa del genere non dovesse mai più accadere lo avevamo già detto nel 2008 con il salvataggio di UBS", ha detto da parte sua Aline Trede (Verdi/BE). Allora fu elaborata la regolamentazione "too-big-to-fail", ora si tratta di vedere se questa normativa si è rilevata insufficiente o se è stata applicata in modo sbagliato, ha aggiunto la bernese.

"Già ai tempi della crisi di UBS l'UDC aveva detto che le disposizioni "too-big-to-fail" non avrebbero funzionato in caso di crisi", ha sostenuto Thomas Aeschi (UDC/ZG). Per il consigliere nazionale zughese la CPI dovrà rispondere a tante domande: la FINMA e la BNS hanno sempre fornito informazioni concrete e veritiere? Perché il Consiglio federale non ha applicato le leggi esistenti - in particolare la normativa "too-big-to-fail"? Quale ruolo ha svolto la FINMA nei vari scandali e procedimenti relativi al Credit Suisse? Perché la FINMA non ha reagito in tempo e con misure adeguate? Quali responsabilità hanno gli attuali e gli ex membri del consiglio di amministrazione e della direzione del Credit Suisse?

Nel suo intervento, il consigliere federale Alain Berset ha detto che il governo "è consapevole che l'acquisizione del Credit Suisse da parte di UBS ha suscitato forti reazioni". L'esecutivo, ha proseguito il presidente della Confederazione, "comprende e condivide la necessità di una piena trasparenza sul ruolo dei vari attori coinvolti negli ultimi anni e sugli eventi che si sono susseguiti in questo caso". Per questi motivi il Consiglio federale sostiene l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta, ha concluso Berset assicurando al Parlamento "la sua piena collaborazione del governo".

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 08.06.2023

CSt: caso Credit Suisse, via libera a istituzione CPI

Una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) indagherà sul caso Credit Suisse (CS). Imitando quanto fatto ieri dal Nazionale, oggi il Consiglio degli Stati ha approvato a larga maggioranza il decreto federale che istituisce il più forte strumento di controllo a disposizione delle Camere. Si tratta solo della quinta volta nella storia svizzera che ciò accade.

Il "sì" unanime pronunciato alla vigilia dalla Camera del popolo riguardo alla creazione di una CPI per far luce sulle circostanze che hanno portato, lo scorso marzo, all'acquisizione di CS da parte di UBS, lasciava presagire un dibattito agli Stati senza grosse sorprese. Anche perché l'Ufficio della Camera dei Cantoni, come sottolineato oggi una volta di più proprio a nome di questo organo da Eva Herzog (PS/BS), aveva già dato il proprio consenso senza opposizioni. Semaforo verde era giunto pure dalla sua Commissione della gestione, senza dimenticare il beneplacito del governo.

Hefti scettico...

Ci ha pensato però il "senatore" Thomas Hefti (PLR/GL) a movimentare la seduta, depositando una proposta di non entrata in materia sulla creazione della CPI. In primis, il glaronese ha parlato di tempistiche dubbie. "In ogni caso è troppo presto", ha affermato, ricordando che alla vicenda non è stato messo il punto finale, dato che la fusione forzata fra Credit Suisse e UBS non è ancora stata ultimata.

"Le commissioni della gestione potrebbero fare il lavoro della CPI. Quest'ultima va usata, come nelle rare occasioni passate, per degli scandali", ha proseguito. Il caso CS invece non lo è, o perlomeno la colpa non va addossata allo Stato o al governo, ha dichiarato Hefti, secondo cui i responsabili vanno ricercati nei dirigenti della grande banca.

...ma convince pochi

La proposta di non entrata in materia non ha però fatto breccia nei suoi colleghi alla Camera dei Cantoni, venendo bocciata per 39 a 5. Nella votazione d'insieme, il decreto federale è stato poi accolto con numeri simili (37 a 5).

In generale, dal plenum sono emerse la necessità e la ragionevolezza di un'indagine approfondita su quanto accaduto. "Sono state prese molte decisioni sbagliate, anche dalla politica", ha ad esempio ribattuto alle argomentazioni del collega Thomas Minder (Indipendente/SH). Neppure dalle file dei liberali radicali, ovvero il partito di Hefti, è arrivato pieno sostegno. "Aspettare? Bisogna agire rapidamente per assicurare efficienza", ha evidenziato Matthias Michel (PLR/ZG).

Daniel Jositsch (PS/ZH) ha comunque tenuto a ringraziare Hefti per la sua iniziativa, che "ci spinge giustamente a riflettere". Lo zurighese ha tuttavia respinto la tesi che una CPI porta con sé un velo scandalistico. "È coinvolto l'operato di diverse istituzioni statali", ha messo in risalto per motivare il ricorso a questo strumento.

"Uno scandalo non è obbligatoriamente una precondizione per una commissione d'inchiesta", ha peraltro aggiunto Pirmin Bischof (Centro/SO). Di diverso avviso il suo compagno di partito Othmar Reichmuth (Centro/SZ), uno dei pochi "senatori" schieratisi con Hefti, stando al quale le autorità hanno indossato i panni dei pompieri e il loro lavoro non merita quindi di essere passato al setaccio.

"L'acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS è uno degli eventi più marcanti della storia economica recente elvetica", ha rimarcato dal canto suo il consigliere federale Alain Berset, intervenuto brevemente al termine del dibattito. "Assicuriamo al Parlamento la nostra piena e totale collaborazione", si è limitato a garantire il presidente della Confederazione.

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