23.4330 · Postulato · 2023-10-27
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
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Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto nel quale evidenzi le modifiche di legge necessarie al fine di garantire l’applicazione del principio di causalità alle restituzioni effettuate nell’ambito della vendita per corrispondenza online. Oltre alle disposizioni vincolanti, occorrerà esaminare l’opportunità di introdurre incentivi finanziari quali ad esempio una tassa d’incentivazione.
Begründung
Da un recente studio emerge che la quota di restituzioni nel commercio online in Svizzera si aggira inoltro al 7 per cento. Ciò significa che un articolo su 14 è restituito. In alcuni settori la percentuale media risulta nettamente più alta, ad esempio di circa il 20 per cento nel settore della moda, con punte del 60 per cento in alcune piattaforme. Uno dei maggiori rivenditori online europei (Zalando) ha dichiarato che nel 2020 la propria quota di restituzioni ha raggiunto il 50 per cento.
Queste percentuali dimostrano che più è facile restituire un articolo, più frequentemente si ricorrerà a tale possibilità. Da alcuni sondaggi emerge inoltre che la Svizzera è uno dei primi Paesi in Europa in termini di resi, con una quota del 28 per cento rispetto al 14 per cento registrato nel resto d’Europa.
Le restituzioni causano ai rivenditori notevoli oneri e costi supplementari giacché i prodotti restituiti, se non sono distrutti direttamente, devono essere smistati, eventualmente puliti e nuovamente imballati.
In realtà il costo dei cosiddetti resi gratuiti è computato negli ordini di tutti clienti. In questo modo risultano svantaggiati coloro che acquistano con accortezza e serietà e il principio di causalità viene minato alla base. Dal punto di vista dell’economia circolare, i resi gratuiti creano dunque un falso incentivo sotto un duplice aspetto:
economico, perché i commercianti devono sostenere costi aggiuntivi e subiscono una perdita;
ecologico, perché i prodotti riutilizzabili, prima di finire tra i rifiuti, sono trasportati avanti e indietro su lunghe distanze.
Per i motivi appena esposti, con il presente postulato si chiede di esaminare l’opportunità di correggere questi falsi incentivi a livello legislativo.
I falsi incentivi potrebbero essere eliminati introducendo ad esempio una tassa d’incentivazione, applicata sotto forma di tassa di restituzione al momento di effettuare l’ordine e in seguito rimborsata qualora il cliente decida di tenere i prodotti ordinati invece che di restituirli.
In questo modo si creerebbe una situazione di parità tra i rivenditori al dettaglio online e quelli stazionari. Nel caso di questi ultimi, infatti, i clienti devono sempre recarsi sul posto per restituire un prodotto assumendosi dunque i costi in prima persona (tempo e trasporto).
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Il 13 giugno 2023 il Parlamento ha respinto la mozione Töngi 21.4208 di analogo tenore. Di conseguenza, il legislatore ha recentemente deciso di non adottare misure che rendano i resi a pagamento nella vendita per corrispondenza. Il presente postulato chiede ora nuovamente di esaminare apposite modifiche legislative.Il Consiglio federale ritiene tuttora che non vi siano motivi sufficienti per una simile ingerenza nella libertà economica, considerando anche l’incerto impatto ecologico complessivo di simili misure. In primo luogo, gli effetti attesi sul volume di traffico sembrano bassi e sono ipotizzabili anche effetti contrari all’effetto auspicato (cfr. parere alla mozione Töngi 21.4208). Inoltre, esistono già incentivi ecologicamente sensati per evitare trasporti inutili. Il principio di causalità («chi inquina paga») viene già applicato ai veicoli commerciali pesanti con la riscossione della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP). Per rispettare questo principio, si potrebbe pensare di riscuotere una tassa anche per il traffico commerciale leggero, che presenta altresì un potenziale di risparmio in termini di numero di tragitti, in particolare per quanto riguarda le restituzioni dei negozi online. Tuttavia, respingendo la mozione Wicki 20.4509, il Parlamento ha deciso di non creare un’apposita base legale. In secondo luogo, attualmente non ci sono quasi elementi per affermare che in Svizzera vengano distrutte elevate quantità di merci nuove nel settore non alimentare. Questa è la conclusione a cui si giunge nel rapporto del 3 marzo 2023 del Consiglio federale sulla gestione, la prevenzione, la pianificazione e la misurazione dei rifiuti («Abfallwirtschaft, Abfallvermeidung, Abfallplanung, Messung») in adempimento dei postulati Bourgeois 20.3062, Munz 20.3090, Clivaz 20.3727, Gapany 20.4411, Chevalley 20.3110 e della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale 21.4332. Per questo motivo, il Consiglio federale propone di respingere pure la mozione Pointet 23.3649, secondo la quale le aziende dovrebbero essere obbligate a valorizzare i prodotti nuovi invenduti.Secondo il recente studio della Scuola universitaria di Lucerna e della Posta Svizzera menzionato nel postulato, il 20 per cento dei rivenditori online svizzeri fa già ricorso di propria iniziativa a incentivi finanziari come la tassa sui resi. Ciò dimostra che i fornitori valutano individualmente se una tassa di questo tipo abbia o meno senso dal punto di vista economico, alla luce dei costi supplementari legati ai resi. Ciò può variare a seconda del modello commerciale dell'azienda di vendita per corrispondenza. Norme vincolanti e tasse di incentivazione limiterebbero la libertà imprenditoriale e i vantaggi per i consumatori.Infine, sarebbe complesso coinvolgere in tali misure i rivenditori online con sede all’estero. Ciò comporterebbe il rischio di una disparità di trattamento o di un trattamento meno favorevole dei fornitori svizzeri rispetto ai rivenditori online esteri che effettuano consegne anche in Svizzera.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.